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  • QJ SRK 800 RC: 125 CV a meno di 11.000 euro. Le giapponesi tremano

    QJ SRK 800 RC: 125 CV a meno di 11.000 euro. Le giapponesi tremano

    Prepariamoci a un terremoto nel segmento delle supersportive.

    Mentre le case nipponiche continuano ad alzare i prezzi dei loro modelli di punta, dalla Cina arriva una risposta secca, diretta e matematicamente inoppugnabile. Stiamo parlando della QJ Motor SRK 800 RC, una carenata che sta facendo impallidire le regine del segmento 600-800 con un semplice dato: 125 CV a meno di 11.000 euro .

    Ecco l’analisi completa di questa super sportiva che potrebbe rivoluzionare il mercato.

    La notizia: finalmente l’omologazione Euro 5+

    La QJ Motor SRK 800 RC non è una novità assoluta nel mondo: esiste in Cina dal 2023 ma è stata aggiornata nel 2025. La vera bomba, però, è esplosa nelle ultime settimane: il modello è ora ufficialmente anche in Europa, dato che è disponibile in Germania con omologazione Euro 5+ a un listino di 10.999 euro .

    Per l’Italia non ci sono ancora comunicazioni ufficiali, ma è ragionevole aspettarsi che sia una questione di tempo e che le condizioni economiche siano simili. Il marchio QJ Motor è già presente nel nostro paese con una rete di concessionari, quindi l’arrivo della RC è pressoché certo .

    Scheda tecnica: il ritorno del 4 cilindri

    Il cuore pulsante della SRK 800 RC è un quattro cilindri in linea da 778 cc, distribuzione DOHC a 16 valvole, che eroga una potenza massima di 125 CV (92 kW) a 12.000 giri/min . Un valore che la pone al vertice della categoria, superando di un soffio la Kawasaki Ninja ZX-6R (124 CV) e la Honda CBR 600 RR (121 CV) .

    Ecco i dati salienti:

    CaratteristicaDettaglio
    Motore4 cilindri in linea, 778 cc
    Potenza125 CV a 12.000 rpm
    Coppia78 Nm a 10.000 rpm 
    TelaioDoppia trave in alluminio
    SospensioniMarzocchi (forcella USD e mono, entrambe regolabili)
    FreniBrembo (pinze radiali)
    PneumaticiPirelli (di primo equipaggiamento)
    Peso205 kg in ordine di marcia
    Velocità max215 km/h
    Cambio6 marce con quickshifter bidirezionale di serie

    La trasmissione è affidata a un cambio a 6 rapporti con quickshifter bidirezionale di serie, e la velocità massima dichiarata è di 215 km/h . L’elettronica non manca: ABS e controllo di trazione (TCS) sono di serie, e il display è un TFT a colori .

    Il paragone con le rivali giapponesi

    Ed ecco il punto dolente per le concorrenti. Mettiamo i numeri sul tavolo:

    ModelloPotenzaPrezzo (listino)
    QJ SRK 800 RC125 CV10.999 €
    Kawasaki Ninja ZX-6R (636)124 CV12.790 €
    Honda CBR 600 RR121 CV12.190 €

    I numeri parlano chiaro: la QJ costa da 1.200 a 1.800 euro in meno delle rivali giapponesi, offrendo addirittura una potenza leggermente superiore . Un vantaggio competitivo devastante su un segmento dove il prezzo è spesso il fattore discriminante per gli acquirenti giovani.

    Bisogna poi considerare la dotazione di serie: sulla SRK 800 RC troviamo sospensioni Marzocchi, freni Brembo e pneumatici Pirelli. Niente componenti di serie B, ma pezzi di marca che danno fiducia .

    Il confronto con la “sorella” RR: chi è chi?

    Attenzione a non fare confusione. QJ Motor ha già in listino in Italia la SRK 800 RR, che costa 8.399 euro ma eroga “solo” 95 CV . Quella RR è una moto pensata per un pubblico più ampio, tanto che esiste anche una versione depotenziata per patente A2 .

    La RC è invece il modello più estremo, quello che porta la potenza a 125 CV e si candida per il segmento delle supersportive pure. Sarà probabilmente proposta a un prezzo superiore rispetto alla RR (in Germania l’RC costa 10.999 euro), ma sempre molto competitiva rispetto alle giapponesi .

    Come va? La prova su strada

    Chi ha avuto modo di provare a fondo la SRK 800 RR, ci parla di sensazioni decisamente positive, ma con qualche appunto .

    Il motore: il 4 cilindri in linea è descritto come “godurioso”. Ha le tipiche caratteristiche dei 4 in linea, ma a differenza di quanto si possa pensare, ai bassi e medi regimi non è asfittico. Anzi, è proprio ai medi che esprime il meglio di sé, sfoderando un urlo metallico e una spinta più che dignitosa .

    La ciclistica: il telaio in alluminio e il baricentro basso la rendono sorprendentemente agile nei cambi di direzione. In prova hanno notato che è “più agile che stabile”, molto svelta a cambiare direzione e a fiondarsi alla corda nei tornanti . La posizione di guida è da vera sportiva, ma curiosamente meno estrema di quanto ci si aspetterebbe, quasi da naked .

    I difetti: qualche vibrazione agli alti regimi (si sentono su pedane e serbatoio) . Il peso è leggermente superiore alle rivali (205 kg dichiarati, ma qualcuno ha rilevato anche valori superiori), e le gomme Pirelli Angel GT di primo equipaggiamento hanno un profilo più turistico che sportivo .

    In sintesi: la SRK non è una purosangue da pista come la ZX-6R, ma una sportiva stradale divertente, accessibile e ben fatta .

    La strategia QJ: il gigante cinese che nessuno aspettava

    QJ Motor non è un nome qualunque. Il marchio fa parte del gigante Geely Group, lo stesso che controlla Volvo, Polestar, Lotus e, soprattutto, Benelli . Non è un caso che alcuni modelli QJ condividano piattaforme e motorizzazioni con le Benelli che già conosciamo.

    La strategia è chiara: offrire componentistica di marca (Marzocchi, Brembo, Pirelli) a prezzi aggressivi, sfruttando le economie di scala e il basso costo della manodopera cinese. E funziona. In pochi anni, QJ Motor si è ritagliata uno spazio importante nel mercato europeo, e la SRK 800 RC è il suo cavallo di battaglia .

    Vale la pena? Il nostro giudizio

    La QJ Motor SRK 800 RC è un’operazione commerciale geniale e tempestiva. Prende un segmento in difficoltà (quello delle supersportive di media cilindrata, sempre più costose e sempre meno vendute), ci mette un motore generoso, una ciclistica di qualità e un prezzo che le giapponesi non possono eguagliare.

    I pro:

    • Rapporto prezzo/prestazioni da record (125 CV a 10.999 euro)
    • Componentistica di marca (Brembo, Marzocchi, Pirelli)
    • Quickshifter bidirezionale di serie
    • Omologazione Euro 5+, pronta per l’Europa
    • Quattro cilindri dal sound coinvolgente

    I contro:

    • Qualche vibrazione agli alti regimi
    • Leggero sovrappeso rispetto alle rivali
    • Gomme di primo equipaggiamento migliorabili
    • Il marchio non ha ancora il “mito” delle giapponesi (ma si sta costruendo)

    Il verdetto: Se siete alla ricerca di una supersportiva divertente, con un motore appagante e non volete spendere oltre 13.000 euro, la SRK 800 RC è l’affare del momento. Non compratela pensando di portare a casa una giapponese, perché non lo è. Compratela per quello che è: una moto onesta, divertente, e con un rapporto qualità/prezzo che mette letteralmente KO la concorrenza.

    Con l’arrivo in Germania, il conto alla rovescia per l’Italia è ufficialmente iniziato. E noi non vediamo l’ora di metterla sul banco di prova.

    Voto: 8,5/10 (con un bonus di 1 punto per il coraggio del prezzo).

  • Ducati DesertX 2026: la seconda generazione dell’adventure bolognese è più leggera, potente e accessibile

    Ducati DesertX 2026: la seconda generazione dell’adventure bolognese è più leggera, potente e accessibile

    La Casa di Borgo Panigale rivoluziona la sua travel enduro con un nuovo motore V2 da 890 cc, telaio monoscocca in alluminio e un prezzo inaspettatamente più basso. Arriva in concessionaria ad aprile.

    A soli quattro anni dal lancio della prima generazione, Ducati ha deciso di stravolgere la DesertX. Non si tratta di un semplice restyling o di un aggiornamento di pari passo: la Ducati DesertX 2026 è una moto completamente nuova, riprogettata attorno al fresco motore V2 e a un innovativo telaio monoscocca .

    L’obiettivo dichiarato era chiaro: migliorare le prestazioni in fuoristrada senza sacrificare il piacere di guida su strada. E i primi contatti con la stampa, avvenuti nel deserto roccioso di Almería, in Spagna, parlano di una moto più matura, agile e controllabile rispetto alla già ottima progenitrice .

    Ma la sorpresa più grande arriva dal listino: la nuova DesertX costa 16.990 euro, ovvero 700 euro in meno rispetto al modello uscente . Un fatto raro nel panorama motociclistico attuale, dove ogni nuova generazione porta con sé quasi sempre un aumento di prezzo.


    Cuore Nuovo: Il Motore V2 con Fasatura Variabile IVT

    Il cambiamento più significativo è sotto la sella. La DesertX 2026 abbandona il monocilindrico Testastretta da 937 cc per abbracciare il nuovo Ducati V2 da 890 cc, il bicilindrico a L più leggero mai realizzato dalla Casa .

    I numeri parlano chiaro:

    • Potenza massima: 110 CV a 9.000 giri/min 
    • Coppia massima: 92 Nm a 7.000 giri/min 
    • 70% della coppia disponibile già a 3.000 giri/min 

    Questo significa una moto che “tira” fin dai bassissimi regimi, fondamentale quando si affrontano salite tecniche o tratti di fango profondo. La tecnologia IVT (Intake Variable Timing) , ossia la fasatura variabile delle valvole di aspirazione, allarga ulteriormente l’erogazione, rendendola fluida in città e grintosa quando si apre il gas .

    Rapportatura Dedicata all’Off-Road

    Ducati ha lavorato anche sulla trasmissione. Le prime quattro marce sono state accorciate per avere una risposta più pronta nei tratti lenti e tecnici, mentre la sesta marcia è stata allungata per ridurre i giri del motore in autostrada, migliorando comfort e consumi nei lunghi trasferimenti .

    Un’altra ottima notizia per chi macina chilometri: l’intervallo per il controllo del gioco valvole è stato portato a 45.000 km (olio ogni 15.000 km), riducendo drasticamente i costi di manutenzione .

