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  • Addio sconto di 5 centesimi: il governo frena sui carburanti nonostante le incertezze su Hormuz

    Addio sconto di 5 centesimi: il governo frena sui carburanti nonostante le incertezze su Hormuz

    Dal 4 luglio potrebbe scattare la fine del taglio delle accise su benzina e diesel, nonostante la situazione nello Stretto di Hormuz sia tutt’altro che risolta. La discesa dei prezzi alla pompa spinge Palazzo Chigi a ritirare le agevolazioni, mentre le entrate dello Stato tornano al centro delle priorità.

    Il conto alla rovescia è cominciato. Con la proroga del taglio delle accise che scadrà il 3 luglio 2026, il governo sembra intenzionato a non rinnovare lo sconto di 5 centesimi al litro su benzina e diesel . La decisione, ancora ufficiosa ma sempre più probabile, arriva in un momento in cui i prezzi dei carburanti sono in costante discesa, con la benzina a 1,811 euro/litro e il diesel sceso sotto quota 1,9 euro/litro nelle stazioni self-service .

    Ma la scelta, che appare dettata da ragioni di bilancio, rischia di apparire prematura. La crisi dello Stretto di Hormuz, il principale snodo mondiale per il transito energetico, non è infatti definitivamente superata. E il ritorno alle aliquote piene potrebbe vanificare il sollievo che gli automobilisti hanno respirato nelle ultime settimane.

    La proroga: sì, ma dimezzata

    Lo sconto sulle accise, che il governo aveva introdotto per calmierare l’impennata dei prezzi, è stato prorogato fino al 3 luglio attraverso un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze . L’ultimo provvedimento, entrato in vigore il 7 giugno, ha però introdotto una novità significativa: mentre per la benzina è stato confermato il taglio di 5 centesimi al litro (pari a 6,1 centesimi considerando l’IVA), lo sconto sul diesel è stato dimezzato passando da 10 a 5 centesimi, allineandosi così alla verde .

    La copertura dell’intervento, pari a 149,4 milioni di euro, è stata garantita dall’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi dei carburanti registrato a maggio . Un meccanismo che il governo definisce “accise mobili”: utilizzare le maggiori entrate fiscali derivanti dai rincari per finanziare riduzioni temporanee della tassazione .

    La scelta del governo: il prezzo scende, lo sconto può sparire

    Ora, però, il quadro è cambiato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già anticipato che la bonaccia, almeno apparente, su Hormuz ha fatto scendere le quotazioni del petrolio . “Gli interventi vanno ad esaurirsi”, ha spiegato, lasciando intendere che la proroga di luglio potrebbe essere l’ultima.

    Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato l’orientamento: “Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre per quanto possibile l’impatto sulle famiglie, ma il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i 2 euro” . Un messaggio chiaro: lo sconto, costato allo Stato circa 1,8 miliardi di euro in totale, è destinato a scadere perché non serve più a calmierare un mercato in calo .

    Hormuz: una normalità ancora lontana

    La narrazione di un ritorno alla normalità, tuttavia, si scontra con la realtà dei fatti. Se è vero che dopo la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran le navi hanno ripreso a transitare, la situazione resta estremamente fragile .

    Il transito non è ancora tornato ai livelli pre-crisi

    Prima del conflitto, nello Stretto di Hormuz transitavano in media 150 navi al giorno. Oggi, nonostante l’accordo, i passaggi sono nettamente inferiori . La compagnia danese Maersk, ad esempio, ha dichiarato di ritenere ancora prematuro riprendere il traffico navale attraverso il corridoio . E secondo un operatore marittimo con una nave ancora bloccata nel Golfo Persico, “dopo gli attacchi di stamattina nel Libano, abbiamo ricevuto comunicazioni che lo Stretto è di nuovo da considerarsi chiuso. Non è cambiato nulla” .

    Mine, pedaggi e attacchi

    A rendere incerto il transito ci sono diversi fattori:

    • Le mine navali: si stima che la completa rimozione richieda circa sei mesi, e le autorità marittime hanno avvertito i marinai della loro presenza .
    • La questione dei pedaggi: l’Iran ha annunciato che gestirà lo Stretto e ha accennato all’introduzione di tariffe per il transito, una prospettiva che gli Stati Uniti hanno definito “pericolosa” . Il capo negoziatore iraniano ha dichiarato che “la gestione dello Stretto non tornerà mai a essere quella di prima” .
    • I nuovi attacchi: la tensione resta altissima, con il Regno Unito che ha alzato il livello di minaccia a “considerevole” dopo che una nave cargo è stata colpita . L’Iran contesta la rotta alternativa proposta dall’Oman, cercando di mantenere il controllo esclusivo del passaggio e minacciando provvedimenti contro le navi che non si conformano .
    gasoline pumps in close up photography

    Se lo sconto salta: l’effetto sui prezzi

    Se lo sconto non venisse rinnovato, gli automobilisti vedrebbero un aumento di circa 6,1 centesimi al litro sia per la benzina che per il diesel (5 centesimi più IVA) . Un rincaro che, nell’attuale contesto di prezzi in calo, riporterebbe il diesel vicino alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, cancellando parte dei benefici delle ultime settimane.

    La scelta del governo appare dunque un azzardo. La bonaccia su Hormuz è ancora incerta e gli equilibri geopolitici potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Se il prezzo del petrolio dovesse risalire a causa di nuove tensioni, lo Stato si troverebbe a dover fronteggiare un’emergenza senza lo strumento dello sconto, già messo a dura prova dalle esigenze di bilancio.

    gas pump nozzle filling the white car
  • Guida accompagnata con patente A1: come guidare l’auto a 17 anni (senza foglio rosa)

    Guida accompagnata con patente A1: come guidare l’auto a 17 anni (senza foglio rosa)

    Un’opportunità ancora poco conosciuta che permette ai giovanissimi di accumulare esperienza al volante in tutta sicurezza, approfittando del possesso della patente per moto.

    In Italia esiste una possibilità che molti genitori e ragazzi ignorano: guidare l’auto già a 17 anni, senza bisogno del foglio rosa. Non si tratta di un percorso alternativo per conseguire la patente B, ma di una vera e propria opportunità di esercitazione anticipata, prevista dall’articolo 115 del Codice della Strada .

    Vediamo come funziona, quali sono i requisiti, i costi e i vantaggi di questo istituto, noto come Guida Accompagnata.


    Chi può guidare a 17 anni?

    Possono mettersi al volante (solo in Italia) i ragazzi che abbiano compiuto 17 anni e siano già in possesso di una patente A1 (per moto fino a 125 cc) oppure B1 (per quadricicli non leggeri) .

    La patente A1 si può ottenere già a 16 anni, quindi tecnicamente un ragazzo ha un anno di tempo per organizzarsi prima di poter sfruttare questa possibilità.

    Guida accompagnata: come funziona?

    L’accesso alla guida accompagnata non è immediato: è necessario seguire un percorso formativo obbligatorio in autoscuola per garantire che il giovane acquisisca le competenze minime prima di affrontare il traffico con un accompagnatore privato .

    1. Il corso di 10 ore in autoscuola

    Prima di poter guidare con i genitori, il 17enne deve frequentare un corso pratico di 10 ore presso un’autoscuola autorizzata . Il corso è suddiviso in moduli specifici:

    • 1 ora: conoscenza del veicolo, frizione, cambio, frenata.
    • 3 ore: comportamento nel traffico.
    • 2 ore: guida in notturna.
    • 4 ore: guida su strade extraurbane e autostrada .

    Questo corso ha un duplice vantaggio: le ore effettuate vengono conteggiate anche per il successivo conseguimento della patente B .

    2. Ottenere l’autorizzazione dalla Motorizzazione

    Al termine del corso, l’autoscuola rilascia un attestato. A questo punto, il genitore o tutore deve presentare domanda alla Motorizzazione Civile per ottenere l’autorizzazione alla guida accompagnata .

    Documenti necessari:

    • Domanda firmata da genitore e minore.
    • Ricevuta PagoPA (circa 42,20 euro tra diritti e bolli).
    • Fotocopia dei documenti del ragazzo e degli accompagnatori .

    3. Le regole per gli accompagnatori

    Si possono designare fino a 3 accompagnatori (solitamente i genitori). Devono rispettare precisi requisiti:

    • Età non superiore a 60 anni.
    • Patente B da almeno 10 anni.
    • Nessuna sospensione della patente negli ultimi 5 anni .

    Limitazioni e obblighi durante la guida

    Una volta ottenuta l’autorizzazione, il ragazzo può guidare l’auto (solo in Italia) con alcune regole precise :

    • Velocità massima: 100 km/h in autostrada, 90 km/h sulle extraurbane principali (limiti da neopatentato).
    • Veicolo: massa fino a 3,5 tonnellate, potenza massima 70 kW e potenza specifica ≤ 55 kW/t (sempre da neopatentato).
    • Passeggeri: nel veicolo possono stare solo il conducente e l’accompagnatore.
    • Contrassegno GA: obbligatorio esporre il cartello con la scritta GA (Guida Accompagnata) su fondo giallo retroriflettente, sia davanti che dietro .
    • Documenti: portare sempre con sé la patente A1 originale e l’autorizzazione .

    Cosa succede a 18 anni?

    Compimento i 18 anni, l’autorizzazione decade automaticamente. A questo punto, il giovane ha due strade :

    • Entro 6 mesi dalla maggiore età: può iscriversi in autoscuola e sostenere solo l’esame pratico per la patente B, perché la teoria e le ore di guida sono già state riconosciute.
    • Dopo 6 mesi: deve rifare tutto il percorso (teoria e pratica) come un qualsiasi altro candidato.

    Quanto costa la guida accompagnata?

    Il costo varia in base all’autoscuola scelta, ma si aggira generalmente tra 400 e 900 euro . La cifra include:

    • Il corso di 10 ore.
    • Le pratiche burocratiche.
    • Il rilascio dell’autorizzazione .

    A questi vanno aggiunti eventuali costi per la visita medica e il certificato anamnestico.

    Perché scegliere la guida accompagnata?

    Sebbene in Italia sia ancora poco diffusa, questa formula offre vantaggi concreti :

    • Esperienza extra: un anno intero di guida supervisionata prima della patente B.
    • Riduzione dei rischi: chi inizia presto con un accompagnatore esperto tende a sviluppare uno stile di guida più prudente (dati dai modelli francesi mostrano una riduzione degli incidenti fino al 40%).
    • Risparmio di tempo e denaro: a 18 anni si salta la teoria e parte della pratica .

    Cosa cambia in futuro?

    L’Unione Europea ha approvato una direttiva che entro il novembre 2028 introdurrà la patente B già a 17 anni in tutti gli Stati membri . Quando sarà operativa, l’attuale guida accompagnata italiana sarà sostituita da un sistema uniforme a livello europeo. Per ora, però, questa rimane l’unica strada per mettersi al volante prima dei 18 anni.

