In un mercato sempre più assetato di SUV e vetture elettriche, la Hyundai i30 resiste ancora. Ma il canto del cigno è iniziato.
Il Model Year 2027 della compatta coreana è appena stato presentato: un aggiornamento tecnologico che non stravolge le forme ma introduce una novità significativa per la sicurezza, il sistema Next Generation eCall con connettività 5G . Un’evoluzione che migliora l’affidabilità e la precisione della chiamata automatica di emergenza, un dettaglio non da poco in un’epoca in cui la sicurezza connessa è sempre più al centro delle priorità .
Una gamma che resiste (ma per poco)
L’offerta resta invariata: disponibile in due varianti di carrozzeria, la 5 porte e la Station Wagon, la i30 continua a presidiare quel segmento C che molti costruttori hanno già abbandonato . La Wagon, in particolare, con i suoi 602 litri di bagagliaio (che diventano 1.650 abbattendo i sedili posteriori), si conferma una scelta funzionale per famiglie e professionisti che cercano spazio senza cedere al fascino dei SUV . Un’auto per chi ha ancora bisogno di un’ammiraglia pratica e capiente.
Motori e prezzi: una scelta pragmatica
Sotto il cofano, nessuna sorpresa: i due motori benzina sono il 1.0 T-GDI da 115 CV con cambio manuale a 6 rapporti e il più vivace 1.6 T-GDI da 150 CV abbinato al cambio automatico a doppia frizione DCT a 7 rapporti . Hyundai ha scelto di mantenere invariati i prezzi rispetto al model year precedente, con la 5 porte che parte da 28.350 euro e la Station Wagon da 29.850 euro . Un posizionamento competitivo che punta a intercettare quella domanda ancora sensibile al prezzo e legata ai propulsori tradizionali .
Il destino segnato: un vuoto che si farà sentire
E qui arriva il punto dolente. Nonostante l’aggiornamento, il futuro della i30 è segnato. Secondo informazioni non ufficiali raccolte dalla stampa specializzata, la produzione della compatta coreana dovrebbe terminare nella prima metà del 2027, senza un successore diretto . Un’ammissione che trova conferma nelle parole di Xavier Martinet, presidente di Hyundai Motor Europe, che ha dichiarato che la domanda di station wagon non è in crescita e che i SUV garantiscono margini di profitto maggiori .
La i30, insomma, è la vittima sacrificale di un mercato che cambia. Lascia un vuoto importante nel segmento delle berline medie, un’alternativa concreta ai SUV e alle auto elettriche, spesso più costose e meno accessibili per molte famiglie. Il vuoto che lascerà, tra qualche anno, sarà forse più difficile da colmare di quanto si pensi .
Per ora, però, la i30 2027 è ancora qui. Un’ultima occasione per chi cerca un’auto pratica, ben equipaggiata e dal prezzo ancora abbordabile, in un’epoca in cui le berline stanno diventando un ricordo.
Cari lettori, preparatevi a un tuffo nel passato che sa tanto di futuro… orientale.
Dopo 92 anni di silenzio, uno dei nomi più nobili e dimenticati dell’automobilismo italiano torna sulla scena. Stiamo parlando di Itala, il marchio torinese fondato nel 1903 dalla famiglia Ceirano, che per un trentennio fece sognare l’Italia intera con vetture eleganti, potenti e tecnologicamente all’avanguardia .
Oggi, Itala rinasce per mano del Gruppo DR Automobiles di Massimo Di Risio, nell’ambito del progetto Historic Italian Brands (HIB). Il primo frutto di questa rinascita è la Itala 35, un SUV compatto che debutterà a settembre 2026 a un prezzo di 35.000 euro.
Ma sotto la carrozzeria firmata da Italdesign, cosa si nasconde? E quanto c’è di veramente italiano in quest’auto? Scopriamolo insieme.
Un po’ di storia: quando Itala era l’altra Fiat
Prima di parlare della nuova arrivata, vale la pena ricordare cosa fosse Itala all’inizio del Novecento.
Fondata a Torino nel 1903 da Matteo Ceirano (proveniente da una famiglia di pionieri dell’auto), Itala crebbe rapidamente diventando la seconda casa automobilistica italiana per volumi produttivi, subito dopo Fiat . Le sue vetture erano apprezzate per la qualità costruttiva, l’innovazione tecnica e la robustezza.
