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  • Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    Opel e poi Fiat: Stellantis venderà SUV cinesi con i marchi europei. La strategia è chiara.

    La strategia di Stellantis per competere nel mercato elettrico globale si sta delineando in modo sempre più audace e, per molti, sorprendente. Dopo aver acquisito una quota del 21% nella cinese Leapmotor, il gruppo non si limiterà a distribuire i modelli del brand asiatico in Europa. Il piano vero, secondo le ultime indiscrezioni, è molto più integrato: rilanciare i propri marchi storici con vetture a marchio Leapmotor.

    Il primo candidato a questo “rebadging” sarebbe Opel, con il SUV elettrico compatto Leapmotor B10 che , con qualche piccolo adattamento si trasformerà in un nuovo modello del marchio tedesco . Ma la vera notizia è che, se l’operazione avrà successo, il prossimo marchio in linea potrebbe essere Fiat.

    Opel B10: un SUV cinese (ma made in Spain) per salvare il marchio tedesco

    Secondo le rivelazioni di Automobilwoche e Automotive News Europe, Stellantis sta seriamente valutando di introdurre nel listino Opel la Leapmotor B10 con il marchio del blitz. Non si tratterebbe di un semplice import, ma di un’operazione strategica per eludere i dazi europei sui veicoli cinesi (che possono arrivare al 30%).

    La produzione del futuro SUV, ribattezzato per il mercato europeo, è infatti ipotizzata nello stabilimento Stellantis di Saragozza, in Spagna, a partire dal 2026. Qui già nascono modelli come la Opel Corsa e la nuova Lancia Ypsilon. Produrre localmente permetterebbe a Stellantis di puntare su un prezzo aggressivo, sotto i 30.000 euro, rendendolo un competitor diretto per Volkswagen ID.4 e Kia EV3.

    La B10, che misura 4,52 metri, è tecnicamente promettente: motore posteriore da 218 CV, batterie da 56 o 67 kWh per un’autonomia fino a 430 km e un’architettura elettronica centralizzata che ricorda da vicino quella di Tesla.

    Perché Fiat potrebbe essere la prossima nella lista

    L’ipotesi Opel non è un caso isolato, ma il primo tassello di una strategia ben più ampia. Stellantis ha bisogno di veicoli elettrici economici e competitivi in tempi brevi per i suoi marchi di volume, e la piattaforma Leapmotor (chiamata “Four Leaf Clover”) rappresenta una soluzione immediata.

    Fiat, con la sua mission di democratizzare la mobilità sostenibile, è il candidato perfetto. Immaginare una futura “Fiat SUV Elettrico” basata sulla B10 o su un modello simile Leapmotor non è fantascienza, ma un’evoluzione logica del piano, ma anche una copia della city car T03 avrebbe parecchio senso con il logo del marchio torinese. Dopo il lancio della nuova Panda a combustione, Fiat avrà un disperato bisogno di un’offerta elettrica accessibile e familiare per le masse, un segmento in cui oggi fatica a competere sui costi. Un’auto del genere, prodotta in Europa per contenere il prezzo, potrebbe essere la carta vincente per riconquistare il mercato.

    Una mossa necessaria in un mercato in crisi

    I dati di vendita di Leapmotor in Europa (16.485 unità nei primi nove mesi del 2024) dimostrano che c’è interesse per i veicoli elettrici cinesi di qualità a un prezzo contenuto. Stellantis sta semplicemente capitalizzando il proprio investimento in modo intelligente: invece di lasciare che Leapmotor cresca come un competitor, la trasforma in un fornitore interno per ringiovanire i propri marchi.

    Da Russelsheim, quartier generale di Opel, un laconico “no comment” accompagna queste voci. Ma il silenzio è spesso più eloquente di mille parole. La partita per l’elettrico economico in Europa si giocherà sempre di più sull’integrazione con la tecnologia cinese. E Stellantis, con Opel in prima linea e Fiat probabilmente in seconda, non intende restare a guardare.

  • Il Ritorno della Leggenda: Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale e il Grande Gioco Stellantis

    Il Ritorno della Leggenda: Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale e il Grande Gioco Stellantis

    Il suono inconfondibile di un motore turbo che romba tra i boschi, le livree iconiche, il mito della Delta Integrale: Lancia torna ai rally. E lo fa con un’arma che unisce il fascino del suo passato glorioso alla tecnologia più moderna del gruppo Stellantis: la Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale.