    Telaio Monoscocca: Rivoluzione Ciclistica

    La seconda grande novità è il telaio monoscocca in alluminio. Questa soluzione, derivata dalle superbike, utilizza il motore come elemento strutturale e integra al suo interno la cassa filtro dell’aria .

    I vantaggi sono molteplici:

    • Leggerezza: la moto pesa ora 209 kg in ordine di marcia (senza benzina) , con un risparmio di circa 4 kg rispetto al passato .
    • Rigidità: migliora la sensazione di precisione e stabilità alle alte velocità.
    • Manutenzione semplificata: il filtro dell’aria è ora accessibile frontalmente senza dover smontare il serbatoio, un dettaglio molto apprezzato da chi usa la moto spesso su terreni polverosi .

    Ciclistica e Freni: Più Modulabilità, Meno Brutalità

    Le sospensioni sono affidate a KYB, con una forcella a steli rovesciati da 46 mm completamente regolabile e un monoammortizzatore posteriore con leveraggio progressivo Full-floater .

    L’accorgimento più interessante arriva dai freni. L’impianto firmato Brembo monta ora dischi anteriori da 305 mm (in precedenza erano 320 mm) . Pur essendo più piccoli, accoppiati alle nuove pinze monoblocco M4.32 e a una pompa radiale rinnovata, garantiscono una modulazione molto più fine.

    Sullo sterrato, questo si traduce in una minore tendenza a bloccare la ruota, rendendo la guida più sicura per i meno esperti. Su strada, la potenza frenante resta comunque eccellente .

    Elettronica e Connettività da Ammiraglia

    La DesertX 2026 è equipaggiata con la piattaforma inerziale a 6 assi che gestisce una suite completa di controlli:

    • Cornering ABS (4 livelli + Off) 
    • Ducati Traction Control (8 livelli + Off) 
    • Ducati Wheelie Control (antimpennata)
    • Engine Brake Control (freno motore)

    Ci sono 6 Riding Mode (Sport, Touring, Urban, Wet, Enduro, Rally). Le modalità Enduro e Rally sono specifiche per l’off-road e permettono di disinserire l’ABS al posteriore o completamente .

    Il nuovo cruscotto TFT a colori da 5 pollici è posizionato orizzontalmente. Nella modalità Rally, lo schermo si trasforma in un trip master con funzioni da cronometro, utilissimo per la navigazione su sterrato .

    Prezzo, Disponibilità e Versioni

    • Prezzo: 16.990 euro (f.c.) 
    • Disponibilità: già nelle concessionarie italiane da Aprile 2026 
    • Colore: Matt Star White Silk (la versione di lancio) 
    • Patente A2: disponibile fin da subito una versione depotenziata a 35 kW 

    Scheda Tecnica Sintetica

    DimensioneDettaglio
    MotoreBicilindrico a L, 890 cc, IVT
    Potenza110 CV @ 9.000 rpm
    Coppia92 Nm @ 7.000 rpm
    Peso (in ordine)209 kg
    Serbatoio18 litri
    Sella880 mm (riducibile a 840 mm)
    CerchiAnteriore 21″, Posteriore 18″ (tubeless)
    PneumaticiPirelli Scorpion Rally STR
  • Triumph Scrambler 400 XC: la piccola che ti porta dove finisce l’asfalto

    Triumph Scrambler 400 XC: la piccola che ti porta dove finisce l’asfalto

    Triumph ha una filosofia chiara: quando fai le cose, fallo bene. Anche quando si parla di un motore piccolo, anche quando si parla di una moto entry-level, anche quando il prezzo deve essere competitivo. Basta guardare la gamma 400 di Hinckley per capirlo: Speed 400 per la città, Scrambler 400 X per l’uso misto, e poi c’è lei, la Scrambler 400 XC. Quella con la vocazione off-road più marcata, il look cattivo e la sostanza per portarti dove l’asfalto finisce .

    L’abbiamo provata, l’abbiamo studiata e siamo pronti a dirvi perché questa piccola inglese è molto più di una “moto per neopatentati”.


    1. Stile: l’enduro degli anni ’70 rivive

    Nella colorazione Racing Yellow che avete visto in foto, la Scrambler 400 XC sembra uscita da un catalogo vintage degli anni ’70. Ma non è una replica: è una reinterpretazione moderna di un’epoca in cui le moto avevano carattere e si sporcavano senza paura .

    I dettagli che la rendono speciale sono tanti e tutti curati:

    • Cerchi a raggi Excel da 19″ all’anteriore e 17″ al posteriore, in alluminio leggero e con pneumatici tubeless Metzeler Karoo Street 
    • Parafango anteriore alto, quello che subito ti fa capire che questa moto non ha paura del fango
    • Carter motore in alluminio e piastre paramotore di serie 
    • Paramani e cupolino (flyscreen) verniciati in tinta 
    • Doppio scarico sovrapposto sul lato destro, una firma Triumph inconfondibile 
    • Paracoppa in alluminio e barre paramotore che non sono solo estetica, ma protezione vera 
    • Griglia parasassi sul faro che fa subito “off-road” 

    Il serbatoio da 13 litri ha i para ginocchia in gomma, proprio come le enduro di una volta, e sulla fiancata sinistra c’è persino una falsa targa porta numero . Sono questi piccoli dettagli a fare la differenza, a raccontare una storia.


    2. Il motore TR: 40 cavalli ben spesi

    Il cuore della Scrambler 400 XC è il noto monocilindrico TR da 398 cc raffreddato a liquido, 4 valvole, doppio albero a camme in testa . E i numeri parlano chiaro:

    CaratteristicaValore
    Potenza massima40 CV (29,4 kW) a 8.000 giri/min
    Coppia massima37,5 Nm a 6.500 giri/min
    Rapporti6 marce con frizione antisaltellamento
    AlimentazioneIniezione elettronica, Ride by Wire

    Niente di stratosferico, ma 40 cavalli sono la dose perfetta per una moto di questa categoria: abbastanza per divertirti, non troppi per spaventarti. La potenza è esattamente al limite della patente A2 .

    Sulla strada, il motore si dimostra brioso e pronto. L’erogazione è lineare, il sound discreto ma personale (quel doppio scarico laterale aiuta). La frizione è morbida e ben dosabile, il cambio preciso. E gli intervalli di manutenzione? Ogni 16.000 km. Una manna per il portafoglio .

    L’unico appunto? La rapportatura è corta. A 100 km/h indicati (che sono circa 90 reali, con un 10% di errore del contagiri ), il motore è già a 6.000 giri. Se fate tanta autostrada, qualcuno ha già provato a montare la corona da 15 denti della Speed 400 per allungare i rapporti .


    3. Ciclistica da vera off-road

    Qui sta la differenza tra la XC e le sorelle. La Scrambler 400 XC monta:

    • Forcella a steli rovesciati Big Piston da 43 mm con escursione di 150 mm 
    • Monoammortizzatore posteriore con serbatoio separato e regolazione del precarico, anch’esso con 150 mm di escursione 
    • Telaio perimetrale in acciaio a doppia culla 
    • Forcellone posteriore in alluminio 

    Tutti dettagli che sulla carta promettono bene. E sulla strada (e sullo sterrato) mantengono.

    La sensazione è quella di una moto solida, piantata, sincera. La forcella Big Piston assorbe bene le buche e le imperfezioni, anche a velocità sostenuta, e i 150 mm di escursione ti permettono di affrontare lo sterrato leggero con fiducia. Non è una enduro pura, intendiamoci, ma per quello che promette (una scrambler versatile) è più che all’altezza .

    Il telaio in acciaio è rigido ma non troppo, e la ciclistica ben bilanciata rende la moto agile e scattante tra le curve .


    4. Freni, elettronica e strumentazione

    Frenata

    All’anteriore un disco da 320 mm con pinza radiale ByBre a 4 pistoncini. Al posteriore un disco da 230 mm con pinza flottante a singolo pistoncino .

    L’ABS Bosch a due canali è di serie, ma la bella notizia è che si può disinserire al posteriore per chi vuole giocare un po’ sullo sterrato . La frenata è pronta, potente, ben modulabile. Qualcuno avrebbe voluto pastiglie più aggressive, ma per l’uso quotidiano vanno più che bene .

    Elettronica

    Il Ride by Wire Bosch gestisce l’erogazione e il controllo di trazione (disattivabile) su tre livelli . Non ci sono mappe motore selezionabili, ma con 40 CV non è che servano chissà quali complicazioni.

    Strumentazione

    Qui Triumph ha fatto una scelta coraggiosa in un’epoca di tablet giganti: un tachimetro analogico classico, rotondo, elegante, affiancato da un piccolo display LCD multifunzione . Ci sono tutte le info che servono (velocità, marcia, consumo, autonomia) ma senza la distrazione di uno schermo enorme. E funziona.

    Completano il quadro: illuminazione full LED con firma DRL al faro, porta USB-C sotto il cupolino, immobilizer di serie .


    5. In sella: l’ergonomia giusta

    L’altezza sella è di 835 mm . Un compromesso ragionevole: non troppo alta da escludere i piloti più bassi, non troppo bassa da sembrare una moto da città.

    Il manubrio è largo e la posizione di guida è eretta e dominante . Le pedane sono leggermente rialzate per favorire la guida in piedi sullo sterrato. Il peso in ordine di marcia è di 186 kg .

    La sella è ben imbottita e spaziosa. Per una persona di statura media (1,70-1,75 m), l’ergonomia è praticamente perfetta. Anche i passeggeri hanno una porzione di sella dedicata e un comodo maniglione .


    6. Consumi e autonomia

    Con un serbatoio da 13 litri, la Scrambler 400 XC si comporta egregiamente:

    PercorsoConsumo medio
    Misto (dichiarato)28,5 km/l
    Misto (prova reale)~27 km/l 
    Autonomia~340-370 km

    Nella pratica, con una guida normale si viaggia tra i 25 e i 28 km/l. L’autonomia supera ampiamente i 300 km, la qual cosa la rende utilizzabile anche per i giri fuoriporta senza ansia da riserva .


    7. Prezzi e disponibilità

    Il prezzo di listino della Triumph Scrambler 400 XC è di 7.245 euro franco concessionario .

    Le colorazioni disponibili sono tre:

    • Racing Yellow (quella delle foto, la più grintosa) 
    • Storm Grey (elegante e discreta) 
    • Vanilla White (bianco candido, retrò) 

    La garanzia è 2 anni a chilometraggio illimitato, e come dicevamo gli intervalli di manutenzione ogni 16.000 km .

    Sul mercato dell’usato, il modello 2026 si aggira intorno ai 6.700-7.300 euro a seconda dei km e delle condizioni .