Ma il momento di gloria assoluta arrivò nel 1907. Quell’anno, il principe Scipione Borghese (sì, proprio quello della celebre famiglia romana) partecipò all’impresa più folle dell’epoca: il raid Pechino-Parigi. Oltre 16.000 chilometri attraverso deserti, montagne e territori inesplorati, su strade che spesso non esistevano .
A bordo della sua Itala 35/45 HP, insieme al giornalista Luigi Barzini (che ne fece memorabili reportage per il Corriere della Sera) e al meccanico Ettore Guizzardi, il principe vinse la gara con settimane di vantaggio sugli avversari . Un’impresa leggendaria che consegnò Itala agli annali dell’automobilismo.
Purtroppo, la perfezione tecnica aveva un costo. I motori “avalve” (senza valvole meccaniche) di Itala erano innovativi ma costosissimi da produrre. La Prima Guerra Mondiale e le difficoltà finanziarie del dopoguerra fecero il resto. Nel 1934, dopo alterne vicende e tentativi di rilancio, il sipario calò definitivamente su quello che molti chiamavano “l’altra Fiat” .
Fino a oggi.
La rinascita: un SUV sotto il segno della leggenda
La nuova Itala 35 richiama nel nome proprio l’auto che vinse la Pechino-Parigi . Un omaggio doveroso, anche se la sostanza è profondamente diversa.
Si tratta di un SUV compatto dalle dimensioni generose: 4,41 metri di lunghezza, 1,85 di larghezza, 1,60 di altezza e un passo di 2,65 metri . Dimensioni da segmento C, quelle della Peugeot 3008 e della Nissan Qashqai.
Il design è stato affidato a Italdesign, la celebre carrozzeria torinese fondata da Giorgetto Giugiaro. E il risultato si vede: frontale dominato da una grande calandra cromata, fari full LED a sviluppo orizzontale, carrozzeria bicolore con tetto a contrasto nero e profili muscolosi .
L’intervento di Italdesign, però, è stato necessariamente limitato. Come spiega Cristiano Fracchia, Exterior Project Leader della carrozzeria: “Non si è trattato di sviluppare un veicolo da zero, ma di modellarne l’identità visiva lavorando su una struttura esistente e su diversi elementi fissi, come i gruppi ottici”. In soldoni: hanno ridisegnato paraurti, calandra, cofano e portellone, ma la base è quella che è.
Sotto la pelle: c’è la Cina (e va bene così)
Ed eccoci al punto cruciale. La Itala 35 non è un’auto italiana nel senso stretto del termine. Anzi.
La piattaforma, il motore, il cambio e gran parte della meccanica provengono dalla cinese GAC (Guangzhou Automobile Group), e in particolare dal modello Trumpchi GS3 Yingsu (noto anche come GAC Emzoom) .
DR Automobiles non lo nasconde. Anzi, lo presenta come un vantaggio: si chiama modello produttivo “globale” . La base cinese è solida e collaudata, i costi di sviluppo sono bassi, e il risparmio viene riversato sul prezzo finale.
Ecco cosa c’è sotto il cofano:
Caratteristica
Dettaglio
Motore
1.5 turbo a iniezione diretta
Potenza
170 CV
Coppia
270 Nm
Cambio
Doppia frizione a 7 rapporti
Trazione
Anteriore
0-100 km/h
7,5 secondi
Velocità max
190 km/h
Consumi
6,8 l/100 km
Niente elettrificazione, per ora. Solo un solido turbo a benzina “tradizionale”. Le versioni ibride, plug-in, range extender ed elettriche arriveranno in seguito con i modelli Itala 56 e Itala 61 .
Fabbrica Italia: l’italianità sta nell’assemblaggio (e nel tuning)
Dov’è il “made in Italy”, allora? Nella Fabbrica Italia.
DR Automobiles sta investendo 50 milioni di euro a Macchia d’Isernia, in Molise, dove sorgeranno due nuovi stabilimenti destinati all’assemblaggio e alla messa a punto dei modelli Itala e O.S.C.A. (l’altro marchio storico rilevato dal gruppo) . L’obiettivo è creare 500 posti di lavoro e generare oltre il 50% del valore del veicolo in Italia nel lungo termine.