    Questo non è solo il debutto di una nuova vettura da competizione; è un pezzo fondamentale di una strategia ben più ampia, un cambio di guardia all’interno del colosso Stellantis che vede marchi come Citroën e Maserati cambiare campo di gioco.

    La Nuova Regina dello Sterrato: Ypsilon Rally2 HF Integrale

    Dopo la versione Rally4, presentata lo scorso anno, Lancia compie il balzo di categoria con la Rally2. Queste vetture sono il cuore pulsante dei campionati nazionali e internazionali, compreso il prestigioso WRC2, e sono macchine estremamente sofisticate: trazione integrale, cambio sequenziale, motori turbo da oltre 280 CV e un peso contenuto entro i 1.230 kg.

    La Ypsilon Rally2 HF è un omaggio in tutto e per tutto alla sua antenata leggendaria. Esteticamente, è aggressiva e funzionale: carreggiate allargate, un enorme alettone posteriore, un diffusore pronunciato e un pacchetto aerodinamico studiato per incollarla al terreno su ogni superficie. Ma sotto la pelle, batte un cuore familiare agli addetti ai lavori: si tratta molto probabilmente dello stesso 1.6 turbo benzina da 282 CV che equipaggia la fortissima Citroën C3 Rally2.

    Questa scelta non è casuale. È la logica applicazione della filosofia Stellantis: condividere le migliori competenze tecniche tra i suoi marchi per vincere. La base della Ypsilon Rally2 è la stessa della C3 Rally2, esattamente come la versione Rally4 condivideva la sua con la Peugeot 208.

    Il Piano di Rilancio: Dalle Piste alle Concessionarie

    Il ritorno al motorsport è un tassello fondamentale del piano decennale di rilancio del marchio Lancia. L’obiettivo è chiaro: riaccendere i riflettori sul brand, associandolo nuovamente a valori di sportività, innovazione e prestigio italiano. Le vittorie in pista dovrebbero tradursi in appeal nelle showroom, attirando una nuova generazione di appassionati verso i modelli di produzione.

    La vettura, attualmente in fase di intensi test nel sud della Francia, dovrebbe ricevere l’omologazione FIA il 1° gennaio 2026, data da cerchiare in rosso per tutti i tifosi del rally.

    Il Grande Gioco Stellantis: Citroën Elettrica vs. Lancia a Benzina

    La presentazione della Ypsilon Rally2 non è un evento isolato. È parte di una strategia di gruppo che sta ridisegnando le identità sportive dei suoi marchi.

    Mentre Lancia prepara il ritorno allo sterrato con un’auto a benzina, Citroën ha annunciato il suo ingresso in Formula E a partire dalla stagione 2025/2026. Questo movimento fa sorgere un interrogativo: che fine farà Maserati MSG Racing, il team monegasco che cura le vetture modenesi? I rumors da mesi suggeriscono che il Tridente lascerà la categoria, e l’arrivo del Double Chevron ne prenderebbe il posto, gestito dalla stessa compagine monegasca.

    È un cambio di guardia emblematico:

    • Citroën, con la sua enorme esperienza nei rally (9 titoli mondiali con Loeb), si sposta verso il futuro elettrico e urbano della Formula E.
    • Lancia eredita il testimone dello sterrato, riportando un marchio iconico nel suo habitat naturale.

    Due strade diverse, una sola regia: Stellantis. Da un lato si sperimenta e si innova con la tecnologia elettrica in Formula E, raddoppiando l’impegno nella formula E, dove è gia presente con il marchio DS Automobiles, dall’altro si sfrutta il bagaglio tecnico esistente per risvegliare un mito e competere nel duro mondo dei rally.

    In conclusione, il 2026 si preannuncia come un anno spartiacque. Nei boschi del mondiale ritorneremo a sentire il rombo di una Lancia, mentre nelle città della Formula E vedremo sfrecciare le nuove Citroën. È la prova che nel mondo dell’auto, anche il più glorioso dei ritorni è un’abile partita di scacchi. E Stellantis sta muovendo i suoi pezzi maestri.

  • Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Quante volte, guardando un’auto nuova, avete avuto la strana sensazione di averla già vista da qualche parte? Magari con un faro diverso, una calandra alterata o un logo completamente differente sul cofano. Non è un déjà-vu, è il fenomeno del badge engineering, una pratica antica ma più viva che mai nel panorama automobilistico moderno.

    In un settore dove lo sviluppo di una nuova piattaforma costa miliardi, i costruttori hanno imparato da tempo a condividere (o a prestarsi) progetti, meccaniche e intere vetture, limitandosi a cambiarne il design di pochi dettagli critici e, ovviamente, il badge. È un gioco di specchi economico e strategico, e oggi esploriamo i casi più eclatanti a listino o usciti di recente.

    Il “Quanto sei Bello!” Franco-Italiano: Citroën Berlingo vs. Peugeot Rifter vs. Opel Combo Life

    Partiamo da un esempio chiarissimo nel mondo dei van trasformati. La Citroën Berlingo, amatissima per la sua praticità, è in realtà una tripla gemella. Condivide ogni bullone, motore e optional con la Peugeot Rifter e con la Opel/Vauxhall Combo Life. Il Gruppo Stellantis, nato dalla fusione di PSA e FCA, ha ereditato e ottimizzato questa strategia. Cambiano i paraurti, i fari, la calandra e i dettagli interni, ma l’ossatura, l’abitacolo modulare e la guidabilità sono identici. Il cliente finale sceglie in base al feeling con il marchio o all’estetica preferita, ma sotto il cofano è sempre la stessa auto.

    L’Alleanza Giapponese-Europa: Nissan vs. Mitsubishi vs. Renault

    L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è un maestro in questa arte. Con la rinascita del marchio Mitsubishi in Europa, molti hanno storto il naso scoprendo che la nuova Mitsubishi ASX non è altro che una Renault Captur riproposta con un design più spigoloso e il logo dei tre diamanti. Stesso discorso per la Mitsubishi Colt, che è una Renault Clio sotto la pelle.

    E il gioco funziona anche all’inverso: la Nissan Townstar, furgone compatto, è la sorella gemella della Renault Kangoo e della Mercedes-Benz Citan, frutto di un’alleanza precedente.

    O ancora la nuova Nissan Micra elettrica che non è altro che una Renault 5 E-tech con piccoli cambiamenti di dettaglio.

    Lo Scambio di Figli tra Toyota e le sue controllate: Un Patto di Sangue

    Uno dei casi più interessanti degli ultimi anni è la simbiosi tra Toyota e Suzuki, grazie all’ingresso di Toyota nell’azionariato di Suzuki una volta uscita dall’orbita della General Motors. Per accedere alla tecnologia ibrida e all’elettrico, Suzuki ha preso in prestito da Toyota alcune sue auto, oltre a lavorare su nuovi modelli in comune.

     La Suzuki Across è, a tutti gli effetti, una Toyota RAV4 con un restyling più aggressivo e il potentissimo sistema ibrido plug-in di Toyota. Stessa cosa per la station wagon Suzuki Swace, clone della Toyota Corolla Touring Sports.

    Ci sono poi modelli sviluppati in comune come la Suzuki e-Vitara , nuovo urban crossover elettrico non è che una Toyota Urban Cruiser con un nuovo frontale.

    Un tempo anche Subaru era in questo gioco, con la BRZ identica alla Toyota GT86, o come la Subaru Trezia che non era altro che una Toyota Verso-S.

    E Toyota offre suoi prodotti ad altre case giapponesi di cui ha partecipazioni azionarie, come alla Daihatsu, non più importata in Europa, ma anche alla Mazda dove la Mazda2 Hybrid non è altro che una Toyota Yaris sotto mentite spoglie

    Il Re Mida dei Marchi: DR Automobiles

    Se c’è un player che ha fatto del badge engineering il suo core business, è DR Automobiles. L’azienda italiana importa auto cinesi (principalmente da Chery, JAC e BAIC) e le commercializza con i suoi marchi (DR, EVO, ICH-X, Tiger, Sportequipe) e un design leggermente ritoccato. Modelli come la DR 5.0 o la DR 1.0 sono vetture cinesi che, senza questa operazione, faticherebbero a entrare nel mercato europeo. DR sfrutta la percezione del marchio italiano per proporre un’alternativa economica.