    La differenza tra Scrambler 400 X e XC

    A molti sfugge la differenza, quindi chiariamola subito. La gamma 400 Triumph è composta da tre modelli :

    ModelloVocazioneRuoteEscursione sospensioniDettagli off-road
    Speed 400Urbana17″ (entrambe)140/130 mmNessuno
    Scrambler 400 XVersatile19″ anteriore, 17″ posteriore150/150 mmParafango alto, paramani
    Scrambler 400 XCOff-road marcata19″ anteriore, 17″ posteriore150/150 mmTutto quanto della X + piastre paramotore, paracoppa in alluminio, barre paramotore, griglia faro

    La XC è la X con un’anima più avventurosa e una dotazione di serie pensata per lo sterrato. Costa di più (la X parte da circa 6.700 euro), ma offre anche di più a chi vuole davvero uscire dall’asfalto .


    Il Nostro Giudizio

    La Triumph Scrambler 400 XC è una moto onestaben costruita e divertente. Non ha i cavalli che fanno paura, ma ha le sospensioni che fanno la differenza e un’estetica che ti fa girare la testa.

    È pensata per il giovane neopatentato che vuole fare il salto di qualità senza sentirsi sopraffatto . Ma anche per il motociclista esperto che, dopo anni di litre e centinaia di cavalli, ha voglia di tornare alle basi, di sporcarsi un po’, di guidare senza pilotare .

    I pregi sono tanti: il motore è allegro, la ciclistica è azzeccata, l’estetica è da vera Triumph. I difetti sono pochi: la rapportatura corta (rimediabile), qualche risparmio sulle pastiglie freno, il prezzo non proprio popolare.

    Ma nel panorama delle scrambler entry-level, la XC è una delle migliori che si possano comprare oggi.

    Triumph ha preso un motore piccolo e ci ha costruito una moto grande. E si sente.

  • Aprilia Tuono 457: la piccola peste di Noale che conquista i giovani (e non solo)

    Aprilia Tuono 457: la piccola peste di Noale che conquista i giovani (e non solo)

    C’è una moto che sta facendo impazzire i neopatentati e non solo. Si chiama Aprilia Tuono 457, è nata nello stabilimento di Noale e rappresenta il biglietto da visita perfetto per chi vuole avvicinarsi al mondo delle naked sportive senza farsi prendere la mano da cavalli ingestibili.

    Direttamente derivata dalla sorella carenata RS 457, la Tuono 457 ha fatto il suo debutto a EICMA 2024  ed è arrivata nei concessionari a partire da aprile 2025 . E in pochi mesi ha già conquistato una fetta importante del segmento A2, quello riservato ai giovani (e non solo) che possono guidare moto fino a 47,6 CV . Ma è davvero all’altezza delle aspettative? Mettiamola sotto la lente d’ingrandimento.


    1. Chi è la Tuono 457: il DNA Aprilia in formato entry level

    Partiamo da un dato di fatto: Aprilia, con la Tuono 457, ha voluto creare una moto accessibile ma non banale. Il segmento delle naked per patente A2 è affollatissimo : ci sono la KTM Duke 390, la Kawasaki Z500, l’Honda CB500 Hornet. Tutte ottime moto, ma nessuna può vantare un pedigree come quello della Casa di Noale.

    La Tuono 457 si pone come la “sorella minore” delle ammiraglie Tuono V4 e Tuono 660, ereditandone lo spirito e quell’atteggiamento un po’ irriverente che ha reso celebre il marchio . Ma non è solo marketing: sotto la carrozzeria c’è una moto vera, pensata per divertire senza spaventare.

    Una curiosità: la moto è stata progettata e sviluppata in Italia, presso il quartier generale Aprilia di Noale, ma viene prodotta in India per contenere i costi . Questo ha permesso di fissare un prezzo competitivo senza sacrificare la qualità. Ed è una strategia che sta funzionando.


    2. Motore e prestazioni: il limite della patente A2

    Il cuore della Tuono 457 è il bicilindrico parallelo frontemarcia da 457 cc, un motore che è già stato apprezzato sulla RS 457 . I numeri parlano chiaro:

    CaratteristicaValore
    Cilindrata457 cc
    Potenza massima47,6 CV (35 kW) a 9.400 giri/min
    Coppia massima44 Nm (o 43,5 Nm) a 6.700 giri/min
    DistribuzioneBialbero, 4 valvole per cilindro
    Fasatura270° (tipica dei bicilindrici “crossplane”)

    Quei 47,6 CV non sono stati scelti a caso. È esattamente il limite massimo consentito per la patente A2 insieme al rapporto peso/potenza . Aprilia ha voluto sfruttare fino all’ultimo cavallo disponibile, regalando ai giovani la moto più performante possibile senza infrangere le regole.

    Sulla strada cosa significa? Che la Tuono 457 è svegliissima. Grazie anche all’accorciamento del rapporto finale (44 denti alla corona contro i 43 della RS), la moto spinge con decisione già dai 5.000 giri e si fa davvero sentire nella fascia 6.000-9.500 giri . I rilevamenti parlano di 0-100 km/h in 4,6 secondi e una velocità massima di poco superiore ai 176 km/h . Non male per una “125” cresciuta.

    Unico neo? Il motore non è il massimo in termini di carattere e trasmette qualche vibrazione a manubrio e pedane quando ci si avvicina al limitatore . Ma è un difetto comune a molte bicilindriche di questa cilindrata.


    3. Ciclistica e telaio: il segreto della sportività

    Qui è dove Aprilia fa la differenza. Mentre molte concorrenti utilizzano telai in acciaio, la Tuono 457 monta un telaio a doppio trave in alluminio . Un componente costoso, che di solito si trova su moto di cilindrata e prezzo ben superiori.

    Il motore è elemento portante del telaio: è fissato anteriormente al semitelaio in alluminio e posteriormente al forcellone bibraccio in acciaio . Il risultato? Una rigidità torsionale eccellente e un avantreno preciso come pochi.

    Le sospensioni sono affidabili: forcella a steli rovesciati da 41 mm e monoammortizzatore posteriore, entrambi regolabili nel precarico . L’escursione è di 120 mm all’anteriore e 130 mm al posteriore .

    I freni sono di buon livello: all’anteriore un disco da 320 mm con pinza radiale Bybre, al posteriore un disco da 220 mm . L’ABS Bosch a due canali è di serie e si può disinserire al posteriore per chi vuole divertirsi un po’ di più .

    Nella guida, la Tuono 457 è una divoratrice di tornanti. Scende in piega con una rapidità impressionante, i cambi di direzione sono fulminei e l’avantreno dà una fiducia incredibile . I tester la descrivono come “sincera” e “comunicativa”  – due aggettivi che chi ama guidare apprezza moltissimo.

    L’unico appunto: la forcella, nella guida sportiva, è risultata un po’ troppo morbida per alcuni tester, mentre il mono è parso un po’ rigido in città .


    4. Elettronica: da vera moto premium

    Su questo fronte, la Tuono 457 non si risparmia. Il Ride by Wire (acceleratore elettronico) permette di gestire tre mappe motore :

    • SPORT: la più performante e reattiva
    • ECO: per un consumo ottimizzato
    • RAIN: potenza e coppia smussate per l’aderenza ridotta

    A queste si aggiunge il traction control (ATC) su tre livelli di intervento, disattivabile per i più esperti . A completare il quadro, un ABS Bosch a due canali con possibilità di escludere l’intervento al posteriore .

    La strumentazione è un display TFT a colori da 5 pollici, ben leggibile anche sotto il sole . Ci sono quattro menu principali, incluso uno dedicato alla pista che riporta i tempi sul giro .

    Opzionale, ma caldamente consigliato, il quickshift bidirezionale (cambio elettronico senza frizione) che costa circa 199 euro . Funziona benissimo agli alti regimi, mentre ai bassi mostra qualche incertezza .


    5. Ergonomia e comfort: una naked vera

    Sulla Tuono 457 ci si sente subito a casa. La sella è a 800 mm da terra , una misura che permette a molti di appoggiare bene i piedi senza sentirsi “sospesi”. Il peso a secco è di 159 kg (circa 175 kg in ordine di marcia) , un dato eccellente per la categoria.

    La posizione di guida è quella tipica delle naked: busto leggermente caricato in avanti grazie al manubrio largo, gambe raccolte per via delle pedane arretrate . La distanza sella-manubrio è ottimale, non si affatica nemmeno dopo ore di guida .

    Il serbatoio è stato ridisegnato rispetto a quello della RS 457, con incavi laterali che permettono di stringere bene le gambe in frenata . Un dettaglio che fa la differenza nella guida sportiva.

    Il passeggero ha una porzione di sella ampia e ben imbottita, due maniglie per aggrapparsi e pedane non eccessivamente ravvicinate . Per una naked, è già molto.


    6. Consumi e autonomia

    Con un serbatoio da 13 litri , la Tuono 457 si comporta egregiamente. I consumi medi dichiarati si aggirano intorno ai 23 km/l, anche se in autostrada a 120 km/h si scende a 21,3 km/l e in extraurbano si arriva a 32,4 km/l . L’autonomia massima supera i 250 km , abbastanza per non dover fare il pieno ogni due giorni.


    7. Prezzo e concorrenza

    L’Aprilia Tuono 457 costa 6.599 euro franco concessionario (qualche fonte parla di 6.650 euro) . Un prezzo in linea con le rivali dirette: la Honda CB500 Hornet parte da cifre simili, la KTM Duke 390 costa qualcosa meno, la Kawasaki Z500 si posiziona nella stessa fascia.

    La differenza la fa cosa si riceve in cambio. Per quei soldi, Aprilia offre:

    • Un telaio in alluminio (unicum nel segmento)
    • Elettronica completa con Ride by Wire, mappe e TC regolabile
    • Estetica da vera Aprilia, con richiami alla storica Tuono 1000 R 
    • Un motore portato esattamente al limite della normativa A2

    Disponibile in due colorazioni: Piranha Red (rosso/nero) e Puma Gray (grigio/bianco) .


    8. Per chi è fatta?

    La Tuono 457 è una moto pensata principalmente per due categorie di pubblico.

    Per i giovani neopatentati

    È la scelta ideale per chi esce dal 125 e vuole fare il salto di qualità senza sentirsi sopraffatto. È leggera, maneggevole, ha una sella bassa e una potenza che non spaventa ma che diverte . La ciclistica precisa e l’elettronica ben tarata aiutano a fare esperienza in sicurezza.

    Per i veterani in cerca di leggerezza

    C’è anche un’altra categoria: quella dei motociclisti esperti che, dopo anni di hypernaked da 200 CV, vogliono tornare a guidare senza pilotare . Quelli che hanno capito che non servono mille cavalli per divertirsi, e che una moto leggera e bilanciata regala emozioni che le superpotenziate hanno perso da tempo.