Ma cosa si fa esattamente a Macchia d’Isernia?
Messa a punto dinamica: la regolazione di sospensioni, sterzo, freni ed elettronica è affidata a un team di ingegneri italiani guidato da Roberto Fedeli. Un nome non banale: Fedeli è stato direttore tecnico di Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Aston Martin .
Interni premium: i rivestimenti in pelle e Alcantara sono realizzati con pelli italiane selezionate e cuciti a mano (o comunque assemblati) in Italia .
Infotainment ed elettronica: anche la centralina e il sistema multimediale vengono adattati e calibrati in Italia.
Personalizzazione: il cliente potrà scegliere tra numerose combinazioni di colori, finiture e materiali, con un’attenzione al dettaglio tipicamente italiana .
Insomma, non è una “semplice” operazione di badge engineering (mettere un logo diverso su un’auto cinese). C’è un lavoro di ingegnerizzazione e rifinitura locale che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rendere la Itala 35 diversa e migliore della sorella cinese.
Allestimento: full optional di serie
Uno dei punti di forza della Itala 35 è la dotazione di serie, che su quest’auto è estremamente ricca . L’azienda parla di “full optional” incluso nel prezzo di 35.000 euro.
Ecco cosa si trova di serie:
Cerchi da 20 pollici con pneumatici Pirelli
Tetto panoramico apribile in vetro
Sedili in pelle e Alcantara (con sedile guida elettrico e ventilato)
Due display digitali: quadro strumenti da 7 pollici e touch centrale da 10,25 pollici
Illuminazione ambientale personalizzabile
Portellone elettrico
Ricarica wireless per smartphone
Apple CarPlay e Android Auto (wireless)
Telecamera a 360 gradi
Parcheggio completamente automatico
Sistemi di assistenza alla guida di Livello 2 (adaptive cruise control, mantenimento di corsia, frenata automatica d’emergenza)
A 35.000 euro, è difficile trovare di meglio in termini di rapporto dotazione/prezzo.
Prezzi e disponibilità
La Itala 35 è già ordinabile (almeno sulla carta) e le prime consegne sono previste per settembre 2026.
Il prezzo di lancio è di 35.000 euro chiavi in mano, con la formula “tutto incluso” . Un posizionamento interessante: costa più di una DR o di una EVO (i marchi “popolari” del gruppo), ma nettamente meno di una tedesca o giapponese di pari segmento.
L’obiettivo dichiarato è aprire 50 showroom Itala-O.S.C.A. in Italia entro la fine del 2026, con il primo già annunciato a Torino in collaborazione con il gruppo Biauto .
Cosa arriverà dopo
La Itala 35 è solo la prima di una gamma che, nei piani di DR, sarà composta da sei modelli a marchio Itala. Già annunciati:
Itala 56: SUV di segmento D, lungo 4,68 metri, con motorizzazione range extender
Itala 61: grande SUV da 231 CV con tecnologia plug-in hybrid
In futuro: un piccolo elettrico da circa 3,90 metri
Parallelamente, il progetto HIB prevede anche il rilancio di O.S.C.A. (Officine Specializzate Costruzioni Automobili), il marchio fondato nel 1947 dai fratelli Maserati dopo la vendita dell’omonima azienda .
Vale la pena? Il nostro giudizio
La Itala 35 è un’operazione ambiziosa e, in qualche modo, coraggiosa. Prende un nome leggendario del passato, lo pulisce dalla polvere e lo appiccica su un prodotto moderno, accessibile e ricco di dotazione.
I pro:
Design italiano curato da Italdesign
Dotazione di serie da vero full optional
Prezzo competitivo (35.000 euro)
Messa a punto italiana affidata a ingegneri di peso (Fedeli)
Produzione e assemblaggio in Italia, con ricadute occupazionali
I contro:
La base tecnica è cinese, e si sente (per ora nessuna elettrificazione)
Non è un’auto “dal telaio all’airbag” made in Italy
Il rischio di essere percepita come una “cinesata travestita” è alto
Il brand Itala è sconosciuto ai più under 50
Il verdetto: se cercate un SUV compatto, ricco di accessori, dal design accattivante e a un prezzo onesto, la Itala 35 merita un’occhiata. Non compratela pensando di portare a casa una vera erede della 35/45 HP del 1907. Compratela per quello che è: un prodotto intelligente, costruito su basi solide e rifinito con cura italiana.