    Il Far West Cinese: Un Modello, Cento Nomi

    Il mercato cinese è il regno del badge engineering. Un singolo modello, sviluppato da un costruttore come Geely, Changan o SAIC, può essere venduto con decine di marchi e nomi diversi attraverso joint-venture e network di vendita differenti. Questo spiega perché a volte si vedono auto identiche con nomi sconosciuti e incomprensibili: sono spesso lo stesso veicolo, ma distribuito da conglomerati diversi.

    Perché Esiste il Badge Engineering?

    I motivi sono semplici e spietatamente economici:

    1. Riduzione dei costi: Sviluppare una nuova auto è costosissimo. Condividere la piattaforma con altri modella i costi di ricerca, sviluppo e produzione.
    2. Coprire più segmenti: Un singolo gruppo può saturare un segmento di mercato offrendo diverse “faccce” della stessa auto, catturando clienti fedeli a marchi differenti.
    3. Velocità di mercato: Rebadgare un’auto esistente è molto più rapido che progettarne una da zero, permettendo di colmare vuoti di gamma in tempi record.

    È un Male? Non Necessariamente.

    Il badge engineering è spesso visto come una fregatura per il consumatore. In realtà, se fatto bene, è un vantaggio per tutti. I costruttori risparmiano e possono investire in altri progetti più innovativi, mentre i clienti hanno più scelta, spesso a prezzi più competitivi e con una rete di assistenza più capillare (grazie alla condivisione dei ricambi meccanici).

    L’importante è che il consumatore sia consapevole di ciò che sta acquistando. La prossima volta che vedete due auto sospettamente simili, fermatevi a guardare bene: potreste scoprire che sotto la pelle, sono la stessa anima gemella.

    E voi, avete mai posseduto o considerato l’acquisto di una “gemella badge-engineered”?

  • Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Una svolta strategica per la 500 elettrica

    Fiat sta per compiere un inversione di rotta con la sua iconica city car. Dopo il flop commerciale della versione esclusivamente elettrica (solo 30.000 unità vendute nel 2023-2024), il marchio torinese presenterà a novembre 2025 una nuova 500 ibrida, costruita nello stabilimento di Mirafiori sulla base della piattaforma elettrica STLA City ma con la meccanica della Pandina.

    Caratteristiche tecniche: l’ibrido “di necessità”

    Piattaforma e motori

    • Base: adattamento della piattaforma STLA City (originariamente solo elettrica)
    • Propulsore: meccanica ibrida derivata dalla Fiat Panda Hybrid
      • Motore termico 1.0 FireFly a 3 cilindri
      • Motore elettrico da 15 kW
      • Batteria agli ioni di litio da 11 Ah

    Prestazioni attese

    • Autonomia elettrica: ~50 km (ciclo WLTP)
    • Emissioni CO₂: sotto i 100 g/km
    • Trazione: anteriore (a differenza della versione elettrica)

    Perché questa scelta?

    I numeri parlano chiaro

    • Crollo vendite 500e: -60% rispetto alla precedente termica
    • Mercato elettrico in crisi: infrastrutture di ricarica ancora insufficienti
    • Prezzo troppo alto: la 500e parte da 29.900€, contro i 16.000€ della vecchia termica

    La confessione di Olivier François (CEO Fiat)

    “Pensavamo che tecnologia, infrastrutture e domanda si sarebbero allineate, ma non è accaduto. Dobbiamo essere più pragmatici”

    Produzione a Mirafiori: una scelta simbolica

    • Stesso stabilimento della 500 elettrica
    • Riconversione delle linee già esistenti
    • Occupazione garantita per gli operai torinesi

    E il futuro? La nuova piattaforma multi-energia dal 2030

    Stellantis ha annunciato un cambio di strategia:

    • Posticipo della nuova generazione al 2030 (inizialmente prevista per il 2027)
    • Piattaforma modulare per elettrico, ibrido e termico
    • Concorrenti diretti: Renault Twingo E-Tech e Volkswagen ID.1

    Prezzi e lancio

    • Presentazione ufficiale: novembre 2025
    • Commercializzazione: primo trimestre 2026
    • Prezzo stimato: tra 19.000€ e 22.000€

    Conclusioni: la 500 torna alle origini?