    La Tuono 457 è per loro. Per chi vuole mollare i freni, lasciar scorrere la moto in curva e sentire quello che succede, senza l’elettronica che pensa al posto tuo .


    Il Nostro Giudizio

    L’Aprilia Tuono 457 è una moto che centra l’obiettivo. È ben costruita, ha personalità e un motore brillante . Costa il giusto e offre qualcosa che le concorrenti non hanno: il fascino di un marchio che respira racing, con 50 titoli mondiali alle spalle e una presenza dominante in MotoGP .

    Non è perfetta (le vibrazioni e le sospensioni un po’ morbide per la guida sportiva ci sono), ma nel complesso è una delle migliori interpreti del segmento A2.

    Se state cercando la vostra prima moto “seria”, o se volete riscoprire il piacere di guidare senza esagerare, la Tuono 457 merita assolutamente un posto nella vostra lista.

    Aprilia l’ha fatta piccola, ma nel cuore è grande come le sorelle. E si guida col sorriso.

  • Any LUV1: la moto elettrica che ha il baule di una station wagon

    Any LUV1: la moto elettrica che ha il baule di una station wagon

    C’era una volta una distinzione chiara: chi prende lo scooter si muove veloce ma porta poco, chi prende l’auto porta tutto ma rimane imbottigliato nel traffico. Se siete tra quelli che hanno sempre sognato un mezzo capace di infilarsi come un due ruote ma caricare come una piccola auto, la Milano Design Week 2026 ha svelato qualcosa che fa proprio per voi.

    Si chiama Any LUV1, è una moto elettrica completamente fuori dagli schemi, e arriva da una startup belga che promette di rivoluzionare la mobilità urbana.

    Ecco tutto quello che c’è da sapere.


    1. Chi è Any: la startup che vuole cambiare le regole

    Any è un marchio giovanissimo, fondato nel 2024 e guidato da Pieter Van de Velde (CEO) e Erik de Winter (CCO) . L’idea di fondo è ambiziosa: colmare il vuoto che oggi separa gli scooter dalle citycar, creando una categoria completamente nuova di veicolo .

    Il nome LUV1 sta per Life Utility Vehicle – un termine coniato dall’azienda stessa per definire questa nuova tipologia di mezzo. E la scelta di presentarlo a Milano non è casuale: la Design Week è il palcoscenico ideale per un oggetto che vuole essere al tempo stesso funzionale e bello .

    Il design è stato affidato a Lowie Vermeersch e al suo studio torinese Granstudio. Chi è Vermeersch? L’ex direttore creativo di Pininfarina, lo studio che ha disegnato alcune delle auto più belle del mondo . Insomma, il DNA italiano c’è eccome.


    2. Il segreto è nel carico: 120 litri di spazio

    Ora arriva la parte che vi farà cadere dalla sedia. La Any LUV1 integra un vano di carico da 120 litri .

    Centoventi litri. Per darvi un termine di paragone, è più o meno lo stesso volume che trovate nel bagagliaio di una Fiat Panda o di una Dacia Sandero. Su una moto.

    Come ci sono riusciti? Semplice (ma geniale): hanno eliminato il motore termico e il serbatoio, e quello spazio è stato trasformato in un vano multifunzione modulare . Il telaio è in alluminio pressofuso ad alta pressione, composto da due elementi che fungono da colonna vertebrale del veicolo e creano un’architettura modulare .

    All’interno di quel vano, che potete aprire come un vero e proprio baule laterale o posteriore, ci potete infilare:

    • La spesa della settimana
    • Lo zaino da lavoro
    • Il computer portatile
    • La borsa da palestra
    • Addirittura il vostro cane di piccola taglia

    E non finisce qui: sono disponibili anche divisori configurabiliportapacchi anteriori e posteriori, e persino un “poncho” paraschizzi per proteggere il carico dalla pioggia o coprire la sella . La personalizzazione è uno dei cavalli di battaglia del marchio: pannelli laterali intercambiabili, colori su misura, sella dedicata .


    3. Prestazioni: da 125, ma più furba

    Sotto il profilo meccanico, la Any LUV1 adotta un motore elettrico nel mozzo posteriore raffreddato ad aria . I numeri:

    CaratteristicaValore
    Potenza di picco11 kW (15 CV)
    Potenza continua7 kW
    Velocità massima100 km/h
    0-50 km/h4,1 secondi

    Con queste cifre, il LUV1 rientra nella categoria delle 125 cc . La buona notizia? È guidabile con patente A1 o con la patente B (purché abbiate almeno tre anni di esperienza di guida) . Insomma, non servono esami aggiuntivi.

    Le modalità di guida includono Eco, Normal, Curb Assist e persino il Reverse per le manovre di parcheggio .


    4. Batterie e autonomia: estraibili e cittadine

    Il LUV1 monta due batterie agli ioni di litio estraibili, per una capacità complessiva di 6,5 kWh a 72 Volt .

    L’autonomia dichiarata in uso urbano varia tra i 100 e i 140 km . Un dato onesto, considerando l’uso cittadino per cui è pensato. La ricarica avviene tramite unità esterna su una normale presa domestica da 220V, con tempi compresi tra 2,5 e 4 ore a seconda della configurazione .

    Il fatto che le batterie siano estraibili è un dettaglio fondamentale: potete portarle in casa o in ufficio per ricaricarle, senza dover cercare una colonnina pubblica. Una soluzione che risolve uno dei problemi più fastidiosi della mobilità elettrica urbana.


    5. Un design che parla italiano

    Non c’è solo la sostanza, nella Any LUV1. C’è anche la forma. E la forma, come anticipato, porta la firma di Lowie Vermeersch e di Granstudio .

    Le linee sono moderne, essenziali e curate. Il frontale è pulito, le superfici sono lisce, i volumi sono ben proporzionati. Non è una moto “brutalista” da carico, ma un oggetto di design che vuole essere bello da guardare quanto utile da usare.

    L’illuminazione è full LED, il display è LCD, e l’avviamento è keyless. C’è anche la connettività tramite app e una presa USB per ricaricare il telefono .


    6. Prezzo e disponibilità: arriva nel 2027

    La Any LUV1 non è ancora in produzione. La presentazione alla Milano Design Week è stato il debutto ufficiale, ma le consegne sono previste per la fine del 2027 .

    Il prezzo si aggirerà tra i 7.000 e i 10.000 euro, a seconda delle configurazioni e dei mercati . Non è economica – una buona moto 125 termica costa meno – ma bisogna considerare che è un prodotto di nicchia, dalle caratteristiche uniche e con un design firmato ex-Pininfarina.

    La buona notizia è che i preordini sono già aperti sul sito ufficiale del marchio, con un deposito iniziale di soli 49 euro . Sul sito è anche attivo un configuratore online che vi permette di personalizzare la vostra LUV1 prima ancora che esista.


    La concorrenza (per ora, non esiste)

    E qui sta il punto interessante. Nel segmento dei “veicoli elettrici a due ruote con grande capacità di carico”, la Any LUV1 oggi non ha concorrenti.

    I tradizionali scooter elettrici (come Piaggio One, Silence S01 o Niu) hanno vani sottosella da 20-30 litri, al massimo. Le cargo bike sono lente e richiedono pedalata assistita. I motofurgoni sono più pensati per le consegne professionali.

    La LUV1 si posiziona esattamente nel mezzo: agile come uno scooter, capiente come una piccola auto. Per i pendolari urbani, per chi fa la spesa, per i rider, per le famiglie che non vogliono usare l’auto per ogni commissione, potrebbe essere la soluzione definitiva.


    Il Nostro Giudizio

    La Any LUV1 è una di quelle idee che, quando le senti, ti chiedi: “Ma perché non ci ho pensato prima?”. È così ovvia che è geniale.

    Certo, i 7.000-10.000 euro di listino sono una cifra importante. E l’autonomia di 100-140 km la rende una compagna di città, non per i lunghi viaggi. Ma se il prodotto manterrà le promesse, e se la qualità costruttiva sarà all’altezza del design, la LUV1 potrebbe davvero ritagliarsi un posto nel mercato.

    La sfida più grande, forse, non è tecnica ma culturale. Per decenni abbiamo pensato che la moto servisse solo per muoversi, e l’auto per trasportare. Any ci sta dicendo che forse, nel futuro della mobilità urbana, non dobbiamo più scegliere.

    E se avete una città da esplorare e una vita da vivere, una LUV potrebbe essere l’unico mezzo di cui avrete davvero bisogno.

  • Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    Moto Morini X-Cape 700: l’evoluzione italo-cinese che corregge il tiro

    C’era una volta la X-Cape 650: crossover dal look accattivante, prezzo aggressivo, ma con un piccolo neo – quel motore un po’ troppo “pigro” ai bassi regimi, che in città o nei sorpassi chiedeva sempre un attimo di pazienza in più. Moto Morini ha ascoltato i feedback e ha fatto di più: ha aumentato la cilindrata, ha affinato l’erogazione e ha arricchito la dotazione, senza però intaccare il suo punto di forza, ovvero l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

    Benvenuti sulla Moto Morini X-Cape 700, l’evoluzione della crossover che ha conquistato il pubblico con il suo mix di stile italiano, componentistica di qualità e prezzo accessibile. Oggi arriva in concessionaria con un motore più grintoso, una dotazione ancora più ricca e la stessa anima eclettica che l’ha resa amata da chi cerca una moto per tutto, senza dover svuotare il conto in banca.


    Chi è Moto Morini oggi: storia italiana, anima cinese

    Prima di parlare della moto, vale la pena capire chi la produce. Moto Morini è un marchio con radici profonde: fondata a Bologna nel 1937, ha attraversato decenni di gloria e un declino negli anni ’80 che l’aveva quasi fatta sparire dal panorama motociclistico .

    Nel 2018, la svolta: il gruppo cinese Zhongneng Vehicle Group (ZNEN) acquisisce il marchio con una promessa chiara: mantenere l’anima italiana viva . Oggi il quartier generale del design resta a Trivolzio, in provincia di Pavia, mentre la produzione sfrutta l’efficienza industriale della Cina . Il risultato? Moto dal design italiano, con componentistica di primo livello, a prezzi che le concorrenti europee e giapponesi faticano a eguagliare.


    Motore: da 650 a 693 cc, la “cura” che serviva

    Il cuore della X-Cape 700 è il suo bicilindrico parallelo frontemarcia da 693 cc, raffreddato a liquido, con distribuzione a doppio albero a camme in testa (DOHC) e 4 valvole per cilindro .

    Rispetto alla precedente 650, la cilindrata è cresciuta grazie a un aumento della corsa di 3 mm (da 61 a 64 mm), mentre l’alesaggio è rimasto invariato a 83 mm . Il risultato? 70 CV di potenza massima a 8.500 giri/min e soprattutto 68 Nm di coppia a 6.500 giri/min .