E chissà che, se avrà successo, non veda presto la luce anche un’elettrica degna del passato. Per ora, benvenuta (di nuovo) Itala.
La BMW Z4, una delle ultime roadster pure sul mercato europeo, cesserà la produzione a marzo 2026 nello stabilimento Magna Steyr di Graz, in Austria, dove dal 2018 è assemblata insieme alla gemella Toyota Supra.
Per celebrare la fine di questa terza generazione (G29), BMW lancia la Final Edition, serie speciale a tiratura limitata con dettagli esclusivi, ordinabile da fine gennaio 2026 in una breve finestra temporale.
In Italia sarà proposta solo sulla potente M40i con motore 3.0 sei cilindri turbo da 340 CV (250 kW), cambio automatico a 8 rapporti o manuale a 6 marce (Pure Impulse Edition), al prezzo di circa 80.000 euro.
Design e dotazioni esclusive
La Z4 Final Edition si distingue per la verniciatura Frozen Matt Black opaca esclusiva, abbinata al pacchetto M High-gloss Shadowline con dettagli neri lucidi su griglia, specchietti e scarichi, capote in tela Moonlight Black e pinze freno M Sport rosse lucide.
All’interno, cuciture rosse a contrasto su plancia, console, pannelli porta e sedili M Sport in pelle Vernasca/Alcantara, volante M in Alcantara e soglie battitacco incise “Final Edition” creano un’atmosfera sportiva e collezionistica.
La gamma base include sDrive20i (197 CV) e sDrive30i (258 CV), ma l’M40i accelera da 0-100 km/h in meno di 5 secondi con consumi WLTP tra 7,3-8,7 l/100 km.
Evoluzione storica della Z4
La saga delle roadster BMW Z inizia nel 1995 con la Z3 (E36/7), icona anni ’90 prodotta a Spartanburg (USA) e protagonista di film come “GoldenEye” con Pierce Brosnan, nota per il design rétro e il motore sei cilindri fino a 321 CV sulla M Roadster.
La prima Z4 (E85, 2002) ereditò lo spirito con cofano lungo, coda corta e bilanciamento 50:50, prodotta sempre in USA.
La seconda generazione (E89, 2008) introdusse il tetto rigido retrattile in alluminio e iDrive, mentre la G29 del 2018 tornò alla capote in tela per un approccio più purista e leggero.
Questa linea celebra oltre 30 anni di spider accessibili e performanti per gli standard BMW.
Il Gruppo DR lancia sul mercato europeo la ICH-X K3, un fuoristrada robusto e tecnologico che ricorda nell’aspetto modelli iconici come il Land Rover Defender, ma con un prezzo più accessibile (da 43.500 €).
Prodotta in Cina sulla base del Jetour Traveller e personalizzata in Molise è sviluppata con componentistica di alto livello, la K3 punta a conquistare chi cerca un 4×4 versatile, senza rinunciare al comfort quotidiano.
Tecnica: telaio robusto e trazione intelligente
La ICH-X K3 si distingue per una struttura portante in acciaio ad alta resistenza (75%), progettata per resistere alle sollecitazioni più estreme.
Caratteristiche chiave:
✅ Trazione integrale XWD (BorgWarner): sistema di sesta generazione che passa dall’anteriore al posteriore in 0,1 secondi. ✅ Differenziale elettronico per ottimizzare la coppia in off-road. ✅ Angoli da fuoristrada puro: 22 cm di altezza da terra, 20° (attacco), 18° (dosso), 30° (uscita). ✅ Ausili off-road: telecamere perimetrali, radar per guadi, modalità terreno preimpostate.
Motori: benzina turbo e GPL
Due le opzioni disponibili:
2.0 Turbo benzina – 244 CV / 375 Nm (coppia già a 1.750 giri) + cambio 7 marce doppia frizione.
Versione GPL – 238 CV, impianto installato in Italia (45.500 €).
Prestazioni:
Erogazione pronta (anche in GPL).
Massa contenuta (sotto le 2 tonnellate).
Unico neo: acceleratore un po’ brusco in partenza.