    Con questa mossa, Fiat:

    1. Riporta il motore termico nella sua icona
    2. Abbassa la soglia d’ingresso al mercato
    3. Salva Mirafiori dalla crisi dell’elettrico puro

    Una scelta coraggiosa e necessaria in attesa che il mercato elettrico maturi davvero.

  • Antonio Filosa nuovo CEO di Stellantis: chi è l’erede di Carlos Tavares

    Antonio Filosa nuovo CEO di Stellantis: chi è l’erede di Carlos Tavares

    Dal 23 giugno 2025Antonio Filosa sarà il nuovo Amministratore Delegato di Stellantis, prendendo il posto di Carlos Tavares, una delle figure più influenti dell’automotive mondiale. Filosa, ingegnere napoletano con 25 anni di esperienza nel gruppo, è stato scelto all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione guidato da John Elkann.

    Ma chi è il nuovo numero uno di Stellantis? E quali sfide lo attendono?


    Chi è Antonio Filosa? Un manager cresciuto dentro Stellantis

    Filosa non è un volto nuovo per il gruppo: la sua carriera è un percorso interno, iniziato in Fiat e proseguito attraverso FCA fino a Stellantis, dove ha ricoperto ruoli chiave in tutto il mondo.

    Le tappe principali della sua carriera:

    • Sud America: Come COO, ha portato Fiat al top del mercato brasiliano e costruito lo stabilimento di Pernambuco, simbolo del rilancio industriale in Brasile.
    • Jeep e Peugeot: Ha guidato la crescita di questi marchi in Europa e nel mondo.
    • Americhe: Da COO per Nord e Sud America, ha riorganizzato operazioni industriali, ridotto le scorte e rafforzato i rapporti con concessionari e sindacati.

    Tra i successi più eclatanti, il lancio di modelli come:

    • Fiat Pulse e Fastback (best-seller in Brasile).
    • RAM Rampage (primo pick-up RAM prodotto fuori dagli USA).
    • Jeep Avenger (prima Jeep elettrica europea).

    L’eredità di Carlos Tavares: efficienza e sfide aperte

    Filosa eredita un gruppo solido finanziariamente, ma con diverse questioni irrisolte:
    ✅ Punti di forza:

    • 14 marchi (da Peugeot a Jeep, da Alfa Romeo a RAM).
    • Risultati economici solidi (grazie alla gestione efficiente di Tavares).

    ⚠️ Sfide urgenti:

    • Transizione elettrica più lenta del previsto (domanda debole in Europa e USA).
    • Concorrenza cinese sempre più aggressiva.
    • Tensioni sociali (chiusure di stabilimenti in Europa).

    Cosa cambierà con Filosa? Le prime indicazioni

    Filosa è un manager pragmatico, con una visione globale e una profonda conoscenza del gruppo. Ecco cosa ci si può aspettare:

    1. Maggiore attenzione ai mercati emergenti

    • Esperienza in Sud America → possibile espansione in Asia e Africa.
    • Rafforzamento di marchi come Fiat e Jeep in queste aree.

    2. Bilanciamento tra elettrico e termico

    • Tavares aveva spinto sull’elettrificazione, ma Filosa potrebbe essere più cauto, data la domanda incerta.
    • Investimenti in ibrido e GPL, soprattutto per i mercati fuori Europa.

    3. Nuovo leadership team (annuncio il 23 giugno)

    • Filosa dovrà ricostruire il team dirigenziale, con possibili nuovi volti per gestire la transizione tecnologica.

    Le dichiarazioni di Elkann e Filosa

    John Elkann (Presidente Stellantis):
    “La profonda conoscenza che Antonio ha della nostra azienda e del settore lo rende perfetto per guidare Stellantis in questa fase cruciale. Ho lavorato con lui negli ultimi mesi e la sua leadership è eccezionale.”

    Antonio Filosa:
    “È un onore guidare questa azienda. Abbiamo i brand più iconici della storia e team straordinari. La nostra tradizione di innovazione e l’impegno verso i clienti sono la chiave del futuro.”