    DatoX-Cape 650X-Cape 700Variazione
    Cilindrata649 cc693 cc+44 cc
    Potenza60 CV70 CV+10 CV
    Coppia56 Nm68 Nm+12 Nm (+18%)
    Peso a secco210 kg213 kg+3 kg

    I numeri sulla carta sono migliorati, ma è nella guida reale che si sente la differenza. L’obiettivo era chiaro: eliminare quella “pigrizia” ai bassi regimi che era l’unica vera pecca della 650 . Missione compiuta. Il motore ora ha una spinta più fluida e reattiva già dai bassi, diventando particolarmente corposo tra i 5.000 e i 6.000 giri, dove offre quella sensazione di prontezza che prima mancava .

    Un piccolo neo permane: una lieve incertezza nell’erogazione quando si tenta un sorpasso in quinta o sesta marcia senza scalare, appena sotto la soglia dei 5.000 giri . Ma nel complesso, il progresso è netto e tangibile.

    Curiosità tecnica: il motore “Kawasaki” sotto mentite spoglie

    Il bicilindrico della X-Cape 700 è, nelle sue origini, il celebre motore Kawasaki 650 (quello della Ninja 650 e della Versys), prodotto su licenza da CFMoto e poi utilizzato da Moto Morini . Questo significa che ci troviamo di fronte a un propulsore rodata e affidabile, con una meccanica collaudata e una manutenzione che promette di essere tutt’altro che esosa: gli intervalli per il controllo delle valvole arrivano a  40.000 km .


    Ciclistica: componenti premium che fanno la differenza

    Se il motore è la novità principale, la ciclistica conferma quanto di buono già visto sulla 650, con una dotazione che in questa fascia di prezzo è semplicemente fuori categoria.

    Sospensioni: Marzocchi e KYB, il meglio dei due mondi

    All’anteriore troviamo una forcella Marzocchi a steli rovesciati da 50 mm di diametro, completamente regolabile in compressione ed estensione, con 175 mm di escursione . Un componente di tutto rispetto, che da solo vale gran parte del prezzo della moto. Al posteriore, un monoammortizzatore KYB con 165 mm di escursione, regolabile nel precarico (sulla versione Raggi anche tramite manopola remota) .

    Il comportamento su strada? La forcella Marzocchi lavora bene, assorbendo le irregolarità senza eccessi, e offre un ottimo feeling con l’anteriore . Il posteriore KYB è un po’ più secco sullo sconnesso, ma contribuisce a quella sensazione di solidità e stabilità che rende la X-Cape così rassicurante in curva .

    Freni: Brembo con ABS Bosch disinseribile

    L’impianto frenante è firmato Brembo: doppio disco anteriore da 298 mm con pinze a due pistoncini, e disco posteriore da 255 mm . Il sistema ABS è di serie, firmato Bosch, e può essere disinserito sulla ruota posteriore per l’uso fuoristrada .

    L’unico appunto? Alcuni tester hanno segnalato un comando anteriore un po’ “spugnoso” nelle staccate più decise . La potenza c’è, ma manca quel mordente immediato che ci si aspetterebbe da un impianto Brembo.

    Ruote e pneumatici: due anime, due allestimenti

    La X-Cape 700 è proposta in due versioni, che si differenziano principalmente per le ruote:

    VersioneCerchiPneumaticiPrezzoDotazione extra
    LegaIn lega (alluminio)Pirelli Scorpion Trail II (asfalto)7.190 €Solo in nero
    RaggiA raggi tubelessPirelli Scorpion Rally STR (misti)7.590 €Cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota

    Entrambe le versioni montano ruote con configurazione classica da crossover: 19″ all’anteriore e 17″ al posteriore .


    Dotazione: tecnologia e comfort senza sorprese

    Qui Moto Morini ha giocato la carta dell’abbondanza. La dotazione di serie è talmente ricca da far sembrare povere molte concorrenti che costano il 30-40% in più.

    La dashcam integrata: unico nel segmento

    Il fiore all’occhiello della tecnologia di bordo è la dashcam frontale integrata . Una piccola telecamera posizionata sotto il faro che inizia a registrare non appena si accende il quadro. I video vengono salvati su una scheda CF interna e possono essere visualizzati e scaricati tramite app dedicata . Perfetta per eventuali sinistri o semplicemente per rivedere i propri giri.

    Display TFT da 7 pollici con navigazione

    Il cruscotto è un display TFT a colori da 7 pollici, con connettività Bluetooth per la sincronizzazione con lo smartphone . Tramite app (Carbit Ride) è possibile avere la navigazione turn-by-turn, gestire chiamate e musica . La leggibilità è buona anche alla luce diretta del sole, un dettaglio che molte concorrenti faticano ancora a risolvere .

    Tutto il resto

    L’elenco della dotazione di serie è lunghissimo:

    • Illuminazione: full LED con fari a matrice 
    • Protezioni: paramani, paracalore motore, paracartere 
    • Comfort: parabrezza regolabile con una mano (senza attrezzi), manopole e sella riscaldate (sulla Gold Edition) 
    • Connettività: prese USB e USB-C per la ricarica 
    • Sicurezza: sensori di pressione pneumatici (TPMS), ABS Bosch disinseribile, frizione antisaltellamento 
    • Elettronica: due modalità di guida (Street e Off-Road) 

    Piccola nota: a differenza di molte concorrenti, la X-Cape 700 non ha il controllo di trazione (TCS) nelle versioni base, ma lo monta sulla Gold Edition . Non è un dramma, considerando che i 70 CV sono gestibili e che l’ABS posteriore si può disinserire per lo sterrato.


    Come va: le impressioni della stampa

    In città e nel traffico

    La posizione di guida è rilassata e il busto resta eretto. L’altezza sella di 820 mm (regolabile fino a 845 mm) permette a molti di mettere i piedi a terra senza problemi . Il peso di 213 kg a secco si fa sentire nelle manovre da fermo, ma appena in movimento la X-Cape diventa agile e maneggevole .

    Su strada e in autostrada

    Il nuovo motore fa la differenza. L’erogazione è fluida e il tiro ai medi è vivace, permettendo di viaggiare senza dover continuamente cambiare marcia. La protezione aerodinamica è buona, grazie al nuovo parabrezza regolabile, e la moto si dimostra stabile anche alle velocità autostradali .

    La velocità massima dichiarata è di circa 170 km/h . La velocità di crociera ideale si aggira intorno ai 120-130 km/h, dove il motore è rilassato e i consumi restano contenuti.

    Tra le curve

    La X-Cape non è una sportiva, ma sa divertire. La forcella Marzocchi offre un ottimo feeling con l’anteriore e la moto cambia direzione con precisione. Il peso si fa sentire se si cerca l’andatura allegra, ma per un uso turistico e per chi non ha esperienza, la X-Cape è rassicurante e prevedibile .

    In off-road

    Con le ruote a raggi e gli pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR, la X-Cape si comporta bene sullo sterrato leggero e sulle strade bianche . L’ABS disinseribile al posteriore permette di sfruttare al meglio il freno in fuoristrada.

    Non aspettatevi però una enduro pura: il peso (213 kg) e la configurazione ruote 19/17 pollici la rendono più adatta a percorsi sterrati non troppo impegnativi che a sentieri da vera adventure . Inoltre, il collettore di scarico rimane piuttosto esposto, quindi attenzione ai sassi .

    Consumi e autonomia

    Il serbatoio ha una capacità di 18 litri. I consumi dichiarati si aggirano intorno ai 5,2 litri/100 km in ciclo misto, con un’autonomia reale di circa 300-350 km . Un dato più che onesto per i lunghi viaggi.


    Versioni e prezzi

    La gamma X-Cape 700 si articola in tre versioni principali:

    VersionePrezzoCerchiDotazione principale
    Lega7.190 €In legaPneumatici stradali, solo colore nero
    Raggi7.590 €A raggi tubelessPneumatici misti, cavalletto centrale, dashcam, regolazione precarico remota
    Gold Edition7.940 €A raggi doratiCome Raggi + manopole e sella riscaldate, TCS

    La Gold Edition, arrivata a giugno 2025, si distingue per i cerchi a raggi anodizzati oro, il traction control disattivabile e i comfort invernali (manopole e sella riscaldate) .


    Pregi e difetti: il verdetto

    Perché sì

    1. Rapporto qualità-prezzo imbattibile: con meno di 8.000 euro si porta a casa una moto con componentistica da segmento superiore (Marzocchi, KYB, Brembo) e una dotazione da ammiraglia (dashcam, TFT 7″, navigatore, paramani, cavalletto centrale).
    2. Motore finalmente reattivo: l’aumento di cilindrata ha corretto l’unico vero limite della 650. Oggi la X-Cape ha il tiro che serve, soprattutto ai medi regimi.
    3. Dotazione completa di serie: dalla dashcam alla navigazione, dal cavalletto centrale alle protezioni, la X-Cape arriva in concessionaria già pronta per viaggiare.

    Perché no

    1. Peso non indifferente: 213 kg a secco si fanno sentire, soprattutto nelle manovre da fermo e nei percorsi off-road più impegnativi.
    2. Piccoli difetti di messa a punto: il comando freno anteriore un po’ spugnoso, qualche vibrazione intorno ai 5.000 giri, la sella un po’ dura (almeno sul modello di preserie) .
    3. Scarico esposto: i collettori sono vulnerabili in fuoristrada .

    Conclusione: conviene?

    La Moto Morini X-Cape 700 è una moto che fa riflettere. Con meno di 7.600 euro (versione Raggi) si porta a casa:

    • Un motore fluido e reattivo, con 70 CV ben distribuiti
    • Sospensioni Marzocchi da 50 mm e KYB
    • Freni Brembo con ABS Bosch disinseribile
    • Dashcam integrata e display TFT da 7″ con navigatore
    • Paramani, cavalletto centrale, paracalore, prese USB
    • Pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR (versione Raggi)

    Certo, ha qualche difetto: il peso si fa sentire, il freno anteriore non è il più potente del segmento e qualche piccolo dettaglio di finitura potrebbe essere migliorato. Ma in questa fascia di prezzo, è difficile chiedere di più.

    Se cercate una crossover versatile per muovervi in città, affrontare il traffico con agilità, ma anche per fare qualche gita fuori porta nel weekend (magari in coppia), e non volete spendere una fortuna, la X-Cape 700 è una candidata serissima.

    E con i 3 anni di garanzia ufficiali e gli intervalli di manutenzione lunghi (40.000 km per le valvole), il rischio è davvero limitato .