  • Porsche Taycan usata: l’affare che i puristi snobbano (e che forse dovreste comprare voi)

    Porsche Taycan usata: l’affare che i puristi snobbano (e che forse dovreste comprare voi)


    Cari lettori, parliamo della Porsche Taycan. La prima elettrica di Stoccarda, la sportiva a batteria che doveva conquistare il mondo. E invece? Invece sta passando di moda.

    Le vendite parlano chiaro: 22% in meno nel 2025 rispetto all’anno prima, appena 16.339 unità consegnate . Il primo trimestre 2026 è stato ancora peggio, con un crollo del 19% su base annua .

    Ma c’è un rovescio della medaglia che gli appassionati ignorano, e che forse dovrebbero guardare con più attenzione. Perché la Taycan, snobbata dai puristi del motore termico, sta diventando uno degli affari più clamorosi sul mercato dell’usato.

    Ecco perché.

    Potenza da vendere (e non è poco)

    Partiamo dalle specifiche, tanto per capire cosa si può portare a casa oggi con meno di 60.000 euro.

    La Taycan è una sportiva vera. Parliamo di una berlina che, nella versione Turbo S, sprigiona 952 CV e 1.110 Nm di coppia . Fa lo 0-100 km/h in 2,9 secondi e tocca i 260 km/h . E sulla pista di Misano, chi l’ha provata racconta di un’auto che incolla al sedile e frena con una violenza da urlo .

    Il Corriere della Sera l’ha definita “un po’ dottor Jekyll, un po’ Mr. Hyde” . Perché in città è fluida, silenziosa, gentile. Ma quando schiacci l’acceleratore a fondo, ti ritrovi tra le mani una belva da oltre 800 cavalli che sembra non pesare i suoi 2.365 kg .

    Sospensioni Active Ride, sterzo diretto e comunicativo, freni carboceramici. La tecnologia c’è, eccome .

    Il problema: non piace ai puristi

    E allora perché nessuno la vuole? Perché la Taycan ha un problema di immagine, non di sostanza.

    I puristi della Porsche non digeriscono l’elettrico. Punto. Per loro una Porsche deve rombare, deve avere un boxer sei cilindri dietro la schiena. Una Taycan, per quanto veloce, “manca di anima”. È un’opinione diffusa, forse irrazionale, ma conta eccome nel mondo degli appassionati.

    Poi ci sono i difetti reali. Il caricatore di bordo in corrente alternata è limitato a soli 11 kW, una scelta che nel 2026 su un’auto da oltre 200.000 euro lascia perlomeno perplessi . La ricarica in corrente continua arriva a 150 kW , che è ok ma non eccezionale. E l’autonomia reale? Sulla Turbo S si viaggia tra i 350 e i 400 km . Non malissimo, ma nemmeno da riferimento.

    Il risultato? Chi ha i soldi per comprare una Taycan nuova (e ce ne vogliono oltre 200.000 euro per le versioni top) spesso preferisce una 911. Stesso marchio, stesso prestigio, ma con un motore che “parla” .

    L’affare: usato sotto i 60.000 euro

    Ed è proprio qui che si apre la finestra di opportunità per chi non ha 200.000 euro ma vuole comunque una sportiva di lusso.

    La svalutazione della Taycan è stata brutale. I numeri parlano chiaro:

    • Una Taycan 2022 oggi vale circa 48.000 euro, con una perdita di valore di oltre 44.000 euro in quattro anni 
    • In alcuni mercati, la svalutazione raggiunge il 60% in tre anni 
    • In Italia si trovano esemplari con pochi chilometri a prezzi intorno ai 60-65.000 euro, ma si possono trovare mezzi interessanti anche sotto i 50.000 euro. 

    Fatevi due conti: una Taycan 4S Performance del 2022 con 49.000 km è in vendita a 64.990 euro . Con 20.000 euro in meno rispetto a una Tesla Model S nuova, vi portate a casa una Porsche. Una vera Porsche. Con tutte le finiture, i materiali pregiati, il pedigree che solo Stoccarda può offrire.

    E su AutoUncle o Autoscout ce ne sono letteralmente a centinaia .

    L’unico vero ostacolo: digerire la ricarica

    C’è però un ma, e non è piccolo. Per guidare una Taycan bisogna accettare la ricarica. Non è un’auto per chi fa l’elettrico “tanto per provare”, ma per chi è convinto.

    • Autonomia reale: tra i 350 e i 400 km sulle versioni più potenti 
    • Ricarica AC lenta: 11 kW di serie, ci vogliono ore per un pieno a casa 
    • Rete di colonnine: in Italia migliora, ma non è ancora a livello di paesi come Germania o Olanda

    Chi compra una Taycan usata deve sapere che farà la spola alle colonnine veloci in autostrada. Che dovrà pianificare i viaggi. Che non potrà fare il “pieno in 5 minuti” come al distributore.

    Ma se questo non vi spaventa, se avete un garage con wallbox e usate l’auto prevalentemente in ambito urbano o per viaggi pianificati, allora la Taycan diventa una scelta clamorosa.

    Per chi dovrebbe comprarla

    La Taycan usata è per chi:

    ✅ Vuole una sportiva di lusso ma non ha 150.000 euro per una 911 nuova

    ✅ È disposto a convivere con l’elettrico e i suoi compromessi

    ✅ Apprezza la tecnologia, il comfort e le finizioni di altissimo livello

    ✅ Non è un purista che ha bisogno del rombo del motore per emozionarsi

    Non è per chi:

    ❌ Fa lunghi viaggi non pianificati senza accesso a colonnine veloci

    ❌ Ha solo la ricarica domestica lenta e fa tanti chilometri al giorno

    ❌ Il solo pensiero di aspettare 30 minuti per una ricarica lo fa innervosire

    Giudizio personale

    La Porsche Taycan è stata, è e resta una grande auto. Forse una delle elettriche meglio riuscite sul mercato, insieme alla Lucid Air e alla Tesla Model S Plaid .

    Ma il mercato dell’usato la sta trattando come una brutta copia, un errore di gioventù di Porsche. E questo è un errore. Perché a 60.000 euro, una Taycan con pochi anni e pochi chilometri è un’occasione da non perdere.

    Certo, dovete digerire la spina. Dovete accettare che i vostri amici puristi vi guarderanno storto. Dovete pianificare i viaggi. Ma in cambio avrete una delle sportive più sottovalutate del decennio, a un prezzo che tra qualche anno, quando l’elettrico sarà normalizzato, potrebbe non ripetersi più.

    Voto come affare: 9/10 (se accettate l’elettrico).
    Voto come Porsche per puristi: 6/10 (ma a loro interessa?).

  • Finalmente una svolta: dal 1° giugno 2026 arriva il rimborso del pedaggio per code e cantieri. Ecco come funziona

    Finalmente una svolta: dal 1° giugno 2026 arriva il rimborso del pedaggio per code e cantieri. Ecco come funziona

    Quanti di voi sono rimasti ore incolonnati in autostrada, pagando il pieno pedaggio nonostante un viaggio trasformato in un calvario? La risposta è praticamente tutti.

    Dal 1° giugno 2026, qualcosa cambia. L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha dato il via libera alla delibera n. 211/2025 , che introduce finalmente il diritto al rimborso del pedaggio per gli automobilisti vittime di blocchi del traffico o ritardi causati da cantieri.

    Non è più solo un sogno. Vediamo chi può ottenerlo, come funziona e quali sono le fregature da tenere d’occhio.

    Un principio rivoluzionario: paghi solo per il servizio che ricevi

    Il concetto alla base è semplice e quasi rivoluzionario per l’Italia: il pedaggio deve essere equo e proporzionato al servizio effettivamente fruito . Se l’autostrada diventa un parcheggio, non può essere pagata come tale.

    Finalmente chi viaggia su gomma viene equiparato a chi prende il treno o l’aereo, categorie per cui gli indennizzi per disservizi esistono già da anni . Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, parla di una “ingiusta discriminazione che viene sanata”. Difficile dargli torto .

    Cantieri: quando scatta il rimborso?

    Il meccanismo per i ritardi da lavori in corso dipende dalla lunghezza del percorso :

    Lunghezza percorsoCondizioni per il rimborso
    Meno di 30 kmSempre, indipendentemente dal ritardo
    Tra 30 e 50 kmRitardo superiore a 10 minuti
    Oltre 50 kmRitardo di almeno 15 minuti

    Se rientri in questi parametri, hai diritto al ristoro. Semplice, no? Non proprio. Perché il diavolo, come sempre, sta nei dettagli.

    Blocchi del traffico: rimborso fino al 100%

    In caso di interruzione totale della circolazione, la percentuale di rimborso cresce con il passare delle ore :

    • Tra 60 e 119 minuti (da 1 a 2 ore): rimborso del 50% del pedaggio
    • Tra 120 e 179 minuti (da 2 a 3 ore): rimborso del 75% del pedaggio
    • Oltre 180 minuti (più di 3 ore): rimborso integrale (100%)

    Un meccanismo che sposta parte del rischio operativo sui concessionari, chiamati finalmente a rispondere dei disagi subiti dagli utenti .

    Le eccezioni che (quasi) tutto fanno saltare

    E qui arrivano le fregature. Perché non tutti i disagi danno diritto al rimborso. La delibera prevede precise esclusioni :

    ❌ Cantieri emergenziali: Se il cantiere è stato installato a seguito di incidenti, eventi meteo o idrogeologici straordinari e imprevedibili, o per attività di soccorso – niente rimborso.

    ❌ Cantieri mobili (almeno in questa prima fase): Sfalcio dell’erba, pulizia della carreggiata, manutenzione della segnaletica. Tutti esclusi.

    ❌ Percorsi già scontati: Se sulla tratta è già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio, niente doppio rimborso.

    ❌ Importi irrisori: I rimborsi sopra i 10 centesimi vengono accumulati e accreditati solo quando si raggiunge la soglia minima di 1 euro .

    Tradotto: se il tuo disagio vale 80 centesimi, lo Stato te li tiene in sospeso finché non arrivi a un euro. Roba da manuale della burocrazia.

    La prima fase: un sistema ancora acerbo

    Attenzione, perché non tutto il territorio nazionale è coperto da subito :

    • Fino al 30 novembre 2026: i rimborsi per cantieri valgono solo per percorsi gestiti interamente da un unico concessionario. Se la tua tratta coinvolge più gestori, devi aspettare.
    • Dal 1° dicembre 2026: il sistema si estenderà anche ai percorsi misti.

    Un’esclusione pesante, che di fatto penalizza chi viaggia su tratte lunghe come l’A1 o l’A14, dove si alternano diversi concessionari.