  • Iveco e Stellantis: una collaborazione strategica per i veicoli commerciali elettrici

    Iveco e Stellantis: una collaborazione strategica per i veicoli commerciali elettrici

    Il futuro della mobilità commerciale è sempre più elettrico, e Iveco si prepara a giocare un ruolo da protagonista grazie a una serie di collaborazioni strategiche. La più recente, annunciata con Stellantis, segna un passo importante per il marchio italiano, che amplierà la sua gamma di veicoli commerciali leggeri elettrici con due nuovi modelli prodotti negli stabilimenti del gruppo franco-italiano. Un accordo decennale che rafforza il legame tra Iveco e il mondo Stellantis, già consolidato da una storia comune che risale ai tempi del Gruppo Fiat.


    I nuovi furgoni elettrici: una gamma in crescita

    I due nuovi furgoni elettrici, che verranno lanciati nella seconda metà del 2026, appartengono ai segmenti Mid-Size e Large Van, equivalenti rispettivamente a modelli come il Fiat Scudo e il Fiat Ducato. Con un peso totale a terra compreso tra 2,8 e 4,25 tonnellate, questi veicoli andranno ad affiancare l’iconico eDaily, già presente nella gamma Iveco e prodotto negli stabilimenti di Suzzara e Brescia.

    La produzione sarà gestita da Stellantis Pro One, divisione dedicata ai veicoli commerciali leggeri del gruppo, negli stabilimenti di Atessa (Italia), Gliwice (Polonia) e Hordain (Francia). Iveco, invece, si occuperà della distribuzione e della commercializzazione attraverso la sua rete ufficiale in Europa, Regno Unito incluso.


    Una collaborazione quasi scontata

    La scelta di collaborare con Stellantis non è casuale. Iveco, da sempre legata al gruppo Fiat (oggi parte di Stellantis), può contare su una storia comune e su una leadership consolidata nel settore dei veicoli commerciali leggeri (LCV). Come ha sottolineato Jean Philippe Imparato, Chief Operating Officer di Stellantis per la regione Enlarged Europe:

    “Siamo orgogliosi di lavorare con un’azienda italiana di prestigio come Iveco. Questa collaborazione rafforza la nostra posizione nel mercato dei veicoli commerciali elettrici.”

    D’altronde, non è una novità nel mondo dei costruttori di veicoli industriali: marchi come Renault Trucks e MAN hanno già adottato strategie simili, commercializzando furgoni derivati da modelli di altri produttori. Per Iveco, questa partnership rappresenta un’opportunità per offrire ai clienti una gamma più ampia di veicoli elettrici, soprattutto nei segmenti più bassi.


    Iveco e le altre collaborazioni: un network globale

    Quella con Stellantis non è l’unica collaborazione di Iveco nel panorama internazionale. Il marchio italiano sta infatti costruendo una rete di partnership strategiche per rafforzare la sua presenza nel settore della mobilità sostenibile. Tra queste spiccano:

    • Hyundai: insieme al colosso coreano, Iveco ha sviluppato l’eMoovy, un furgone elettrico che si affianca al Daily. La collaborazione, avviata nel 2022, ha già portato anche alla creazione di autobus urbani a idrogeno e veicoli a celle a combustibile.
    • Ford: Iveco ha siglato un accordo con il costruttore americano per lo sviluppo congiunto delle cabine dei veicoli pesanti del futuro, un progetto che punta a innovare il design e l’efficienza dei mezzi industriali.
    • SAIC: in Cina, Iveco collabora con il gruppo SAIC per espandere la sua presenza nel mercato asiatico, sempre più cruciale per il futuro della mobilità commerciale.


    Un futuro elettrico e collaborativo

    La collaborazione tra Iveco e Stellantis, insieme alle altre partnership internazionali, dimostra come il futuro della mobilità commerciale passi attraverso l’innovazione e la condivisione di competenze. Per Iveco, questo rappresenta un’opportunità unica per ampliare la sua gamma di veicoli elettrici e rafforzare la sua presenza in Europa e nel mondo.

    Con l’arrivo dei nuovi furgoni elettrici che si affiancano a eDaily e all’eMoovy, Iveco si conferma un player chiave nel settore della mobilità sostenibile, pronto a guidare la transizione verso un futuro a zero emissioni. Un futuro che, grazie a collaborazioni strategiche e tecnologie all’avanguardia, è già alle porte.