Guida: comoda su strada, aggressiva off-road
La K3 non è solo un fuoristrada: è tarata per l’uso quotidiano, con:
Sterzo diretto e assetto bilanciato (MacPherson anteriore, multilink posteriore).
Doppi vetri per insonorizzazione.
Trazione integrale sempre reattiva (sicurezza su fondi scivolosi).
Dotazione tech:
Infotainment da 16 pollici con CarPlay/Android Auto wireless.
Sedili ventilati, vani refrigerati, porte USB ovunque.
ADAS completi: avviso di ripartenza, frenata automatica, ecc.
Nel 2016, dopo quasi 70 anni di produzione, la Land Rover Defender originale uscì di scena. Un’icona del fuoristrada, amata per la sua meccanica semplice, il telaio a longheroni e l’indistruttibilità. La nuova generazione, lanciata nel 2019, ha mantenuto lo spirito avventuriero ma con un approccio più moderno, perdendo però quel fascino spartano che l’aveva resa leggendaria.
Fortunatamente, per chi cerca un’auto con l’anima del vecchio Defender, oggi ci sono due strade:
L’Ineos Grenadier, un fuoristrada nuovo ma ispirato alla filosofia Defender.
La Land Rover Classic Works, che ricostruisce Defender d’epoca come nuove (a prezzi da capogiro).
Ineos Grenadier: L’Erede Moderno del Defender
La Nascita del Progetto
L’imprenditore britannico Jim Ratcliffe, fondatore del gruppo chimico Ineos, era un grande appassionato del vecchio Defender. Quando la Land Rover ne interruppe la produzione, decise di crearne una versione moderna, ma fedele all’originale. Così nacque Ineos Automotive e, nel 2022, la Grenadier.
Nome: ispirato al pub londinese dove Ratcliffe ebbe l’idea.
Produzione: nello stabilimento ex-Smart di Hambach, Francia.
Filosofia: robustezza, semplicità e capacità off-road.
Design e Caratteristiche
Linee squadrate e ruota di scorta esterna, come il Defender originale.
Interni spartani ma funzionali:
Sedili Recaro lavabili.
Pavimento con tappi di scolo per l’acqua.
Piccolo schermo digitale e infotainment BMW iDrive.
Altezza da terra: 26,4 cm – capacità di guado fino a 80 cm.
Motorizzazioni
Benzina: 3.0 litri BMW 6 cilindri turbo (286 CV).
Diesel: 3.0 litri BMW 6 cilindri turbo (249 CV).
Cambio automatico ZF a 8 marce e trazione integrale permanente.
Prezzo: a partire da €65.000 (circa), molto meno di un Defender restaurato.
Land Rover Classic Works: Far Rinascere un Defender Storico
Per chi non vuole rinunciare all’originale, Land Rover offre un servizio di restauro certificato per i Defender costruiti tra il 2012 e il 2016.
Come Funziona?
Si porta (o acquista) una Defender usata presso il Land Rover Classic Works a Solihull (UK).
Toyota Hilux 2024: l’eredità di un’icona si rinnova
Presentato per la prima volta nel 1968, il Toyota Hilux è diventato in oltre 50 anni un’icona dei pick-up, sinonimo di robustezza, affidabilità e capacità fuoristrada. Oggi, la nuova generazione 2024 si evolve con due anime distinte: la GR Sport II, versione sportiva con motore diesel puro, e la Hilux Hybrid 48V, che introduce per la prima volta una lieve elettrificazione.
Hilux GR Sport II: il pick-up più aggressivo di sempre
La Hilux GR Sport II rappresenta la versione più estrema del modello, sviluppata dal reparto Gazoo Racing. Rispetto alla Hilux standard, si distingue per:
Carreggiate allargate (+14 cm anteriore, +15 cm posteriore)
Paraurti specifici e passaruota in plastica nera
Spoiler posteriore con alettone
Cerchi da 17 pollici con pneumatici Bridgestone Dueler AT 265/65 R17
Motore e prestazioni
Sotto il cofano troviamo il 2.8 diesel turbocompresso da 204 CV e 500 Nm di coppia, abbinato a un cambio automatico a 6 marce e trazione integrale. Le prestazioni sono solide:
0-100 km/h in circa 10 secondi
Velocità massima di 180 km/h
Capacità di traino fino a 3.500 kg
Interni sportivi e tecnologia
L’abitacolo è caratterizzato da:
Sedili sportivi con dettagli rossi
Volante in pelle con logo GR
Display touchscreen da 8 pollici (Apple CarPlay/Android Auto)
Comandi per la trazione 4WD e blocco del differenziale
Hilux Hybrid 48V: la prima elettrificazione
La novità del è la versione ibrida 48V, che mantiene il 2.8 diesel ma aggiunge un motorino elettrico per migliorare consumi e ripresa.