  • Voge Valico 525 DSX: la crossover cinese che porta a casa per meno di 6000 euro

    Voge Valico 525 DSX: la crossover cinese che porta a casa per meno di 6000 euro

    C’è una nuova regina nel segmento delle crossover di media cilindrata, e arriva dalla Cina. Si chiama Voge Valico 525 DSX, ed è la dimostrazione che si può fare un’ottima moto, con componentistica di prim’ordine, senza dover svuotare il conto in banca.

    Il prezzo? Di listino parte da 6.290 euro, ma in promozione si trova facilmente a 5.690-5.990 euro. Mettiamola così: con meno di 6.000 euro ci si porta a casa una crossover scattante, ben equipaggiata e perfetta per chi ha la patente A2.

    Ma è davvero tutto oro quello che luccica? Abbiamo raccolto le impressioni di chi l’ha provata su strada, in autostrada e persino sullo sterrato.


    Chi è Voge? Il gigante che c’è dietro

    Prima di parlare della moto, vale la pena conoscere chi la produce. Voge è il marchio premium del gruppo Loncin, un colosso industriale cinese che produce tre milioni di moto all’anno e cinque milioni di motori. Non è un nome qualsiasi: Loncin costruisce integralmente la BMW C 400 GT e produce i motori bicilindrici della gamma GS di BMW. Insomma, il know-how non manca.

    In Italia, Voge è già la nona marca più venduta nel mercato delle moto. E con modelli come la 525 DSX, la scalata è destinata a continuare.


    Motore: 494 cc per 47,5 CV, perfetta per la patente A2

    Il cuore della Valico 525 DSX è un bicilindrico parallelo da 494 cc, raffreddato a liquido, con distribuzione a doppio albero a camme in testa. La cilindrata deriva da un’alesaggio e una corsa “quadrati” di 68 mm ciascuno, una configurazione che favorisce l’elasticità di funzionamento.

    La potenza massima è di 47,6 CV (35 kW) a 8.500 giri/min, il limite esatto per poter essere guidata con la patente A2. La coppia massima raggiunge i 44,5 Nm a 7.000 giri, con una curva di erogazione piana già dai bassi regimi.

    Piccola curiosità: lo stesso motore, nel mercato cinese, sviluppa 54 CV. In Europa è stato “capato” per rispettare i limiti della patente A2.

    A completare la dotazione troviamo:

    • Due modalità di guida: Sport ed Eco (anche se la differenza tra le due è minima)
    • Controllo di trazione (TCS) disinseribile
    • Embrague antiribaltamento (slipper clutch)

    Ciclistica: componenti premium a prezzo popolare

    Qui sta il vero punto di forza della 525 DSX. Voge ha scelto di equipaggiare la sua crossover con componenti di primissimi marchi, una scelta che in questa fascia di prezzo è tutto fuorché scontata.

    Sospensioni KYB

    All’anteriore troviamo una forcella a steli rovesciati KYB da 41 mm con 150 mm di escursione, regolabile in precarico ed estensione. Al posteriore, un monoammortizzatore KYB con leveraggio progressivo e regolazione del precarico.

    Freni Nissin con doppio disco anteriore

    L’impianto frenante è firmato Nissin: doppio disco anteriore da 298 mm con pinze a doppio pistoncino, e disco posteriore da 240 mm. L’ABS è di serie, a due canali, e disinseribile sulla ruota posteriore per l’uso fuoristrada.

    Pneumatici Metzeler Tourance

    Le ruote a raggi (19″ all’anteriore, 17″ al posteriore) calzano pneumatici Metzeler Tourance tubeless, un compromesso eccellente tra asfalto e sterrato leggero.


    Dotazione di serie: sembra un’ammiraglia

    La lista dell’equipaggiamento di serie è lunghissima. Ecco cosa si porta a casa senza spendere un euro in più:

    ComponenteDettaglio
    IlluminazioneFull LED con fari fendinebbia integrati
    StrumentazioneDisplay LCD a colori da 7″ con connettività Bluetooth
    NavigazioneTurn-by-turn tramite app Voge Global
    MonitoraggioSensori di pressione pneumatici (TPMS) di serie
    Prese di ricaricaUSB (5V) e presa accendisigari (12V)
    ProtezioniParamani, deflettori laterali motore, topi anticaduta
    CavallettoCentrale e laterale, entrambi di serie
    ParabrezzaRegolabile manualmente in due posizioni, senza attrezzi

    L’unica nota dolente? La leggibilità del display in pieno sole non è eccellente: molti provatori hanno segnalato che con la luce diretta si fa fatica a leggere la velocità.


    Come va: l’opinione della stampa

    In città e nel traffico

    La posizione di guida è rilassata e il busto resta eretto. L’altezza sella di 815-830 mm (a seconda delle fonti) permette a chiunque di mettere i piedi a terra con facilità. Il peso, dichiarato in 194 kg a secco (circa 213 kg con il pieno), è ben gestibile nelle manovre da fermo.

    Su strada e in autostrada

    Il motore è fluido e regolare, con un’ottima coppia ai bassi e medi regimi che permette di viaggiare senza dover continuamente cambiare marcia. La protezione aerodinamica è buona, e la Valico si dimostra stabile anche alle velocità autostradali.

    La velocità massima dichiarata è di circa 165-170 km/h. La velocità di crociera ideale si aggira intorno ai 110-120 km/h, dove il motore è rilassato e i consumi restano bassi.

    Tra le curve

    La 525 DSX non è una sportiva, ma si difende bene. La forcella KYB assorbe bene le irregolarità, mentre il posteriore è leggermente più rigido. Nel misto, la moto è prevedibile e rassicurante, ideale per chi non ha esperienza o vuole viaggiare senza patemi.

    L’unico limite emerge nel guida allegra: la taratura delle sospensioni non è perfettamente omogenea (anteriore un po’ morbido, posteriore un po’ rigido) e il cambio può risultare poco preciso in scalata se azionato con troppa fretta.

    Fuoristrada

    Con le ruote da 19/17 pollici e gli pneumatici misti Metzeler, la Valico si comporta bene sullo sterrato leggero e sulle strade bianche. L’ABS disinseribile al posteriore e il controllo di trazione che si può escludere la rendono gestibile anche su percorsi non asfaltati.

    Non aspettatevi però una enduro pura: per i sentieri più impegnativi servono ruota anteriore da 21″ e sospensioni con più escursione.

    Consumi e autonomia

    I consumi sono da scooter: nel ciclo extraurbano si viaggia intorno ai 35 km/l, mentre in autostrada a 120 km/h si scende a circa 24 km/l. Il serbatoio ha una capacità di 16,5 litri, che garantisce un’autonomia reale di circa 350-380 km.


    I difetti che bisogna conoscere

    Nessuna moto è perfetta, e la 525 DSX ha qualche neo:

    1. Display poco leggibile al sole: è il difetto più citato da tutte le prove. La luminosità non è all’altezza, e in pieno sole si fa fatica a leggere la velocità.
    2. Vibrazioni agli alti regimi: oltre i 6.500-7.000 giri, il bicilindrico inizia a vibrare in modo avvertibile su sella e manubrio.
    3. Cambio non sempre preciso: soprattutto nelle scalate, può impuntarsi se i comandi sono bruschi.
    4. Sella un po’ dura: il comfort è buono, ma dopo molte ore in sella la mancanza di imbottitura si fa sentire.
    5. Baricentro un po’ alto: chi ha le gambe corte potrebbe inizialmente sentirsi meno sicuro nelle manovre da fermo.

    Prezzi e promozioni

    Il prezzo di listino della Voge Valico 525 DSX è di 6.290 euro franco concessionario. Tuttavia, Voge Italia propone spesso promozioni che la portano a 5.690-5.990 euro.

    A questi vanno aggiunti circa 300 euro per immatricolazione e messa in strada, il che significa che con meno di 6.200 euro si porta a casa una moto nuova chiavi in mano.

    In Spagna, la promozione di lancio prevedeva un prezzo di 6.187 euro con 5 anni di garanzia e l’assicurazione RCA inclusa per i maggiori di 21 anni.


    Scheda tecnica sintetica

    DatoValore
    MotoreBicilindrico parallelo, 4 tempi, raffreddamento a liquido
    Cilindrata494 cc
    Potenza47,6 CV (35 kW) a 8.500 giri/min
    Coppia44,5 Nm a 7.000 giri/min
    Cambio6 marce
    TrazioneCatena
    Sospensione anterioreForcella KYB upside-down da 41 mm, escursione 150 mm
    Sospensione posterioreMono KYB con leveraggio progressivo, regolabile
    Freno anterioreDoppio disco da 298 mm, pinze Nissin
    Freno posterioreDisco singolo da 240 mm, pinza Nissin
    Pneumatici110/80-19″ (ant.), 150/70-17″ (post.) Metzeler Tourance
    Altezza sella815-830 mm
    Peso (a secco)194 kg
    Serbatoio16,5 litri
    Velocità massima165-170 km/h
    Consumo medio25-35 km/l
    Prezzo (listino)6.290 €
    Prezzo (promo)5.690-5.990 €

    Conclusione: conviene?

    La Voge Valico 525 DSX è una moto che fa riflettere. Con meno di 6.000 euro si porta a casa una crossover con:

    • Un motore brillante e perfetto per la patente A2
    • Sospensioni KYB, freni Nissin, pneumatici Metzeler
    • Una dotazione di serie che le rivali giapponesi ed europee si sognano (cavalletto centrale, paramani, TPMS, fari supplementari, connettività)
    • Consumi da scooter e autonomia superiore ai 350 km

    Certo, ha qualche difetto: il display poco leggibile al sole, qualche vibrazione agli alti regimi e un cambio non sempre preciso. Ma in questa fascia di prezzo, è difficile chiedere di più.

    Se cercate una moto per muovervi in città, affrontare il traffico con agilità, ma anche per fare qualche gita fuori porta nel weekend (magari in coppia), e non volete spendere una fortuna, la Valico 525 DSX è una candidata serissima.

    E con i 5 anni di garanzia che Voge offre sulle sue moto, il rischio è davvero limitato.

  • La “Patente A”: Guida per Chi Vuole Iniziare ad Andare in Moto Quest’Estate

    La “Patente A”: Guida per Chi Vuole Iniziare ad Andare in Moto Quest’Estate

    Requisiti, costi e consigli per prendere la patente della moto nel 2026


    L’aria si scalda, le giornate si allungano e quella voglia di libertà a due ruote diventa sempre più forte. Se anche voi quest’anno avete deciso che è arrivato il momento di iniziare a guidare la moto, siete nel posto giusto. La primavera è il periodo ideale per muovere i primi passi: prendere la patente ora significa essere pronti per godersi l’estate in sella.