    Come fare domanda (e perché sarà un parto)

    Le principali società autostradali hanno già pubblicato sui propri siti web pagine e moduli online per presentare le richieste . Basterà cercare la sezione “rimborsi” o “indennizzi” del gestore della tratta percorsa.

    Cosa manca? L’app unica che avrebbe dovuto centralizzare le richieste per tutti i concessionari. Al momento non risulta ancora attivata . Tradotto: dovrai destreggiarti tra siti diversi, credenziali diverse, procedure diverse. Un incubo burocratico annunciato.

    I tempi di accredito :

    • Telepedaggio e carte di credito: il gestore ha 20 giorni per comunicare l’esito, poi il rimborso arriva entro 5 giorni
    • Contanti: il bonifico può richiedere fino a 10 giorni

    Cosa cambierà davvero? Le ombre sul futuro

    Il nuovo sistema è un passo avanti enorme, ma solleva anche domande scomode. Come osserva Il Giornale chi pagherà davvero il costo dei rimborsi? I concessionari potrebbero cercare di assorbire l’impatto nei propri conti o, indirettamente, nelle future dinamiche tariffarie. Insomma, c’r rischio che il rimborso di oggi diventi l’aumento del pedaggio di domani.

    Inoltre, l’Autorità dei Trasporti monitorerà l’applicazione fino al 31 dicembre 2027, con una verifica di impatto entro il 31 luglio 2027 per eventuali aggiustamenti . Sarà interessante vedere quanti automobilisti riusciranno effettivamente a ottenere i rimborsi e quanti si scontreranno con la burocrazia.

    Giudizio

    Voto: 6,5/10. L’idea è ottima, il principio è sacrosanto. Ma l’implementazione, almeno in questa prima fase, è piena di falle: esclusioni, soglie minime, assenza di app unica, decorrenza differita per tratte miste.

    Il consiglio? Segnatevi tutto. Data, ora, tratto, durata del blocco. Fate screenshot ai pannelli a messaggio variabile. Documentate. Poi andate sul sito del concessionario e fate valere i vostri diritti.

    Perché se è vero che il pedaggio diventa finalmente “servizio misurabile” , è altrettanto vero che in Italia il diritto senza procedura non è diritto. E qui la procedura, almeno per ora, lascia un po’ a desiderare.

  • La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    La grande fregatura delle auto elettriche: da Roma arriva la tassa da 1.000 euro per entrare in ZTL. E sarà solo l’inizio

    Cari lettori, lo avevamo sospettato, ma ora è ufficiale: l’era dei privilegi per le auto elettriche sta finendo. E finisce in modo brutale, con una stangata che colpirà dritto al portafoglio di chi, spesso con sacrifici, aveva deciso di abbracciare la mobilità a zero emissioni.

    Dal 1° luglio 2026, il Comune di Roma introduce una vera e propria rivoluzione (copernicana) per chi possiede un’auto elettrica o a idrogeno. Se prima si entrava gratis nelle Ztl della Capitale, bastava una semplice registrazione online, ora per varcare i varchi bisognerà sborsare fino a 1.000 euro all’anno .

    Il Campidoglio ha dato il via libera con la delibera n. 63 del 27 febbraio, spiegando che la misura è necessaria per regolare i flussi. Con 75mila permessi attivi per veicoli silenziosi, il centro storico era ormai paralizzato dal traffico e impossibile da parcheggiare .

    Ma al di là della giustificazione tecnica, quello che emerge è un tradimento delle aspettative. Vediamo nel dettaglio cosa cambia, chi paga e, soprattutto, cosa ci aspetta in futuro.

    Le nuove regole della Ztl Roma: addio ai passaggi gratis

    Se possiedi un’auto elettrica e abiti fuori Roma, preparati a pagare. Il nuovo permesso annuale per i non residenti avrà un costo di 1.000 euro . Una cifra che, seppur leggermente inferiore rispetto a quella richiesta per le auto termiche, rappresenta una batosta economica notevole.

    Ma ci sono alcune eccezioni (per pochi eletti):

    • Residenti e domiciliati: non pagano nulla, o pagano tariffe ridotte in base all’ISEE (se inferiore a 15mila euro il primo pass dura 5 anni) .
    • Categorie esentate: taxi, NCC, forze dell’ordine, mezzi di soccorso, disabili (CUDE) e car sharing continueranno a entrare gratis .
    • La beffa finale: Le vecchie registrazioni di targa non servono più per entrare dal 1° luglio, ma restano valide solo per la sosta gratuita sulle strisce blu. Parcheggi gratis puoi, ma per arrivare lì devi pagare il ticket .

    Le domande per i nuovi pass si potranno fare dal 16 giugno sul portale di Roma Servizi per la Mobilità . Fino al 30 giugno, invece, si viaggia ancora con le vecchie regole.

    La fregatura storica: attirati con le promesse, abbandonati con le tasse

    Questa mossa del Comune di Roma è solo la punta dell’iceberg di una tendenza che sta investendo tutta l’Europa. Per anni, governi e amministrazioni ci hanno spinto verso l’elettrico. Incentivi statali (quando ci sono), bonus rottamazione, promesse di circolazione libera e parcheggi gratis. Chi ha comprato una Tesla, una 500e o una Renault 5 negli ultimi anni lo ha fatto anche – o forse soprattutto – per questi vantaggi.

    E ora? Ora che l’elettrico inizia a diffondersi seriamente (in Italia siamo quasi al 10% delle vendite, in Europa si sfiora il 19% ), la musica cambia. Il messaggio è brutale: “Ora che ci servivate per abbassare le medie di emissioni, ora che siete tanti, diventate un problema di traffico e dovete pagare.”

    I possessori di auto a pile si ritrovano così vessati almeno quanto chi guida un diesel. Ma il peggio, cari lettori, deve ancora venire.

    La tempesta perfetta: perché questo è solo l’inizio

    Quello che sta accadendo a Roma è l’apripista di una strategia fiscale che si sta delineando chiaramente. Il problema per lo Stato è enorme e si chiama buco delle accise.

    Oggi, lo Stato italiano incassa miliardi dalle accise su benzina e diesel. Ogni volta che fate il pieno, più della metà di quello che pagate finisce nelle casse dello Stato. Quando (e se) il parco auto circolante diventerà prevalentemente elettrico, quelle entrate svaniranno nel nulla. E lo Stato, abituato a quella montagna di soldi, non ci rinuncerà.

    Come farà? Semplice: tasserà le auto elettriche. E lo farà in almeno tre modi, già in discussione in tutta Europa:

    1. La tassa sulla ricarica pubblica o domestica:
    L’opzione più semplice. Aumentare l’IVA sull’energia o introdurre un’accisa specifica per le colonnine. In molti paesi europei si sta già discutendo di equiparare il costo al km dell’elettrico a quello del termico.

    2. La tassa chilometrica (Pay-per-mile): 
    Questa è la più temuta e la più probabile. In Francia e Regno Unito si parla già apertamente di una tassa da 0,02 euro al km. Fate due conti:

    • 10.000 km/anno = 200 euro di tassa
    • 15.000 km/anno = 300 euro di tassa 
      Un meccanismo del genere azzererebbe di colpo il risparmio sul “pieno” che tanto abbiamo decantato (oggi l’elettrico costa circa 3 euro ogni 100 km a casa contro i 12 della benzina) .

    3. Tassa sul valore o bollo auto maggiorato:
    Olanda e Germania stanno già riducendo i benefit fiscali per le auto aziendali elettriche . In Italia, il bollo auto per le elettriche è oggi quasi nullo in molte regioni. Quanto durerà? Poco.

    Il giocattolo si rompe

    Roma ci ha messo la faccia per prima, ma altre città seguiranno. La transizione ecologica, nelle intenzioni dei palazzi romani e europei, doveva essere un sogno. Sta diventando un salasso.

    Il messaggio per chi sta pensando di comprare un’auto elettrica è amaro: non fidatevi dei vantaggi di oggi. Perché se lo Stato vi ha spinto a comprarla regalandovi qualche migliaio di euro di incentivo, domani ve li riprenderà indietro con gli interessi sotto forma di ticket ZTL, tasse al km e bollori folli.

    Le auto elettriche non sono più il futuro esentasse. Sono diventate il bancomat su ruote del fisco che verrà. E il Campidoglio ha appena iniziato a intascare il primo assegno.

  • Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Addio sconto pieno: da oggi la benzina vola (+15 centesimi). Diesel ancora avvantaggiato, ma per pochi giorni?

    Maggio si apre con una stangata agli automobilisti. Da oggi, lo sconto sulle accise voluto dal governo per calmierare i prezzi dei carburanti si riduce drasticamente: per la benzina il taglio scende da 20 a soli 5 centesimi al litro (che diventano circa 6,1 centesimi considerando l’Iva). Un taglio netto che si traduce, di fatto, in un aumento di circa 15-18 centesimi al pompa rispetto ai giorni scorsi .

    Se fino a ieri facevamo il pieno con un “aiuto” di 0,20 €/litro, da oggi quel sostegno è quasi evaporato. L’effetto è immediato: i gestori hanno già iniziato ad aggiornare i cartelloni, e in molte stazioni di servizio il prezzo della verde è destinato a salire sensibilmente.

    Diesel ancora “protetto”: sconto a 20 centesimi

    Per chi possiede un’auto a gasolio, la situazione è diversa – almeno per ora. Lo sconto sulle accise per il diesel rimane fissato a 20 centesimi al litro (24,4 con Iva). Questo significa che, al momento, il divario tra i due carburanti è tornato a essere significativo, con il gasolio che risulta più agevolato, anche se nonostante gli sconti continua a costare più della benzina .

    La scelta del governo è motivata dall’andamento diverso dei due prezzi: come spiegato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “la benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%” nelle ultime settimane. Proteggere il diesel significa tutelare l’autotrasporto, la logistica, l’agricoltura e, a cascata, frenare l’impatto sui prezzi delle merci .

    gas pump nozzle filling the white car

    I prezzi medi aggiornati: cosa si paga oggi alla pompa

    Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) attraverso l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, ecco i valori medi rilevati sulla rete stradale nazionale prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto, quindi con la riduzione di 20 centesimi per entrambe le tipologie di carburante :

    ModalitàBenzina (€/litro)Diesel (€/litro)
    Self service (strade nazionali)1,746 – 1,7542,048 – 2,052
    Servito (strade nazionali)circa 1,850circa 2,150
    Self service (autostrade)1,8012,114
    Servito (autostrade)circa 1,950circa 2,250

    ⚠️ Importante: questi valori sono quelli rilevati nei giorni scorsi. Con l’entrata in vigore del nuovo schema di sconti, la benzina sta salendo rapidamente oltre quota 1,90 €/litro in self service, con punte vicine ai 2 euro in autostrada .