Vantaggi dell’ibrido:
Riduzione dei consumi (circa 7-8 l/100 km)
Maggiore fluidità nelle ripartenze
Silenziosità migliorata
Hilux Hybrid 48V: l’elettrificazione senza compromessi
Per la prima volta, il Hilux abbraccia l’elettrificazione con il sistema mild hybrid 48V, che mantiene il 2.8 diesel da 204 CV aggiungendo:
Motore-generatore elettrico da 12 kW e 65 Nm
Batteria agli ioni di litio da 48V (solo 7,6 kg) posizionata sotto i sedili
Frenata rigenerativa e stop-start ultra rapido
Vantaggi:
Prestazioni più fluide e riduzione del 5% dei consumi (dichiarati 7-8 l/100 km)
Minore rumorosità e miglior controllo alle basse velocità
Mantiene capacità di guado (700 mm) e traino (3.500 kg)
Multi-Terrain Select: il fuoristrada diventa intelligente
Nuovo sistema con 6 modalità (Sabbia, Fango, Roccia, Neve profonda) che regola automaticamente trazione e freni per affrontare ogni terreno.
Confronto tra le due versioni
Caratteristica
Hilux Hybrid 48V
Hilux GR Sport II
Motore
2.8 diesel + hybrid 48V
2.8 diesel puro
Potenza
204 CV
204 CV
Consumi (WLTP)
7-8 l/100 km
8-9 l/100 km
Prezzo (da)
€50.000
€63.320
Punti forti
Efficienza, comfort
Prestazioni, design
Sicurezza e tecnologia
Entrambe le versioni includono:
Toyota Safety Sense con frenata automatica e riconoscimento pedoni
Toyota Smart Connect con schermo da 8″, Apple CarPlay e navigazione cloud
Telecamera 360° e sensoristica parcheggio
Conclusioni: due volti, un’unica leggenda
Hybrid 48V: perfetto per chi cerca innovazione e risparmio senza rinunciare alla robustezza.
GR Sport II: la scelta per chi vuole stile e prestazioni da vero fuoristrada.
Fuoristrada: leggendario come sempre
Entrambe le versioni ereditano la robustezza fuoristrada dell’Hilux, con:
Altezza da terra di 225 mm
Angolo di attacco di 30°
Modalità Multi-Terrain Select (solo sull’ibrido)
Prezzi e concorrenza
Hilux GR Sport II: da €63.320
Hilux Hybrid 48V: da €50.000
La concorrenza diretta include:
Ford Ranger Raptor
Volkswagen Amarok
Isuzu D-Max
Con 20 milioni di unità vendute, l’Hilux conferma la sua regina dei pick-up. Tu quale preferisci?
Il Gruppo Chery, uno dei principali costruttori automobilistici cinesi fondato nel 1997, ha deciso di fare il suo ingresso ufficiale in Europa con un’offerta ambiziosa: il marchio Omoda, affiancato dal più premium Jaecoo. Il primo modello a debuttare in Italia è l’Omoda 5, un SUV compatto che si propone di competere con modelli affermati come Kia Sportage, Nissan Qashqai e Volkswagen Tiguan. Con un design accattivante, una tecnologia avanzata e un prezzo competitivo, l’Omoda 5 punta a conquistare il mercato italiano, supportato da una rete di vendita e assistenza in rapida espansione.
Un po’ di storia: Chery e la sua ascesa globale
Chery è un nome che in Italia potrebbe non suonare familiare a tutti, ma a livello globale è un gigante dell’automotive. Fondata nel 1997 in Cina, Chery ha rapidamente scalato le classifiche dei produttori automobilistici, raggiungendo quasi 1,9 milioni di veicoli venduti nel 2023. Sebbene sia ancora lontana dai numeri di colossi come Toyota o Volkswagen, Chery ha dimostrato di saper innovare e crescere, puntando su tecnologie avanzate e design moderno.