  • Fiat Grande Panda: ritorna nelle concessionarie la rinascita di un’icona, tra innovazione e tradizione

    Fiat Grande Panda: ritorna nelle concessionarie la rinascita di un’icona, tra innovazione e tradizione

    La Fiat Grande Panda, l’ultima novità del marchio torinese, è stata presentata agli utenti italiani in un tour itinerante che ha toccato le principali città del Paese nel marzo 2025, per concludersi con un grande porte aperte previsto per il 29 e 30 marzo. Un evento attesissimo, che ha permesso agli appassionati di scoprire da vicino questa nuova interpretazione di un’icona automobilistica, la Panda, che dal 1980 ha conquistato il cuore di milioni di automobilisti in tutto il mondo.

    Gli ordini, aperti in Italia già dalla fine di gennaio 2025, stanno procedendo a gonfie vele, segno che la Grande Panda ha saputo catturare l’interesse del pubblico. Con prezzi di lancio vantaggiosi, la versione ibrida parte da 18.900 euro, ma grazie all’offerta promozionale scende a 16.950 euro. La versione elettrica, invece, ha un prezzo di listino di 24.900 euro, ridotto a 22.900 euro con la promozione di lancio. Un’opportunità da non perdere per chi cerca un’auto compatta, versatile e all’avanguardia.


    Un design retro-futuristico che omaggia la storia

    La Grande Panda si presenta come un crossover compatto di segmento B, con una lunghezza di 3,99 metri, ben più grande rispetto alla Panda classica, che rimane comunque in produzione. Il design è un mix tra retro e futuristico, ispirato alla prima generazione della Panda del 1980, ma con linee moderne e dinamiche. Il nome “Panda” è impresso sui lamierati delle portiere e sul portellone, mentre il cruscotto richiama la famosa pista sul tetto dello stabilimento Fiat del Lingotto, simbolo dell’innovazione industriale italiana.

    Gli interni sono pensati per offrire massima praticità e comfort. Il cruscotto include un display da 10 pollici come quadro strumenti e un touchscreen centrale da 10,25 pollici (optional) per il sistema di infotainment, sul cui bordo compare la sagoma della Panda originale. Non mancano i vani portaoggetti, per un totale di 13 litri di spazio, e un bagagliaio capiente di 361 litri.


    Tecnologia e motorizzazioni: ibrida ed elettrica

    La Grande Panda è disponibile in due motorizzazioni: ibrida ed elettrica, entrambe basate sulla piattaforma PSA CMP, condivisa con altri modelli del gruppo Stellantis come la Citroën C3 e l’Opel Frontera.

    Versione ibrida

    • Motore: 3 cilindri da 1.2 litri, con una potenza di 101 CV.
    • Prestazioni: accelerazione 0-100 km/h in 10 secondi e velocità massima di 160 km/h.
    • Consumi ed emissioni5,4 l/100 km (ciclo WLTP) e emissioni di 123 g/km di CO2.
    • Serbatoio: capienza di 44 litri.

    Versione elettrica

    • Motore: sincrono a magneti permanenti da 113 CV.
    • Batteria: al litio ferro fosfato (LFP) da 44 kWh, con un’autonomia di 320 km (ciclo WLTP).
    • Prestazioni: accelerazione 0-100 km/h in 11-11,5 secondi e velocità massima di 132 km/h.
    • Ricarica: il cavo di ricarica è non removibile, una novità per un’auto elettrica.

    La Panda: un’icona dal 1980

    La Panda è un’auto che ha fatto la storia. Nata nel 1980, è stata progettata da Giorgetto Giugiaro come un’auto semplice, economica e versatile, capace di adattarsi a ogni esigenza. Nel corso degli anni, ha conquistato il mercato europeo e mondiale, diventando un simbolo di praticità e affidabilità. Con la Grande Panda, Fiat riprende lo spirito dell’originale, ma lo proietta nel futuro, con tecnologie avanzate e un design che unisce tradizione e innovazione.


    Un’auto per il futuro, con lo spirito del passato

    La Fiat Grande Panda si propone come un’auto ideale per chi cerca un veicolo compattoecologico e tecnologicamente avanzato, senza rinunciare al fascino di un’icona automobilistica. Con il suo design accattivante, le motorizzazioni ibride ed elettriche e un’attenzione alla praticità, è pronta a conquistare sia chi ama la tradizione Fiat sia chi guarda al futuro della mobilità.