    Quanto costa in più un pieno?

    Secondo le stime del Codacons, con la riduzione dello sconto sulla benzina, un pieno da 50 litri di verde costerà circa 9 euro in più rispetto a prima. L’impatto complessivo per gli italiani, solo a titolo di maggiori accise, è stimato in 92 milioni di euro .

    gasoline pumps in close up photography

    Il “giallo” sulla durata: il decreto legge e la scadenza anticipata

    Il quadro normativo è più complicato del previsto. Il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha infatti creato confusione sulla data di scadenza effettiva del provvedimento.

    Cosa prevede il decreto

    Il testo ufficiale del decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 aprile insieme al Piano Casa, conferma:

    • Sconto sul diesel: 20 centesimi/litro
    • Sconto sulla benzina: 5 centesimi/litro
    • Scadenza formale: 10 maggio 2026 

    Questa scadenza, però, contraddice quanto annunciato in conferenza stampa dalla premier Meloni, che aveva parlato di una proroga di “21 giorni” (che avrebbe portato la scadenza al 22 maggio). Un’incongruenza che ha subito fatto drizzare le orecchie al Codacons, che ha chiesto chiarimenti al governo .

    La “proroga in due tempi”: il meccanismo spiegato

    Fonti di Palazzo Chigi hanno chiarito il meccanismo: si tratta di una proroga “in due tempi” per ragioni giuridiche e contabili.

    Ecco come funziona :

    1. Primo decreto (già in vigore): garantisce lo sconto fino al 10 maggio 2026. Copertura: 146,5 milioni di euro.
    2. Secondo decreto (in arrivo): sarà un provvedimento ministeriale, atteso nei prossimi giorni non appena sarà quantificato l’extragettito IVA sui carburanti (stimato in circa 200 milioni di euro). Questo secondo intervento estenderà la riduzione delle accise fino al 22 maggio 2026, coprendo complessivamente i 21 giorni annunciati.

    La relazione tecnica del decreto, che accompagna il testo in Parlamento, conferma questa strategia: “Le predette misure saranno applicate nel periodo dal 2 maggio 2026 al 10 maggio 2026 e prorogate, alla luce dei dati disponibili allo stato, per ulteriori 12 giorni” .

    Cosa significa per l’automobilista

    In concreto, per chi fa il pieno lo sconto è garantito almeno fino al 10 maggio. Se il governo riuscirà a varare il secondo decreto nei tempi previsti, il taglio delle accise resterà in vigore fino al 22 maggio. Oltre quella data, salvo nuove proroghe, tutto potrebbe saltare.

    Cosa conviene fare adesso?

    • Se hai un’auto a benzina: il rincaro è già realtà. Conviene fare il pieno subito se trovi ancora prezzi pre-aumento (ma molti distributori hanno già aggiornato i listini). Difficile attendersi miglioramenti a breve.
    • Se hai un’auto a diesel: hai ancora un vantaggio consistente, ma probabilmente limitato alle prossime due-tre settimane. Se puoi, rifornisciti prima della scadenza del 22 maggio.
    • Consiglio generale: tieni d’occhio le news dei prossimi giorni. L’arrivo del secondo decreto ministeriale sarà fondamentale per capire se lo sconto verrà effettivamente prolungato fino al 22 maggio.

    Il quadro in sintesi

    CarburanteSconto accise primaSconto accise da oggiEffettivo aumento al litro
    Benzina20 centesimi5 centesimi+15-18 centesimi
    Diesel20 centesimi20 centesimiinvariato (ma per poche settimane)

    Scadenza prevista: 22 maggio 2026 (salvo ulteriori proroghe)

    close up of a person refueling the car at a gas station
    Photo by Engin Akyurt on Pexels.com

    Un consiglio dalla redazione

    In un contesto così volatile, l’unica strategia sensata è evitare di inseguire il “pieno perfetto”. I prezzi potrebbero cambiare più volte nei prossimi giorni, anche in base alle decisioni politiche. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

    • Monitora i distributori low cost (Tamoil, Q8, IP, ma anche marchi come Iperoil, Petrol Gamma, Enerpetroli) che spesso hanno margini più competitivi 
    • Preferisci il self service dove possibile: il risparmio rispetto al servito può arrivare a 20-25 centesimi al litro
    • Usa app come PrezziBenzina o OilVe per confrontare i listini in tempo reale nella tua zona
    • Tieni presente che il governo ha escluso interventi strutturali: rendere permanente il taglio delle accise rischierebbe di “azzerare tutte le risorse” disponibili 

    Seguiteci per aggiornamenti su eventuali proroghe o nuove misure. Il secondo decreto ministeriale è atteso a giorni e potrebbe modificare nuovamente lo scenario.

  • Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Monopattini elettrici, rivoluzione dal 16 maggio: targa e assicurazione diventano obbligatorie

    Segnate questa data sul calendario: sabato 16 maggio 2026. Da quel giorno, per chi possiede e utilizza un monopattino elettrico in Italia, cambia tutto. Targa e assicurazione diventano obbligatorie, esattamente come per auto e moto. E chi non si adegua rischia multe fino a 400 euro .

    Dopo anni di utilizzo spesso “anarchico” delle città, con incidenti in aumento e difficoltà a identificare i responsabili, il governo ha chiuso il cerchio sulla regolamentazione della micromobilità elettrica. Il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo, concedendo 60 giorni di tempo per mettersi in regola .


    Perché questa stretta? I numeri parlano chiaro

    La decisione non è stata presa a caso. Tra il 2022 e il 2025, Istat e polizia stradale hanno registrato oltre 2.500 sinistri urbani che hanno coinvolto monopattini elettrici, con 15 vittime e centinaia di feriti tra pedoni e ciclisti . Troppo spesso, dopo un incidente, il conducente del monopattino fuggiva senza lasciare traccia, rendendo impossibile non solo la contestazione della violazione ma anche il risarcimento dei danni ai soggetti coinvolti .

    «Troppo spesso i conducenti fuggono alla vista degli agenti, sia per la contestazione di violazioni, ma purtroppo anche dopo un incidente stradale, magari dopo aver investito sul marciapiede un pedone, con una nuova forma di “pirateria stradale”», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente ANCI in Viabilità Italia. «Anche il tema dei risarcimenti viene finalmente risolto» .


    La nuova targa: come è fatta e dove si applica

    Il famoso “targhino” non sarà una targa metallica come quelle delle auto, ma un adesivo plastificato rettangolare (5×6 cm) prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato . Avrà sei caratteri alfanumerici neri su fondo bianco (sono escluse le lettere A, E, I, O, Q, U e i numeri 0 e 1 per evitare confusione) .

    Caratteristiche principali:

    • Non rimovibile: una volta applicato, non può essere staccato facilmente
    • Retroriflettente: visibile anche al buio
    • Legato al proprietario, non al mezzo: il contrassegno è associato al codice fiscale del richiedente, non al telaio del monopattino (che non ha una vera immatricolazione) 

    Dove va applicato:

    • Sul parafango posteriore del mezzo
    • In mancanza di questo, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo 

    Come richiedere la targa: la procedura online

    La richiesta si presenta esclusivamente online attraverso il Portale dell’Automobilista del Ministero . Per accedere servono credenziali SPID di secondo livello oppure la Carta d’Identità Elettronica (CIE) .

    Cosa si può fare sulla piattaforma :

    • Presentare l’istanza per il rilascio della targa
    • Prenotare il ritiro del contrassegno presso gli uffici della Motorizzazione o gli studi di consulenza automobilistica
    • Comunicare furto, smarrimento o deterioramento della targa
    • Richiedere la cancellazione in caso di vendita o dismissione del mezzo

    Attenzione: in caso di furto o vendita, la denuncia va presentata entro 48 ore tramite la stessa piattaforma .

    Per i minori dai 14 anni in su (il limite di età per guidare un monopattino), la domanda deve essere presentata da un genitore .


    Quanto costa mettersi in regola

    Il costo complessivo per ottenere la targa si aggira intorno ai 36-38 euro, così suddivisi :

    Voce di spesaImporto
    Costo di produzione targa5,03 €
    IVA1,11 €
    Maggiorazione per sicurezza stradale2,52 €
    Imposta di bollo16,00 €
    Diritti Motorizzazione10,20 €
    Commissioni PagoPA1-2 €
    TOTALEcirca 36-38 €

    Il pagamento avviene tramite il sistema PagoPA all’interno della piattaforma .


    L’assicurazione RC: obbligatoria come per auto e moto

    Con l’entrata in vigore della targa, scatta automaticamente l’obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile verso terzi (RC). Il nuovo Codice della Strada è chiaro: «I monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non possono essere posti in circolazione se non sono coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi» .

    Cosa copre l’assicurazione:

    • Danni a pedoni investiti durante la guida
    • Lesioni a ciclisti o altri utenti della strada
    • Danni ad altri veicoli o beni

    Costo delle polizze: i premi annuali variano dai 25 ai 150 euro, a seconda del tipo di polizza, delle garanzie aggiuntive scelte e, probabilmente, del profilo di rischio del conducente .

    Attenzione: l’obbligo vale anche per i monopattini in sharing, con costi che per gli operatori si aggirano intorno alle centinaia di migliaia di euro per la registrazione delle flotte .


    Le altre regole da non dimenticare

    Oltre a targa e assicurazione, il nuovo Codice della Strada ha introdotto altre norme che restano in vigore :

    RegolaDettaglio
    Casco obbligatorioPer tutti i conducenti, non più solo per i minorenni
    Limite di velocità20 km/h (max 6 km/h nelle aree pedonali)
    Divieto di contromanoNon si può circolare contromano
    Divieto sui marciapiediVietato circolare sui marciapiedi
    Circolazione consentitaSolo su strade urbane con limite fino a 50 km/h
    Età minima14 anni (per i minori, la domanda di targa va presentata da un genitore)

    Multe e sanzioni: cosa rischia chi non si adegua

    Dal 16 maggio, i controlli scatteranno in modo capillare. La polizia municipale di molte città sta già organizzando servizi ad hoc per far rispettare le nuove norme .

    Sanzioni previste :

    • Mancanza di targa o assicurazione: multa da 100 a 400 euro
    • Falsificazione della targa: punita secondo le stesse procedure relative alla falsificazione delle targhe auto o moto (reato penale)

    A Verona, solo nel 2025, la polizia locale ha sanzionato ben 2.200 monopattinisti, molti per mancanza di casco o per aver trasportato passeggeri . Con la targa, i controlli diventeranno più efficaci e i trasgressori non potranno più “fuggire” alla vista degli agenti.


    Le proteste: “Una tassa mascherata con la scusa della sicurezza”

    Non sono mancate le voci critiche. Assosharing, l’associazione che rappresenta gli operatori di monopattini in sharing, ha definito il provvedimento «una tassa mascherata con la scusa della sicurezza» .