In Italia, Chery è già presente indirettamente attraverso il marchio DR, che commercializza modelli basati su piattaforme del gruppo cinese. Con Omoda e Jaecoo, però, il costruttore ha deciso di entrare direttamente nel mercato europeo, puntando su una gamma di SUV e crossover che uniscano qualità, tecnologia e prezzi accessibili.
Design: moderno e originale
L’Omoda 5 si distingue per un design audace e contemporaneo, che cattura l’attenzione fin dal primo sguardo. Il frontale è dominato da una griglia a nido d’ape che occupa gran parte della calandra, affiancata da luci diurne a LED sottili e affusolate. I fari principali, posizionati più in basso, completano un look aggressivo ma elegante.
Le fiancate presentano linee dinamiche, con una nervatura marcata che attraversa i fanali posteriori, mentre il tetto discendente e il lunotto molto inclinato conferiscono alla vettura un aspetto sportivo. I dettagli cromati e le ruote in lega da 18 pollici aggiungono un tocco di raffinatezza, rendendo l’Omoda 5 un’auto che non passa inosservata.
Interni: tecnologia e comfort
Gli interni dell’Omoda 5 colpiscono per l’attenzione ai dettagli e l’abbondanza di tecnologia. La plancia è dominata da due schermi da 12,3 pollici integrati in un unico pannello, che ospitano la strumentazione digitale e il sistema infotainment con Apple CarPlay e Android Auto wireless. I materiali, pur non essendo di fascia premium, sono ben assemblati e offrono un’impressione di solidità.
Il comfort è garantito dai sedili riscaldabili (e ventilati nella versione Premium), dal volante riscaldabile e dal climatizzatore automatico bizona. L’illuminazione ambientale, con 64 colori personalizzabili, aggiunge un tocco di modernità, mentre il sistema di purificazione dell’aria contribuisce a creare un ambiente piacevole.
Lo spazio a bordo è adeguato per cinque persone, anche se il bagagliaio da 292 litri (espandibili a 360) potrebbe risultare un po’ stretto per chi ha esigenze di carico più elevate.
Motorizzazioni e prestazioni
L’Omoda 5 debutta in Italia con un motore 1.6 turbo benzina da 197 CV, abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a 7 rapporti. La trazione è anteriore, ma la versione 4×4 è già in programma per chi cerca maggiore versatilità. Le prestazioni sono più che sufficienti per un uso quotidiano, con uno 0-100 km/h coperto in 7 secondi e una velocità massima di 191 km/h.
Disponibile anche la versione elettrica, con batteria da 61,1 kWh che promette un’autonomia compresa tra i 400 e i 430 km.
Sicurezza e dotazioni
L’Omoda 5 non delude neanche sul fronte della sicurezza, avendo ottenuto 5 stelle Euro NCAP. Di serie sono presenti il cruise control adattivo, il monitoraggio dell’angolo cieco, la frenata automatica d’emergenza e il mantenimento della corsia. La telecamera a 360 gradi e i sensori di parcheggio completano un pacchetto di assistenza alla guida molto completo.
Prezzi e rete di vendita
Il listino dell’Omoda 5 parte da 27.900 euro per la versione Comfort, mentre la Premium è disponibile a 29.900 euro. Un prezzo competitivo, soprattutto considerando le dotazioni di serie e la tecnologia offerta.
Chery sta lavorando per espandere la sua rete di vendita e assistenza in Italia, con l’obiettivo di aprire 80 concessionarie entro breve. Una mossa necessaria per garantire supporto ai clienti e consolidare la presenza del marchio nel mercato europeo.
Conclusioni
L’Omoda 5 rappresenta un’ottima opportunità per chi cerca un SUV compatto con un buon rapporto qualità-prezzo. Con un design accattivante, interni tecnologici e prestazioni solide, questo modello ha tutte le carte in regola per competere con i rivali europei.
Per Chery, l’Omoda 5 è solo l’inizio di un’avventura che punta a conquistare il mercato italiano e non solo. Con una gamma in espansione e una rete di vendita in crescita, il gruppo cinese dimostra di voler giocare un ruolo da protagonista nel panorama automobilistico globale.