    Il tour di presentazione e l’evento porte aperte del 29 e 30 marzo 2025 sono stati un’occasione unica per scoprire questa nuova gemma della casa torinese. E con gli ordini già in crescita, è chiaro che la Grande Panda è destinata a scrivere un nuovo capitolo nella storia automobilistica italiana.

  • Alfa Romeo E-Jet: il ritorno delle ammiraglie del Biscione, tra innovazione e tradizione

    Alfa Romeo E-Jet: il ritorno delle ammiraglie del Biscione, tra innovazione e tradizione

    Dopo anni di assenza dal segmento delle ammiraglie, Alfa Romeo si prepara a tornare in grande stile con la nuova E-Jet, un modello che promette di ridare lustro al marchio milanese e colmare il vuoto lasciato dalla 166, l’ultima vera ammiraglia del Biscione. Con un design innovativo a cavallo tra SUV e berlina, l’E-Jet si posizionerà sopra le attuali Stelvio e Giulia, anticipando quella che potrebbe essere la futura direzione del brand, anche per modelli come l’erede della Giulietta, destinata a diventare un crossover piuttosto che una berlina tradizionale.

    Un ritorno atteso

    La mancanza di modelli competitivi e centrati per il mercato ha ultimamente affossato le vendite di Alfa Romeo, nonostante il marchio vanti una schiera di appassionati fedeli, attratti dalla sua storia, dalla sportività e dal design inconfondibile. Tuttavia, i numeri in aumento della nuova Junior fanno ben sperare: c’è ancora un forte interesse per il Biscione, e l’E-Jet potrebbe essere l’auto giusta per risollevare le sorti del brand.

    Con l’E-Jet, Alfa Romeo non solo torna a competere nel segmento premium, ma lo fa con un’auto che sfida le convenzioni, proponendo una forma ibrida tra SUV e berlina, capace di attrarre sia chi cerca eleganza sia chi desidera versatilità.

    Design innovativo e prestazioni da urlo

    L’E-Jet si presenta come un’auto difficile da catalogare: non è una berlina tradizionale, ma nemmeno un crossover. Quel che è certo è che il DNA Alfa Romeo sarà ben presente, con un design sportivo e linee aggressive che richiamano la storia gloriosa del marchio. La versione top di gamma Quadrifoglio, inoltre, promette di essere una delle più potenti nella storia di Alfa Romeo, con oltre 1000 cavalli di potenza e un’autonomia di circa 800 km nella configurazione elettrica.

    La piattaforma STLA Large su cui nascerà l’E-Jet garantirà prestazioni dinamiche all’altezza della tradizione Alfa Romeo, mentre la lunghezza di poco inferiore ai 5 metri la posizionerà come una vera ammiraglia, pronta a competere con i big del segmento premium.

    Motori termici ed elettrificazione: il mix perfetto

    Nonostante la spinta verso l’elettrificazione, Alfa Romeo sembra aver compreso che il mercato non è ancora pronto a dire addio ai motori termici. Per questo, l’E-Jet potrebbe offrire almeno una versione con motore a combustione interna, condividendo la tecnologia con modelli di lusso come la futura Maserati Quattroporte. Questa scelta strategica potrebbe attirare chi non è ancora pronto a passare all’elettrico, garantendo al contempo un’offerta completa e versatile.

    Una speranza per il futuro del Biscione

    L’arrivo dell’E-Jet rappresenta una speranza concreta per il futuro di Alfa Romeo, un marchio che, nonostante le difficoltà, continua a suscitare passione e ammirazione. In un gruppo come Stellantis, che ospita numerosi brand e ciclicamente fa trapelare voci di chiusura per quelli meno performanti, l’E-Jet potrebbe essere la chiave per scongiurare il rischio di un declino definitivo.

    Con questo modello, Alfa Romeo non solo punta a riconquistare il suo posto nel mercato premium, ma anche a rinnovare la fiducia dei suoi appassionati, dimostrando che il Biscione ha ancora tanto da offrire.

    E voi, cosa ne pensate? L’Alfa Romeo E-Jet potrebbe essere l’auto che risolleva le sorti del marchio, o credete che il futuro del Biscione sia ormai segnato?