    «Un contrassegno che vale 8,66 euro arriva a costare 33 euro all’utente finale, perché le tasse accessorie superano del 300% il valore del bene. Non esiste un precedente simile in Europa», ha dichiarato Luigi Licchelli, presidente di Assosharing. «Chiamarla misura di sicurezza è un eufemismo: è una tassa mascherata, e i cittadini lo capiscono benissimo» .

    Critiche anche sull’assicurazione: «La proposta di imporre una RC Auto, pensata per i veicoli a motore e non per le persone, è concettualmente errata. Nella micromobilità il responsabile del danno è l’utilizzatore, non il mezzo. Il modello corretto è la RCT individuale» .

    Assoutenti, invece, pur sostenendo l’obbligo assicurativo, ha chiesto che i premi siano uguali in tutta Italia, evitando speculazioni e discriminazioni territoriali .


    Cosa succede ai monopattini in sharing?

    La nuova normativa si applica anche ai monopattini a noleggio. Gli operatori dovranno registrare tutti i mezzi delle loro flotte, con costi complessivi stimati nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro per ciascuna azienda, pari a circa il 5% dei fatturati .

    In alcune città, come Firenze, il servizio di monopattini in sharing uscirà definitivamente di scena proprio a ridosso dell’entrata in vigore delle nuove regole, sostituito da biciclette elettriche e muscolari .


    Cosa fare entro il 16 maggio

    Se possiedi un monopattino elettrico, ecco i passi da compiere entro il 16 maggio 2026:

    1. Richiedi la targa sul Portale dell’Automobilista con SPID o CIE
    2. Paga i 36-38 euro tramite PagoPA
    3. Ritira il contrassegno presso la Motorizzazione o uno studio di consulenza
    4. Applica l’adesivo sul parafango posteriore o sul piantone
    5. Stipula un’assicurazione RC (da 25 a 150 euro all’anno)
    6. Assicurati di avere il casco e di rispettare tutte le altre regole

    Conclusioni: una rivoluzione necessaria

    La nuova normativa rappresenta un cambio di paradigma per la micromobilità in Italia. Dopo anni di utilizzo spesso problematico, i monopattini elettrici vengono finalmente equiparati agli altri veicoli a motore in termini di responsabilità e tracciabilità.

    Come ha sottolineato il comandante Altamura, «si arriverà a migliorare una circolazione troppo “anarchica” sulle strade» . Resta da vedere se l’aumento dei costi (targa + assicurazione, che può arrivare a circa 200 euro all’anno tra costi iniziali e premio) non spingerà molti utenti a tornare alla bicicletta tradizionale, come qualcuno già ipotizza .

    Per ora, l’unica certezza è la data: 16 maggio 2026. Da quel giorno, niente più scuse: targa e assicurazione obbligatorie, multe per chi sgarra, e finalmente la possibilità di identificare chi causa danni e fugge. Una rivoluzione che, per molti, era attesa da tempo.

  • Manutenzione Straordinaria: Cosa Controllare Dopo un Inverno Rigido

    Manutenzione Straordinaria: Cosa Controllare Dopo un Inverno Rigido

    La guida completa per rimettere in sesto moto e auto dopo i mesi freddi


    L’inverno è stato duro. Neve, gelo, sale sulle strade, sbalzi termici e magari lunghi periodi di inattività per il vostro veicolo. Ora che la primavera bussa alla porta, è il momento di dedicare alla vostra auto o moto un’attenzione particolare, che vada oltre il semplice lavaggio.

    an auto mechanic checking the engine of a car

    La manutenzione straordinaria post-invernale non è un vezzo da appassionati: è un investimento sulla sicurezza e sulla longevità del mezzo. I componenti più sollecitati dal freddo e dall’umidità hanno bisogno di controlli specifici per tornare a operare al meglio. Ecco una guida completa, pensata sia per chi ha un’auto sia per chi ha una moto, su cosa controllare dopo un inverno rigido.


    Perché la Manutenzione Post-Invernale è Cruciale

    Dopo mesi di basse temperature, il vostro veicolo può presentare problemi nascosti che non si manifestano subito. Ecco cosa succede durante l’inverno:

    • Il sale corrode: Utilizzato per sciogliere il ghiaccio sulle strade, il sale si deposita su carrozzeria, cerchi e parti meccaniche, accelerando i processi di ossidazione.
    • Le guarnizioni si induriscono: Il freddo rende la gomma meno elastica, favorendo perdite e infiltrazioni.
    • La batteria si degrada: Le basse temperature riducono la capacità della batteria e ne accelerano l’invecchiamento.
    • I liquidi si addensano: Olio, liquido freni e refrigerante possono perdere le loro proprietà.
    • L’inattività danneggia: Se il veicolo è stato fermo a lungo, componenti come cinghie, tubi e pneumatici possono aver subito deformazioni.

    La Checklist Completa per Auto e Moto

    1. Batteria: Il Cuore da Rianimare

    La batteria è l’elemento che soffre di più il freddo e l’inattività. Se non l’avete staccata e messa in carica durante l’inverno, ora potrebbe essere troppo tardi.

    Cosa controllare:

    • Tensione: Misurate con un multimetro. Una batteria in buono stato dovrebbe avere una tensione intorno ai 12,6-12,8V a riposo. Sotto i 12,4V, ha bisogno di una ricarica lenta con un mantenitore di carica .
    • Terminali: Verificate che non ci siano ossidazioni o depositi bianchi/verdastri sui poli. Se presenti, puliteli con una spazzola metallica e proteggeteli con grasso specifico.
    • Età: Se la batteria ha più di 3-4 anni e fatica a tenere la carica, valutate seriamente di sostituirla. Meglio spendere ora che ritrovarsi a spingere.

    Per le moto: Attenzione particolare alla batteria, spesso più piccola e delicata. Se avete rimosso la batteria per l’inverno, rimontatela controllando il corretto serraggio dei contatti .

    2. Pneumatici: L’Unico Contatto con l’Asfalto

    Gli pneumatici lavorano in condizioni estreme d’inverno e, se il veicolo è stato fermo, possono aver subito deformazioni.

    Cosa controllare:

    • Pressione: Il freddo fa calare la pressione. Controllatela sempre a freddo e riportatela ai valori indicati sul libretto o sullo stipite della porta .
    • Usura e deformazioni: Verificate che non ci siano tagli, rigonfiamenti o il temuto “punto piatto” (zona appiattita dovuta alla sosta prolungata). Fate girare lentamente la ruota: se vedete il bordo “saltare”, la gomma è rovinata .
    • Battistrada: La profondità minima legale è 1,6 mm, ma per sicurezza è consigliabile non scendere sotto i 2-3 mm. Per le moto, meglio non scendere sotto i 2 mm .
    • Data di produzione: Controllate il codice DOT sul fianco. Gomme con più di 5 anni vanno cambiate, anche se hanno scolpitura residua .

    Per le moto: Se avete montato gomme invernali, valutate il passaggio alle estive se le temperature iniziano a superare stabilmente i 7°C.

    3. Freni: Mai Dimenticarsi di Chi Ti Salva la Vita

    L’impianto frenante è sottoposto a stress notevoli, soprattutto con il freddo e l’umidità.

    Cosa controllare:

    • Liquido freni: È igroscopico, cioè assorbe umidità. Dopo mesi di stop, l’acqua accumulata ne abbassa il punto di ebollizione e può causare un freno “spugnoso”. Se il liquido è scuro (dovrebbe essere trasparente o leggermente ambrato), va cambiato .
    • Pastiglie: Verificate lo spessore del materiale d’attrito. Se sono al limite (sotto i 2-3 mm), cambiatele subito .
    • Dischi: Cercate segni di rigature profonde, un bordo rialzato o uno spessore inferiore al minimo consentito (indicato sul disco stesso).
    • Pinze e pistoncini: Se il veicolo è stato fermo, i pistoncini potrebbero essere bloccati o andare giù duri. Una pulita e una spruzzata di sbloccante possono fare miracoli.

    Per le moto: Attenzione particolare ai pistoncini delle pinze, spesso soggetti a grippaggio dopo lunghi periodi di inattività .

    4. Liquidi: Olio, Refrigerante e Lavavetri

    Olio, refrigerante e liquido lavavetri lavorano insieme per tenere in vita il motore e garantirvi visibilità.

    Cosa controllare:

    • Olio motore: Controllate il livello con il veicolo in piano e motore freddo. Se l’olio è scuro e denso come la pece, e non lo cambiate da oltre un anno, questo è il momento perfetto per un tagliando. L’olio nuovo lubrifica meglio e protegge il motore .
    • Liquido refrigerante: Verificate il livello nel vaso di espansione e che il liquido non sia ghiacciato o intorbidisco. Controllate anche che la percentuale di antigelo sia ancora adeguata (almeno 50%).
    • Liquido lavavetri: Svuotate il vecchio liquido invernale (spesso diluito) e rabboccate con un prodotto primaverile. Approfittatene per controllare lo stato dei tergicristalli.

    5. Trasmissione (Per Moto e Auto con Cambio Manuale)

    La trasmissione è spesso la parte più trascurata.

    Per le moto:

    • Pulizia catena: Se avete rimessato la moto senza pulire e ingrassare la catena, ora troverete una massa arrugginita e appiccicosa. Pulitela accuratamente con sgrassatore e spazzola .
    • Tensione catena: Controllate la freccia (il gioco). Una catena troppo tesa stressa i cuscinetti del cambio, troppo lenta rischia di saltare .
    • Lubrificazione: Dopo la pulizia, ingrassatela con un buon spray specifico.

    Per le auto:

    • Cambio manuale: Verificate che gli innesti siano precisi e non ci siano rumori anomali.
    • Frizione: Se il pedale risulta duro o morbido, o se la frizione strappa, potrebbe essere necessario un controllo.

    6. Climatizzatore e Impianto di Raffreddamento

    Marzo è il mese perfetto per controllare il clima prima che arrivi il gran caldo.

    Cosa controllare:

    • Funzionamento: Accendete il climatizzatore e verificate che raffreddi adeguatamente. Se l’aria non è fredda, potrebbe essere necessario una ricarica del gas.
    • Filtro abitacolo: Se non lo cambiate da un po’ (o da un anno), fatelo subito. Costa poco e fa una differenza enorme sulla qualità dell’aria che respirate in auto .
    • Sanificazione: Considerate una sanificazione dell’impianto per eliminare batteri e cattivi odori accumulati durante l’inverno.

    7. Carrozzeria e Sottoscocca

    Il sale invernale è il nemico numero uno della carrozzeria e delle parti metalliche.