    Il 2026 porta con sé alcune novità importanti per chi vuole conseguire la patente. Dalle nuove regole sulle ore di guida obbligatorie ai costi aggiornati, è fondamentale avere le idee chiare prima di partire. In questa guida completa vi spieghiamo tutto quello che c’è da sapere: tipi di patente, iter, costi e come scegliere la prima moto.


    I Tipi di Patente per Moto: A1, A2 e A

    La famiglia delle patenti di categoria A è strutturata su tre livelli, pensati per accompagnare il motociclista in un percorso di crescita progressiva . Ecco come funzionano.

    Patente A1: Il Primo Gradino (16 anni)

    La patente A1 è l’accesso al mondo delle due ruote per i più giovani. Si può conseguire a 16 anni e permette di guidare :

    • Motocicli fino a 125 cm³ di cilindrata
    • Potenza massima di 11 kW (circa 15 CV)
    • Tricicli con potenza fino a 15 kW

    È la scelta ideale per chi vuole iniziare presto o per chi cerca un mezzo agile per la città senza troppe pretese di potenza.

    Patente A2: La Patente dei Maggiorenni (18 anni)

    18 anni si apre il mondo della patente A2, quella che probabilmente interessa alla maggior parte di voi. Permette di guidare :

    • Motocicli con potenza non superiore a 35 kW (circa 47,5 CV)
    • Rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg
    • Cilindrata minima di 250 cc per i motori a benzina

    La patente A2 è valida anche all’estero e consente di accedere a una gamma amplissima di moto: circa la metà dei modelli in commercio sono adatti a questa categoria, tra nativi e depotenziati . È il passaggio ideale per chi vuole sentire più grinta sotto la sella senza ancora esagerare .

    Patente A: Il Gradino Finale (20 o 24 anni)

    La patente A è il livello massimo: nessun limite di potenza, qualsiasi moto è consentita . Si può ottenere in due modi:

    • Accesso diretto: a 24 anni, sostenendo l’esame pratico su una moto di grossa cilindrata
    • Accesso graduale: a 20 anni, se si possiede la patente A2 da almeno due anni e si frequentano corsi specifici 

    Tabella Riassuntiva delle Patenti Moto

    PatenteEtà minimaCosa puoi guidarePotenza massima
    A116 anniMotocicli 125 cc11 kW (15 CV)
    A218 anniMotocicli ≥ 250 cc35 kW (47,5 CV)
    A20 o 24 anniQualsiasi motoNessun limite

    Come Ottenere la Patente A nel 2026: L’Iter Passo dopo Passo

    I Documenti Necessari

    Prima di iniziare, prepariamo il kit di sopravvivenza burocratica. Vi serviranno :

    • Documento d’identità valido (controllate la scadenza!)
    • Codice fiscale (la tessera sanitaria va bene)
    • 3 foto tessera recenti (non usate quella di 10 anni fa)
    • Certificato medico anamnestico (dal vostro medico di base)
    • Certificato di idoneità psicofisica (da un medico abilitato: ACI, ASL, autoscuole convenzionate)

    Autoscuola o Privatista?

    La scelta della strada da seguire è importante:

    OpzioneVantaggiSvantaggi
    AutoscuolaGestione pratiche, supporto costante, calendario guidatoCosto più elevato
    PrivatistaPotenziale risparmio su alcune vociBurocrazia complessa, tempi più lunghi

    Considerate che, come vedremo tra poco, alcune novità del 2026 rendono il percorso da privatista meno agevole .

    Le Novità 2026: 8 Ore di Guida Obbligatorie

    Il 2026 porta con sé una delle riforme più significative degli ultimi anni per chi vuole prendere la patente . La novità principale riguarda le ore di guida obbligatorie, che passano da sei a otto, strutturate in moduli specifici :

    • Modulo A (2 ore): uso corretto del veicolo, manovre di base, gestione emergenze, apprendimento dei sistemi di assistenza (ADAS)
    • Modulo B (3 ore): guida in ambito urbano, traffico, situazioni frequenti
    • Modulo C (2 ore): guida in autostrada e strade extraurbane, sorpassi, distanze di sicurezza
    • Modulo D (1 ora): guida in condizioni di visibilità ridotta (notturna)

    Importante: le guide devono essere effettuate esclusivamente presso autoscuole abilitate, sotto la sorveglianza di istruttori qualificati . Questo vale anche per chi sceglie il percorso da privatista .

    I progressi vengono registrati tramite certificazione digitale e l’attestato finale ha validità 18 mesi per ripetere l’esame pratico senza ricominciare da zero .

    L’Esame Teorico

    L’esame di teoria valuta la conoscenza del Codice della Strada, della segnaletica e delle norme di sicurezza. Nel 2026 i quiz sono diventati più tecnici, con domande su :

    • Pericoli dell’uso del telefono alla guida
    • Angoli ciechi
    • Sistemi di assistenza alla guida (ADAS)
    • Sicurezza di pedoni e ciclisti

    Il segreto per superarlo? Non studiare a memoria, ma capire la logica delle regole .

    L’Esame Pratico

    Dopo aver completato le guide obbligatorie, si accede all’esame pratico. Verranno valutati:

    • Comportamento nel traffico
    • Rispetto delle precedenze
    • Manovre e gestione del veicolo
    • Capacità di guida in diverse situazioni

    Quanto Costa Prendere la Patente della Moto nel 2026

    I costi per la patente variano sensibilmente in base a città, autoscuola e percorso scelto. Ecco una stima realistica :

    Voce di costoRange indicativo
    Iscrizione e pratiche200-400 €
    Visita medica50-100 €
    8 ore di guida obbligatorie320-480 € (40-60 €/ora)
    Diritti Motorizzazione100-150 € (in aumento nel 2026)
    Eventuali guide extra40-60 €/ora
    TOTALE ORIENTATIVO700-1.200 €

    Attenzione: dal novembre 2025 si è già registrato un aumento di 10-15 euro per allievo, e ulteriori rincari dei diritti Motorizzazione sono previsti nel primo semestre 2026 . I costi complessivi, soprattutto in città come Milano, possono essere più alti della media nazionale .


    Le Regole per i Neopatentati

    Anche dopo aver preso la patente, ci sono regole da rispettare. Per i neopatentati valgono limitazioni specifiche, anche se pensate principalmente per le auto, è bene conoscerle :

    • Limiti di potenza per i veicoli guidabili nei primi 3 anni
    • Per le auto: 75 kW/t e tetto di 105 kW per le autovetture M1
    • Per la moto, attenzione alle restrizioni assicurative che alcune compagnie applicano ai neopatentati 

    In generale, il periodo di prova per i nuovi conducenti è di almeno 2 anni, con sanzioni più severe in caso di infrazioni .


    Come Scegliere la Prima Moto: Guida alle Tipologie

    La scelta della prima moto è un momento emozionante ma critico. La moto giusta deve unire maneggevolezza, potenza contenuta e sicurezza . Ecco le principali tipologie.

    1. Scooter (125-300cc) – La scelta più pratica

    • Posizione comoda, cambio automatico, basso baricentro 
    • Ideale per: città e brevi spostamenti
    • Consigliato: 125cc per patente B o A1, 250-300cc per A2

    2. Naked (250-500cc) – Il giusto equilibrio

    • Manubrio alto, peso contenuto (150-180 kg), elettronica semplificata 
    • Ideale per: chi cerca uno stile più sportivo senza eccessi
    • Consigliato: 250-400cc per A1/A2, 500cc massimo per neofiti

    3. Custom/Cruiser (300-650cc) – Stile e facilità

    • Sella bassa (accessibile), coppia generosa ai bassi regimi 
    • Ideale per: chi ama lo stile chopper e la guida tranquilla
    • Consigliato: 300-500cc, 650cc solo se limitabile a 35 kW

    4. Enduro/Adventure leggere (250-400cc) – Per gli amanti dello sterrato

    • Sospensioni lunghe, pneumatici tassellati, versatilità 
    • Ideale per: chi soglia viaggi off-road o cerca una moto versatile
    • Consigliato: 250-300cc per imparare, 400cc massimo

    5. Touring leggere (400-650cc) – Comfort per i primi viaggi

    • Protezione aerodinamica, accessori integrati 
    • Ideale per: abituarsi al turismo senza una moto troppo impegnativa
    • Consigliato: 400-500cc, 650cc solo se limitata A2

    Il Segreto: La Leggerezza

    Per chi inizia, il peso è più importante della potenza. Una moto leggera richiede meno sforzo nelle manovre da fermo, semplifica l’ingresso in curva e riduce la fatica in città . Ecco alcuni modelli A2 particolarmente leggeri :

    ModelloPeso a seccoPotenzaPrezzo
    Mondial Spartan 250128 kg20 CV2.990 €
    Kawasaki W230133 kg18 CV5.275 €
    Honda CB300R137 kg31 CV5.700 €
    Beta Alp X142 kg35 CV5.790 €
    Fantic Caballero Scrambler 500145 kg40 CV7.090 €

    Consiglio: Il peso in secco non include carburante e liquidi. Provate sempre la moto per verificare la maneggevolezza reale e l’altezza sella .


    Errori da Evitare

    • Scegliere una moto troppo potente: meglio una moto “sotto tono” che permetta di imparare senza rischi 
    • Non considerare i costi di gestione: assicurazione, manutenzione, consumi
    • Trascurare la documentazione: documenti scaduti bloccano l’iter 
    • Ignorare le scadenze: il foglio rosa dura 12 mesi 
    • Dimenticare i passaggi graduali: senza corsi o esami, la patente A non arriva da sola 

    Tabella di Sintesi: Patenti e Moto Consigliate

    PatenteEtàPotenza maxTipologie moto consigliateCilindrata ideale
    B (con 125)18+11 kWScooter, naked leggere125 cc
    A11611 kWScooter, naked, enduro piccole125 cc
    A21835 kWNaked, custom, adventure, touring250-650 cc
    A20/24IllimitataQualsiasi, ma meglio iniziare sotto i 650 cc

    Pronti a Partire?

    Prendere la patente della moto nel 2026 richiede un impegno maggiore rispetto al passato: più ore di guida, costi leggermente aumentati e un percorso più strutturato . Ma è anche un’opportunità: si arriva all’esame più preparati, più consapevoli e più sicuri.

    I primi 10.000 km sono i più importanti per formarsi come rider . Scegliete una moto adatta al vostro livello, rispettate i limiti e, soprattutto, godetevi ogni curva.

    L’estate vi aspetta. Buona strada!

  • Royal Enfield Continental GT 750: le foto spia svelano l’evoluzione della cafè racer

    Royal Enfield Continental GT 750: le foto spia svelano l’evoluzione della cafè racer

    Il nuovo bicilindrico da 750 cc, doppio disco freno anteriore, display TFT e sospensioni Showa. La leggenda “made in India” si aggiorna senza tradire l’anima, in arrivo all’EICMA 2026.