    Cosa controllare:

    • Lavaggio accurato: Non limitatevi a un semplice lavaggio. Dedicate tempo al sottoscocca, dove il sale si accumula e corrode. Un autolavaggio con getto ad alta pressione è l’ideale .
    • Ruggine: Controllate i passaruota, le soglie e il fondo alla ricerca di eventuali principi di ruggine. Intervenite subito con prodotti antiruggine o, se necessario, da un carrozziere.
    • Cerchi: Puliteli accuratamente. La polvere dei freni mista al sale può corrodere le leghe .

    8. Cinghie e Tubi

    Le guarnizioni in gomma soffrono il freddo e possono indurirsi o creparsi.

    Cosa controllare:

    • Cinghia di distribuzione/servizi: Verificate che non ci siano crepe, sfilacciamenti o segni di usura.
    • Tubi flessibili: Controllate i tubi del radiatore, del servosterzo e del climatizzatore. Se sono duri o presentano rigonfiamenti, vanno sostituiti.

    9. Impianto Elettrico e Luci

    Dopo l’inverno, è frequente che qualche lampadina si fulmini.

    Cosa controllare:

    • Tutte le luci: Anabbaglianti, abbaglianti, stop, frecce, retromarcia, targa. Fatevi aiutare da qualcuno o controllate contro un muro o vetrina .
    • Fanaleria posteriore: Spesso si accumula umidità all’interno. Se notate condensa persistente, potrebbe essere necessario sostituire il gruppo ottico.

    10. Sospensioni

    Le buche invernali e il fondo sconnesso mettono a dura prova le sospensioni.

    Cosa controllare:

    • Comportamento: Il veicolo beccheggia in modo anomalo in frenata? Oscilla troppo in curva? Potrebbero essere necessari ammortizzatori nuovi.
    • Perdite: Controllate che non ci siano tracce di olio sugli ammortizzatori.
    • Per le moto: Verificate il corretto funzionamento della forcella e del monoammortizzatore, e controllate che non ci siano perdite .

    Tabella Riassuntiva dei Controlli

    ComponenteCosa ControllareFrequenza Consigliata
    BatteriaTensione, terminali, etàAnnuale
    PneumaticiPressione, usura, deformazioni, dataOgni 2 mesi e dopo l’inverno
    FreniLiquido, pastiglie, dischi, pinzeAnnuale o 20.000 km
    Olio motoreLivello, colore, viscositàOgni cambio stagione
    Liquido refrigeranteLivello, percentuale antigeloAnnuale
    TrasmissioneCatena (pulizia, tensione, lubrificazione)Ogni 500-1000 km (moto)
    ClimatizzatoreFunzionamento, filtro abitacoloAnnuale (prima dell’estate)
    CarrozzeriaRuggine, sottoscoccaDopo l’inverno
    Cinghie e tubiCrepe, usura, rigonfiamentiAnnuale o 30.000 km
    Impianto elettricoLuci, indicatoriOgni cambio stagione
    SospensioniPerdite, comportamentoAnnuale

    La Manutenzione Straordinaria per le Moto

    Le moto, essendo più esposte agli agenti atmosferici e spesso ferme per lunghi periodi, richiedono attenzioni specifiche in più :

    1. Bulloneria generale: Con una chiave dinamometrica (o almeno a mano), controllate che i bulloni principali (attacco motore, pinze freno, telaietto) siano alla coppia corretta. Le vibrazioni e gli sbalzi termici possono averli allentati .
    2. Cuscinetti ruota: Verificate che non ci siano giochi o rumori anomali ruotando le ruote da sollevate.
    3. Guarnizioni forcella: Controllate che non ci siano perdite di olio. Se vedete tracce di olio sui foderi, le parabole sono da sostituire.
    4. Impianto di scarico: Verificate che non ci siano buchi o fissaggi allentati. La ruggine può aver fatto danni.
    5. Cavetteria: Controllate che i cavi (frizione, acceleratore) scorrano fluidi e non siano impigliati o rovinati.

    Il Primo Giro: Come Comportarsi

    Dopo aver effettuato tutti i controlli, il primo giro è cruciale. Non partite subito nel traffico intenso. Trovate una strada tranquilla e fate qualche chilometro a velocità moderata .

    • Scaldate bene il motore: Aspettate che raggiunga la temperatura di esercizio prima di salire di giri.
    • Provate i freni: Qualche frenata a bassa velocità per “riabituare” dischi e pastiglie.
    • Ascoltate: Prestate attenzione a rumori anomali, vibrazioni o comportamenti strani.
    • Sentite le sospensioni: Verificate che assorbano bene le irregolarità.

    Solo quando avrete la certezza che tutto funzioni a dovere, potrete davvero godervi la strada che si risveglia.


    Quando Rivolgersi a un Professionista

    Alcuni controlli e operazioni richiedono competenze e attrezzature specifiche. Non esitate a rivolgervi a un meccanico di fiducia per:

    • Sostituzione della cinghia di distribuzione
    • Ricarica del climatizzatore
    • Sostituzione del liquido freni (soprattutto se con ABS)
    • Controllo e revisione delle sospensioni
    • Diagnostica elettronica (se si accendono spie)

    Conclusioni: Un Investimento di Tempo che Ripaga

    Dedicare una giornata alla manutenzione straordinaria post-invernale può sembrare una fatica, ma è un investimento che ripaga in termini di sicurezza, affidabilità e durata del veicolo. Inoltre, conoscere meglio la propria auto o moto vi renderà guidatori più consapevoli e preparati ad affrontare qualsiasi evenienza.

    La primavera è alle porte. Fate in modo di accoglierla con un veicolo in perfetta efficienza. Buon viaggio!

    man changing a car tire
  • Pneumatici: Cambio Stagionale. Quando Passare alle “Quattro Stagioni” o alle Estive?

    Pneumatici: Cambio Stagionale. Quando Passare alle “Quattro Stagioni” o alle Estive?

    Guida completa alla scelta tra gomme estive, invernali e all-season

    In primavera le giornate si allungano, le temperature salgono e la voglia di guidare con i finestrini aperti si fa sentire. Ma prima di godervi la strada, c’è un appuntamento fondamentale da non dimenticare: il cambio gomme.

    Con la fine dell’inverno, scatta la finestra per tornare agli pneumatici estivi. Ma è sempre la scelta giusta? E chi ha montato le “quattro stagioni” deve fare qualcosa? In questo articolo vi spieghiamo tutto quello che c’è da sapere sul cambio stagionale, le scadenze da rispettare e come scegliere tra gomme estive, invernali o all-season in base al vostro stile di guida.


    Le Date da Segnare sul Calendario

    In Italia, la normativa sulla circolazione invernale prevede un periodo ben preciso di obbligo per i dispositivi invernali, ma anche delle finestre di tolleranza per il cambio gomme che è bene conoscere .

    Obbligo Invernale: 15 novembre – 15 aprile

    Dal 15 novembre al 15 aprile, su molte strade italiane (specialmente quelle extraurbane, autostrade e vie di montagna) vige l’obbligo di circolare con pneumatici invernali montati, oppure di avere catene da neve a bordo .

    La Finestra per il Cambio: Quando Passare alle Estive?

    Ecco il punto cruciale per chi sta leggendo a marzo:

    • Dal 15 aprile al 15 maggio: scatta il periodo di tolleranza per il passaggio agli pneumatici estivi . In questa finestra potete circolare ancora con le gomme invernali (o quattro stagioni) senza incorrere in sanzioni, ma è il momento ideale per programmare il cambio.
    • Dal 15 maggio in poi: se avete montato pneumatici invernali con codice di velocità inferiore a quello previsto per la vostra auto, scatta l’obbligo di sostituirli con gomme estive o con invernali con indice di velocità adeguato . Le sanzioni per chi non lo fa sono salate: multa da 422 a 1.682 euro e ritiro della carta di circolazione .

    Attenzione: Le Regioni e i Comuni possono modificare queste date con ordinanze specifiche. In zone alpine o appenniniche, l’obbligo potrebbe essere esteso o ridotto. Verificate sempre sul sito della vostra Regione o Provincia .

    Cosa Rischiate se Non Siete in Regola

    man in black jacket standing beside black car

    Se circolate senza gomme invernali o catene durante il periodo di obbligo, la multa varia da 41 a 344 euro, con decurtazione di 3 punti dalla patente . Nei casi più gravi (ad esempio, se bloccate la circolazione per neve), può scattare anche il fermo del veicolo .


    La Grande Domanda: Estive, Invernali o Quattro Stagioni?

    Questa è la scelta che ogni automobilista si trova ad affrontare. I recenti test di Altroconsumo e ADAC del 2025 ci vengono in aiuto con dati molto chiari . La risposta dipende da tre fattori: il clima della vostra zona, il vostro stile di guida e il budget.

    Pneumatici Estivi: I Campioni del Caldo

    Gli pneumatici estivi sono progettati per dare il meglio quando le temperature superano i 7°C .

    • Vantaggi: Mescola più dura che garantisce massima aderenza su asciutto, spazi di frenata ridotti con il caldo, lunga durata, minore resistenza al rotolamento (quindi meno consumi) e minore rumorosità .
    • Svantaggi: Con il freddo (sotto i 7°C) la mescola si indurisce e l’aderenza cala drasticamente. Su neve o ghiaccio sono pericolosi .
    • Quando sceglierli: Se vivete in pianura, al sud, o in zone con inverni miti e poche piogge. Se fate molti chilometri in autostrada d’estate e cercate le massime prestazioni .

    Pneumatici Invernali: La Sicurezza sul Freddo

    Gli invernali hanno una mescola più morbida e un disegno con molte lamelle per “aggrapparsi” a neve e ghiaccio .

    • Vantaggi: Aderenza superiore sotto i 7°C, su strade bagnate, innevate o ghiacciate. Spazi di frenata drasticamente ridotti in inverno (da 50 km/h su neve, gli invernali fermano l’auto in 31 metri, gli estivi in 62 metri) .
    • Svantaggi: Si consumano rapidamente con il caldo, perdono precisione su asciutto e aumentano i consumi.
    • Quando sceglierli: Se vivete al nord, in montagna, in zone con inverni rigidi o se affrontate spesso strade innevate. La sicurezza non ha prezzo .

    Pneumatici Quattro Stagioni (All-Season): Il Compromesso Intelligente

    I pneumatici 4 stagioni sono progettati per funzionare in un range di temperature più ampio, cercando di unire i pregi di entrambi i mondi . I test del 2025 dimostrano che ormai sono una soluzione valida e sicura, ma non per tutti .

    I Vantaggi

    • Niente cambio gomme: Li montate e ve ne dimenticate per anni. Risparmiate tempo e i costi di due cambi all’anno (circa 60-100 euro a stagione) .
    • Praticità: Ideali per chi non ha spazio per tenere un secondo set di gomme in garage.
    • Prestazioni in miglioramento: I modelli top di oggi offrono prestazioni vicine a quelle degli specialisti stagionali .

    Gli Svantaggi

    • Il compromesso: Non saranno mai eccellenti come gli estivi d’estate o come gli invernali d’inverno. Su asciutto, gli all-season hanno in genere spazi di frenata leggermente più lunghi degli estivi top .
    • Usura: Tendono a consumarsi più velocemente degli estivi .

    Quando Scegliere le Quattro Stagioni

    Secondo gli esperti di Altroconsumo, le 4 stagioni sono la scelta ideale se :

    • Percorrete pochi chilometri all’anno (sotto i 15.000 km).
    • Guidate soprattutto in città o su percorsi misti, a velocità moderate.
    • Vivete in zone con inverni non rigidi (poca neve e temperature non estreme) ed estati non torride.
    • Cercate la massima praticità e volete evitare il doppio cambio.

    Quando Evitarle

    scenic mountain view from road in banff

    Se affrontate spesso l’autostrada d’estate (lunghe percorrenze) o la montagna d’inverno con neve abbondante, meglio puntare su due treni di gomme dedicati .


    I Migliori Pneumatici 4 Stagioni del 2025 (Secondo i Test)

    I test Altroconsumo in collaborazione con ADAC hanno valutato 16 modelli di pneumatici 4 stagioni (misura 225/45 R17). Ecco i risultati principali :

    🏆 I Migliori in Assoluto

    Due modelli si sono distinti, ottenendo il giudizio di “Migliore del test” e “Scelta verde” :

    1. Pirelli Cinturato All Season SF 3
      • Punti di forza: Migliore sull’asciutto, eccellente sul bagnato. Elevato chilometraggio, bassa abrasione e basso consumo di carburante .
      • Debolezza: Su strade invernali ottiene solo un giudizio “soddisfacente” .
    2. Goodyear Vector 4Seasons Gen-3
      • Punti di forza: Eccellente su neve e ghiaccio (frenata breve e ottima trazione). Buono sul bagnato. Chilometraggio molto elevato e abrasione bassissima .
      • Debolezza: Lievi incertezze sul feedback dello sterzo in asciutto .

    Ottime valutazioni anche per ContinentalBridgestone e Michelin .

    ❌ I Modelli da Evitare (Per Motivi di Sicurezza)

    Attenzione: quattro modelli sono stati classificati come “scarsi” e il loro acquisto è sconsigliato per la sicurezza. Presentano gravi carenze di frenata su bagnato o neve :

    • CST Medallion All Season ACP1
    • APlus AS909
    • Petlas Multi Action PT565
    • Arivo Carlorful A/S

    La regola d’oro è: non risparmiate sulle gomme. La differenza in termini di sicurezza (spazi di frenata) tra un modello top e uno scarso può essere di oltre 10 metri .


    Come Essere a Norma di Legge: La Marcatura Giusta

    stack of car tires with alloy wheel indoors

    Se optate per le invernali o le quattro stagioni, controllate che abbiano le marcature corrette :

    • M+S (Mud and Snow): Indica che il pneumatico è omologato per fango e neve. È la marcatura minima richiesta dalla legge italiana . Tuttavia, non certifica il superamento di test specifici.
    • 3PMSF (Three Peak Mountain Snowflake): Il simbolo del fiocco di neve sulla montagna a tre punte. Questa marcatura garantisce che il pneumatico ha superato rigorosi test di trazione e frenata su neve. È il vero marchio di qualità invernale .

    Consiglio: Quando acquistate gomme 4 stagioni o invernali, cercate sempre il simbolo 3PMSF. Dal 1° ottobre 2024, in alcuni paesi europei come la Germania, le sole gomme M+S non sono più considerate valide come pneumatici invernali .


    La Manutenzione: Non Solo Cambio

    Che abbiate due treni di gomme o le quattro stagioni, la manutenzione è fondamentale :

    close up photo of cleaning on car rim and tire
    1. Pressione: Controllatela almeno una volta al mese e sempre prima di un viaggio lungo.
    2. Battistrada: La profondità minima legale è 1,6 mm. Per gli invernali, è consigliabile non scendere sotto i 4 mm per garantire l’aderenza su neve .
    3. Bilanciatura e convergenza: Ogni volta che montate le gomme, fate verificare anche l’assetto. Previene consumi irregolari e allunga la vita degli pneumatici .

    E per Chi Ha le Quattro Stagioni?

    Anche se non dovete fare il cambio, marzo è il mese giusto per un controllo approfondito: verificate l’usura generale, la pressione e lo stato delle gomme dopo i mesi invernali. Un piccolo check-up allunga la vita delle vostre all-season e vi fa viaggiare sicuri.


    La Tabella della Verità

    CaratteristicaPneumatici EstiviPneumatici InvernaliPneumatici 4 Stagioni
    Temperatura idealeSopra i 7°CSotto i 7°CTra -10°C e +25°C
    Su asciutto d’estateEccellentiScarsiBuoni (non eccellenti)
    Su neve/ghiaccioPericolosiEccellentiDiscreti/Buoni (modelli top)
    Consumo carburanteBassoPiù altoMedio
    DurataAltaPiù bassa (se usata d’estate)Media
    Costo iniziale1 treno2 treni (+ montaggio x2)1 treno
    PraticitàCambio manualeCambio manualeNessun cambio

    In Conclusione: Cosa Fare a Marzo?

    Ecco un piccolo riassunto per orientarvi:

    1. Controllate il calendario: Siamo nel periodo di tolleranza (15 aprile – 15 maggio). Potete ancora circolare con le invernali, ma iniziate a programmare il cambio se avete intenzione di tornare alle estive.
    2. Valutate il vostro stile di vita: Se il doppio cambio vi pesa e vivete in città, i test dimostrano che le 4 stagioni di qualità (Pirelli, Goodyear, Continental, Michelin) sono una scelta intelligente e sicura .
    3. Non lesinate sulla sicurezza: Evitate come la peste i modelli “scarsi” segnalati dai test. La differenza la fa la vostra incolumità .
    4. Fate un check-up: Approfittate di marzo per un controllo generale. Come per la “Pulizia di Primavera” della carrozzeria, anche le gomme meritano attenzioni.

    La strada si risveglia, e voi dovete essere pronti a godervela in totale sicurezza. Buon viaggio!

  • Youngtimer e Auto degli Anni 2000: Perché Comprarle Ora?

    Youngtimer e Auto degli Anni 2000: Perché Comprarle Ora?

    La guida completa al fenomeno delle “giovani d’epoca” che sta conquistando gli appassionati


    Cosa Sono le Youngtimer? Una Definizione Necessaria

    Prima di addentrarci nei perché di questo fenomeno, è bene fare chiarezza su cosa intendiamo quando parliamo di “youngtimer”. Il termine, nato nel Nord Europa (soprattutto in Germania), indica letteralmente una “giovane d’epoca” . Non ha valore giuridico, ma descrive con precisione un fenomeno culturale e di mercato: automobili prodotte indicativamente tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila che oggi iniziano a essere ricercate non solo per necessità, ma per gusto, identità e memoria .

    Queste vetture occupano una zona intermedia del mercato: non sono ancora abbastanza vecchie da essere considerate auto storiche a tutti gli effetti (con le relative agevolazioni fiscali), ma hanno già superato la fase della svalutazione più pesante e iniziano a essere percepite come testimonianze di un’epoca tecnica e stilistica ormai conclusa . Parliamo di auto che hanno tra i 20 e i 30 anni: le generose “ventenni” del nuovo millennio.

    Ma cosa le rende così speciali? E perché proprio ora, nel 2026, dovresti considerare l’acquisto di una youngtimer? Scopriamolo insieme.


    Perché le Youngtimer Sono Così Amate?

    Il successo delle youngtimer non è un caso, ma il risultato di una serie di fattori che le rendono uniche nel panorama automobilistico attuale.

    1. Meccanica “Leggibile” e Riparabile

    In un’epoca di veicoli sempre più connessi, standardizzati e digitalizzati, le youngtimer rappresentano una tecnologia comprensibile . Sono auto che puoi aprire e capire: motori senza decine di centraline, sospensioni meccaniche, interni senza schermi giganti. Questa semplicità si traduce in costi di manutenzione contenuti e nella possibilità, per gli appassionati, di mettere le mani nel motore senza dover per forza passare dalla concessionaria.

    2. Un Investimento che (Forse) Si Apprezza

    Il mercato delle auto usate ha attraversato un periodo di forte crescita nel triennio 2021-2023, raggiungendo un picco nei primi mesi del 2024 . Oggi le quotazioni si sono stabilizzate, ma alcune fasce d’età mostrano una tenuta sorprendente. Le auto con 72 mesi (sei anni) hanno evidenziato una maggiore stabilità, mentre i modelli di quattro anni hanno iniziato a svalutarsi già da inizio 2024 . Le youngtimer, uscendo dalla fase di deprezzamento più intenso, possono rappresentare un bene che mantiene – o addirittura aumenta – il proprio valore nel tempo.

    3. Design e Personalità

    Le youngtimer hanno un design riconoscibile, spesso firmato da grandi carrozzieri o stilisti che hanno segnato un’epoca. Dall’Alfa Romeo 156 alla Fiat Coupé, dalla BMW Serie 3 E36 alla Volkswagen Golf Mk4: sono auto che “si vedevano ovunque” e che oggi, improvvisamente, non si vedono più . In un panorama automobilistico sempre più omologato, dove i SUV sembrano tutti uguali, una youngtimer vi farà distinguere.

    4. Un Legame Emotivo con il Passato

    C’è poi una componente emotiva fortissima. Per molti acquirenti under 40, una youngtimer è l’auto dei genitori, delle prime uscite con gli amici, dell’università, dell’inizio della vita adulta . Non è nostalgia astratta, ma memoria personale che torna a essere utilizzabile ogni giorno. Come sottolinea un recente approfondimento, “il fenomeno unisce memoria, meccanica leggibile e rifiuto dell’auto iperconnessa” .

    5. Una Scelta di Stile di Vita Consapevole

    Le youngtimer parlano anche di un rifiuto della velocità obbligata del nuovo, di un desiderio di controllo sulla tecnologia, di una relazione più lenta e consapevole con gli oggetti . In questo senso, sono perfettamente coerenti con altri trend lifestyle contemporanei: minimalismo tecnologico, recupero dell’usato di qualità, attenzione alla durata più che alla prestazione. Non è un ritorno al passato, ma una scelta laterale rispetto al presente.


    I Vantaggi Fiscali: Cosa Cambia nel 2026

    Uno degli aspetti più interessanti per chi acquista una youngtimer riguarda le agevolazioni sul bollo auto. Attenzione però: non tutte le Regioni applicano le stesse regole, e la differenza tra veicoli con 20-29 anni e quelli con oltre 30 anni è cruciale .