    Il ruggito caratteristico del bicilindrico parallelo di Royal Enfield è destinato a diventare più profondo e autorevole. Dopo aver conquistato il mercato delle medie cilindrate retro con le gemelle Interceptor 650 e Continental GT 650, la casa di Chennai si prepara a un salto di cilindrata. Le foto spia e i rendering trapelati online lasciano pochi dubbi: la nuova Continental GT 750 è in fase di messa a punto finale e rappresenta molto più di un semplice restyling.

    Il modello, atteso per il debutto ufficiale all’EICMA 2026 con arrivo sul mercato a fine 2026/inizio 2027, promette di potenziare la formula vincente dell’iconica cafè racer, aggiornandone la tecnica per competere con rivali sempre più agguerrite come Triumph e Moto Guzzi, senza snaturarne il carattere accessibile e godibile.

    Due anime: la classica naked e la GT-R con carena

    Royal Enfield sembra voler diversificare la proposta. Le indiscrezioni e il concept mostrato al Motoverse 2025 in India parlano di due versioni distinte:

    1. Continental GT 750 “Naked”: La versione stradale classica, che mantiene le linee pure e minimali dell’attuale 650. Faro rotondo, semimanubri bassi, serbatoio scolpito e coda essenziale.
    2. Continental GT-R 750: La versione più sportiva e racata, dotata di una mezza carena avvolgente. Questo modello, già annunciato come base per la Continental GT Cup (il campionato monomarca del brand), potrebbe arrivare anche in una versione stradale depotenziata, offrendo un look ancor più orientato alle prestazioni.

    Le novità tecniche: più freno, più ciclistica, più tecnologia

    Dalle foto dei prototupi si evince un upgrade tecnico significativo rispetto alla 650:

    • Freni potenziati: Addio al singolo disco anteriore. La 750 adotta un impianto a doppio disco con pinze ByBre, segno chiaro dell’aumento di potenza e della necessità di maggior arresto.
    • Ciclistica rivista: Le sospensioni passano a marchio Showa, promettendo un affinamento delle doti dinamiche. La ruota anteriore sembra ridursi da 18 a 17 pollici, una scelta che garantirebbe maggiore agilità in curva e un feeling più moderno. Il telaio tubolare in acciaio rimane, ma con geometrie probabilmente ritoccate.
    • Cerchi in lega e tubeless: Il prototipo mostra cerchi in lega a cinque razze. Questo suggerisce che Royal Enfield potrebbe finalmente standardizzare i cerchi in alluminio e gli pneumatici tubeless anche sulla gamma maggiore, una richiesta storica degli appassionati.
    • La rivoluzione digitale: La novità che farà discutere i puristi è l’arrivo di un display TFT circolare (lo stesso di Himalayan 450 e Guerrilla 450), che sostituirà i classici strumenti analogici. Completa il passo verso la modernità l’adozione di frecce a LED, probabilmente dal catalogo accessori.

    Il motore: più cubatura per più coppia (non per folle potenza)

    Il cuore della nuova Continental è un bicilindrico parallelo di 750 cc, evoluzione dell’attuale 650. L’aumento di cilindrata (probabilmente ottenuto tramite un alesaggio maggiorato) sarà accompagnato da un miglioramento del sistema di raffreddamento aria/olio.

    Non aspettatevi numeri da super sportiva: le stime parlano di circa 55-60 CV e 60 Nm di coppia (contro i 48 CV e 52 Nm della 650). La filosofia Royal Enfield non cambia: l’obiettivo non è la potenza estrema, ma un aumento significativo della coppia ai medi, per rendere la guida ancora più rilassata, migliorare i sorpassi e la tenuta in autostrada, mantenendo inalterato il carattere piacevole e accessibile. La versione da competizione GT-R avrà ovviamente una mappatura più spinta.

    Conclusioni: una cafè racer moderna, ma non troppo

    La Royal Enfield Continental GT 750 si delinea come un’evoluzione logica e ben ponderata. Prende il modello che ha riportato in auge il concetto di cafè racer accessibile e lo aggiorna dove necessario: più freno, sospensioni di marca, tecnologia di bordo e, soprattutto, un motore più generoso dove serve.

    La sfida è delicatissima: modernizzare senza tradire. L’arrivo del display TFT segnerà un distacco dall’estetica vintage pura, ma è il prezzo da pagare per rimanere competitivi. Se Royal Enfield riuscirà a mantenere intatto il carattere distintivo, quel feeling di semplicità e godibilità unico, e a proporre un prezzo ancora contenuto, la GT 750 avrà tutti i numeri per conquistare sia i fedelissimi del brand sia nuovi rider in cerca di una medio-cilindrica con un’anima autentica e un prezzo onesto. L’appuntamento è per Milano, novembre 2026.

  • Triumph Bonneville Bobber 2026: Perfezionare un’Idea. Proviamo l’Icona Custom Più Raffinata

    Triumph Bonneville Bobber 2026: Perfezionare un’Idea. Proviamo l’Icona Custom Più Raffinata

    La Triumph Bonneville Bobber è sempre stata un’affermazione di stile, un manifesto su due ruote della filosofia “less is more”. Nata per incarnare l’essenza pura delle custom americane d’epoca, reinterpretata con l’ingegneria e la raffinatezza britannica, per il 2026 compie un passo fondamentale: migliora dove doveva, senza tradire la sua anima. Provando l’aggiornato modello da 16.695 euro si può capire se questa scultura in movimento ha trovato il giusto compromesso tra forma e funzione.


    Il Cuore e l’Anima: Un Bicilindrico da Abbracciare

    Il motore è il punto di partenza, e qui Triumph non delude. Il bicilindrico parallelo High Torque da 1.200 cm³ è una meraviglia di coppia e carattere. Eroga 78 CV a 6.100 giri e, soprattutto, 106 Nm già a 4.000 giri. Questi numeri raccontano tutto: non è un propulsore per strimpellare al limitatore, ma per cavalcare un’onda di coppia costante e rassicurante fin dai bassi regimi. Il suono è un borbottio profondo e soddisfacente, mentre i dettagli – come le alette di raffreddamento lavorate e i cablaggi perfettamente integrati – testimoniano una cura maniacale.

    La ciclistica rimane solida e dedicata: telaio tubolare in acciaio a doppia culla, forcella Showa a cartuccia da 47 mm e monoammortizzatore KYB posteriore nascosto per mantenere la linea pulitissima. L’impianto frenante, con doppi dischi da 310 mm e pinze Brembo all’anteriore, è sovradimensionato rispetto alle prestazioni, garantendo una frenata sempre modulabile e sicura.


    Le Novità 2026: L’Agognato Ritorno al Buonsenso

    Triumph ha ascoltato i proprietari e ha introdotto aggiornamenti che non stravolgono il carattere, ma migliorano l’esperienza d’uso in modo sensibile.

    1. Il Serbatoio, Finalmente! Passa da 12 a 14 litri. Per molti, era il vero tallone d’Achille della Bobber. L’autonomia ora è accettabile, trasformando la moto da puro oggetto da weekend a compagno di viaggi più sereni.
    2. Elettronica che Pensa in Curva: Debutta una piattaforma inerziale che gestisce ABS e controllo di trazione cornering-sensitive. Un upgrade di sicurezza fondamentale che adatta gli interventi all’angolo di piega, rendendo la guida più fluida e protetta.
    3. Comfort Rivisto: La sella monoposto (sì, è e rimane per soli due… anzi, uno) è stata rimodellata, offrendo un miglior supporto e imbottitura. Anche la posizione di guida è stata ritoccata per ridurre la fatica su distanze maggiori.
    4. Peso e Luce: I cerchi in alluminio da 16 pollici sono stati alleggeriti, promettendo un tocco di agilità in più. Il faro anteriore full LED con DRL (Daytime Running Light) modernizza lo sguardo e migliora l’illuminazione notturna.

    A Bordo e in Movimento: Uno Stile di Vita a Due Ruote

    Salire in sella significa accettare un patto. La posizione è autenticamente custom: pedane avanzate, braccia distese su un manubrio largo, sella bassissima (69-70 cm). È una postura che impone il suo ritmo, ma che per il 2026 è leggermente più accomodante. Il nuovo cruscotto analogico-digitale è compatto e chiaro, e la presa USB laterale è un tocco di praticità benvenuto.

    Avviare il motore e partire è un’esperienza meditativa. La Bobber non chiede di correre, ma di godersi il viaggio. L’erogazione del bicilindrico è vellutata e potente quando serve, perfetta per sorpassi rilassati. La sorpresa arriva in curva: nonostante i 251 kg a secco e le ruote alte, il baricentro bassissimo e i nuovi cerchi alleggeriti la rendono più agile del previsto. Cambiare direzione nel misto richiede un impegno fisico, ma non è una lotta.

    Le sospensioni sono tarate per il comfort, assorbendo bene le asperità, ma la risposta in curva è comunque composta. I freni, potenti e progressivi, completano un quadro di sicurezza e controllabilità di alto livello.


    Il Verdetto: Per Chi è Questa Opera d’Arte Meccanica?

    La Triumph Bobber 2026 non fa sconti e non cerca clienti a tutti i costi. È una moto per un conoscitore molto preciso.

    È LA TUA MOTO SE:

    • Cerchi l’estetica pura e iconica di una bobber moderna, senza compromessi.
    • Apprezzi la qualità costruttiva e i materiali di prima fascia.
    • Desideri un motore caratteristico e pieno di coppia, da assaporare più che da stressare.
    • Accetti (e anzi, celebri) le sue rinunce consapevoli: la monoposto, la posizione di guida dedicata, la priorità assoluta allo stile.

    NON È LA TUA MOTO SE:

    • Cerchi un mezzo pratico per viaggi in due o per la città quotidiana.
    • Vuoi prestazioni da sportiva o un’agilità da naked.
    • La priorità è l’adrenalina pura o la tecnologia più estrema.

    L’Arte della Rifinitura

    Con gli aggiornamenti del 2026, Triumph ha fatto esattamente ciò che doveva: ha migliorato la Bobber nei suoi punti deboli (autonomia, elettronica, comfort) senza snaturarne l’essenza. Non è diventata una tourer, non è diventata una naked. È rimasta una Bobber più raffinata, più sicura e, finalmente, un po’ più utilizzabile.

    Rappresenta il massimo della custom factory per chi vuole l’esclusività dello stile senza i problemi di un’auto-costruzione. È una dichiarazione di identità, un capolavoro di ingegneria che non ha paura di essere se stesso. E nel 2026, essere se stessi con più intelligenza è un grande pregio.