    La Distinzione Fondamentale: 20-29 anni vs Oltre 30 anni

    • Veicoli oltre i 30 anni: In molte Regioni godono di un regime di favore più marcato, che può arrivare all’esenzione totale dal bollo o alla sostituzione con un importo fisso ridotto . Sono considerati a tutti gli effetti “auto storiche” e il loro uso è tipicamente limitato a manifestazioni e raduni.
    • Youngtimer (20-29 anni): Sono spesso soggette a condizioni più restrittive. Per ottenere uno sconto, può essere necessario dimostrare il “particolare interesse storico o collezionistico” attraverso certificazioni rilasciate da registri riconosciuti (ASI, Storico Lancia, Italiano Fiat, Registro Alfa Romeo, etc.) . In questa fascia è più frequente trovare riduzioni parziali piuttosto che esenzioni totali.

    Come Ottenere le Agevolazioni

    Per accedere agli sconti sul bollo 2026, il veicolo deve risultare già certificato come storico entro una certa data (spesso entro la fine dell’anno precedente o prima della scadenza del bollo) . Non è possibile “correre ai ripari” all’ultimo momento: se acquistate una youngtimer a ridosso della scadenza, potrebbe non esserci il tempo tecnico per ottenere il certificato e farlo valere subito.

    La certificazione comporta costi di iscrizione, eventuali verifiche tecniche e tempi di lavorazione che vanno messi in conto quando si valuta la convenienza complessiva dell’operazione .

    Le Variabili Regionali

    Le agevolazioni concrete sono decise dalle singole Regioni e Province autonome, che possono introdurre esenzioni totali, riduzioni o importi forfettari . È quindi fondamentale verificare sul sito della propria Regione quali documenti siano necessari e quali sconti siano previsti.

    Alcune Regioni, come il Piemonte, pubblicano elenchi dettagliati delle categorie esenti o agevolate . Altre, come il Lazio, hanno introdotto sconti legati alla modalità di pagamento (ad esempio, il 10% per chi attiva l’addebito automatico), che si applicano anche ai veicoli storici non esenti .


    I Modelli Più Interessanti da Acquistare nel 2026

    Basandoci sulle tendenze di mercato e sui consigli degli esperti, ecco una selezione di youngtimer particolarmente interessanti per il 2026.

    Made in Italy: Il Meglio della Nostra Tradizione

    Alfa Romeo 156 (1997-2007)
    Uno dei modelli più iconici del Biscione. Design firmato da Walter de Silva, motori brillanti (dal 1.6 Twin Spark al leggendario 3.2 V6 Busso) e un handling che ancora oggi regala emozioni. La 156 ha segnato un’epoca e rappresenta una delle youngtimer italiane più ricercate.

    Fiat Coupé (1993-2000)
    Disegnata da Pininfarina (con un contributo di Chris Bangle per il frontale), è una delle coupé più belle mai prodotte in Italia. Motori 1.8, 2.0 e il 5 cilindri 2.0 turbo da 220 CV della versione Limited Edition. Design senza tempo e piacere di guida puro.

    Lancia Lybra (1999-2005)
    Forse meno appariscente, ma estremamente razionale. La Lybra è l’erede spirituale della Dedra, con un’attenzione maniacale al comfort e alla qualità degli interni. I prezzi sono ancora contenuti, ma la sua eleganza sobria inizia a essere riscoperta.

    Alfa Romeo GT (2003-2010)
    Basata sulla piattaforma della 156 ma con un corpo vettura coupé di grande personalità. Il 1.9 JTD e il 2.0 JTS sono motori affidabili e piacevoli. Un’auto che unisce il piacere di guida Alfa alla praticità di una due volumi.

    Il Meglio della Produzione Straniera

    BMW Serie 3 E46 (1998-2006)
    Considerata da molti l’ultima “vera” Serie 3 prima dell’avvento dell’elettronica invasiva. Guida precisa, motori robusti (diesel e benzina) e un’immagine che non invecchia mai. La 330i è già un classico, ma anche le versioni 320d e 318i meritano attenzione.

    Volkswagen Golf IV (1997-2003)
    “L’icona di Volkswagen che si è venduta a milioni di esemplari alla sua uscita. Comfort e potenza tedesca, look design, finiture eccezionali: la Golf è un modello senza tempo, disponibile in numerose versioni” . Particolarmente ricercate le versioni GTI e la rara VR6.

    Audi TT Prima Serie (1998-2006)
    Un oggetto di design prima ancora che un’auto. Il suo stile Bauhaus, firmato da Freeman Thomas e J Mays, è entrato nella storia. Oggi le prime serie sono molto ricercate, soprattutto la versione 1.8 Turbo da 225 CV e la coupé.

    Toyota Auris (2006-2012)
    “Nel campo delle auto affidabili, la marca asiatica Toyota ha la sua celebrità: il modello Auris. Una familiare confortevole ed elegante, riconosciuta per la sua capacità di macinare strada e accompagnarvi per anni” . Look sobrio e affidabilità giapponese: una scelta razionale per chi cerca un’auto da usare tutti i giorni.

    Mercedes Classe C W202 (1993-2000)
    La prima Classe C della storia, nata per sostituire la 190. Qualità costruttiva eccellente, motori robusti e un’eleganza senza tempo. Le versioni Sportline e i motori 6 cilindri sono i più ricercati.


    Tabella Comparativa dei Modelli Consigliati

    ModelloAnni ProduzionePregiPunti di AttenzioneFascia Prezzo (€)
    Alfa Romeo 1561997-2007Design, motori V6, handlingRuggine sui modelli primi anni3.000-8.000
    Fiat Coupé1993-2000Design Pininfarina, 5 cilindri turboRicambi specifici, elettronica5.000-15.000
    BMW Serie 3 E461998-2006Guida, robustezza, immagineRuggine passaruota, vanos4.000-12.000
    Volkswagen Golf IV1997-2003Finiture, versatilità, immagineCorrosione, impianto elettrico2.500-8.000
    Audi TT (8N)1998-2006Design iconico, handlingIncidenti, modifiche non originali5.000-14.000
    Toyota Auris2006-2012Affidabilità totale, consumiDesign anonimo, finiture basiche3.000-7.000
    Alfa Romeo GT2003-2010Stile, motori, praticitàSospensioni posteriori, interni4.000-9.000
    Lancia Lybra1999-2005Comfort, spazio, eleganzaModa altalenante, immagine2.000-5.000

    Cosa Controllare Prima dell’Acquisto

    Acquistare una youngtimer è diverso dal comprare un’auto usata normale. Ecco una checklist pratica per non sbagliare.

    1. Documentazione e Storico

    • Libretto di manutenzione: fondamentale per verificare la regolarità dei tagliandi 
    • Certificato di proprietà: controllare il numero di passaggi (troppi possono incidere negativamente) 
    • Certificazioni storiche: se presenti, possono fare la differenza per le agevolazioni fiscali 

    2. Stato della Carrozzeria

    Le youngtimer hanno un’età in cui la ruggine inizia a fare capolino. Controllate con attenzione:

    • Sottoporta e passaruota
    • Soglie e fondo
    • Intorno ai vetri e alle guarnizioni
    • Bacino del portellone e cofano

    3. Meccanica

    • Motore: rumori anomali, fumate, perdite di olio
    • Cambio: innesti precisi, rumorosità
    • Sospensioni: usura degli ammortizzatori, silent block
    • Freni: spessore pastiglie e stato dei dischi

    4. Optional e Dotazioni

    Verificate che tutti gli accessori funzionino: climatizzatore, alzacristalli elettrici, chiusura centralizzata. Su auto di quest’età, i piccoli problemi elettrici sono all’ordine del giorno.

    5. Il Consiglio degli Esperti

    Se possibile, rivolgetevi a garagisti specializzati o a venditori professionali, piuttosto che a vendite rapide tra privati . Una youngtimer è un investimento, e la sicurezza dell’acquisto vale il sovrapprezzo.


    Chi Compra le Youngtimer in Italia?

    Il mercato delle youngtimer in Italia è sorprendentemente trasversale :

    • Appassionati storici: la vedono come un investimento a medio termine, in attesa che diventino ufficialmente auto storiche con tutte le agevolazioni del caso.
    • Under 50, professionisti, creativi, lavoratori autonomi: cercano un’auto diversa dal presente, ma ancora compatibile con l’uso quotidiano . Per molti è una seconda auto, per altri è un’alternativa consapevole all’acquisto del nuovo.
    • Giovani under 35: si avvicinano al mondo delle youngtimer per passione, per distinguersi o perché attratti da un’estetica che non trovano più sulle auto moderne.

    Il Fenomeno nel Resto d’Europa e nel Mondo

    In Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, il concetto di youngtimer è ormai strutturato da tempo: esistono assicurazioni dedicate, raduni specifici e una forte cultura del mantenimento originale . In questi Paesi, alcune youngtimer hanno già iniziato a rivalutarsi in modo significativo, soprattutto i modelli tedeschi e giapponesi degli anni Novanta.

    Negli Stati Uniti, il fenomeno riguarda in particolare le auto giapponesi e le europee importate, spesso legate alla cultura tuning e motorsport.

    In Giappone, infine, alcune youngtimer europee sono considerate oggetti di culto proprio perché rappresentano un’idea di automobile “analogica” ormai rara nel paese del Sol Levante .


    Vale la Pena Comprare una Youngtimer nel 2026?

    La risposta è: dipende. Se cercate un’auto da usare tutti i giorni con la massima affidabilità e i minimi consumi, probabilmente una youngtimer non fa per voi. Ma se cercate un oggetto con personalità, che vi faccia emozionare ogni volta che lo guardate e che rappresenti un pezzo di storia dell’automobile, allora il 2026 è il momento giusto.

    Le youngtimer offrono il meglio di due mondi:

    • Prezzi ancora accessibili rispetto alle vere e proprie auto d’epoca
    • Possibilità di utilizzo quotidiano senza il timore di svalutare un investimento
    • Un legame emotivo che nessuna auto nuova potrà mai darvi
    • Potenziale di rivalutazione nei prossimi anni

    Certo, bisogna mettere in conto una manutenzione più attenta, qualche ricerca di ricambi in più e la pazienza di conoscere a fondo la propria auto. Ma è proprio questo il bello del mondo youngtimer: non è solo possesso, è relazione.

    Come sottolinea un recente approfondimento, “oggi le youngtimer non sono solo auto: sono oggetti di posizionamento culturale. Parlano di un rifiuto della velocità obbligata del nuovo, di un desiderio di controllo sulla tecnologia, di una relazione più lenta e consapevole con gli oggetti” .

    E voi, avete già in mente quale potrebbe essere la vostra prossima youngtimer?