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  • Nuova Renault Clio 2026: Non è più una utilitaria, è un crossover cittadino

    Nuova Renault Clio 2026: Non è più una utilitaria, è un crossover cittadino

    La regina delle compatte europee si trasforma. Con la sesta generazione, la Renault Clio compie un balzo evolutivo che va ben oltre un semplice restyling. Abbandona i panni della classica utilitaria per indossare quelli di un crossover urbano moderno, tecnologico e spazioso, pronto a competere in un mercato sempre più affollato di SUV compatti.

    Presentata in anteprima al Salone di Monaco, la nuova Clio 2026 non cambia la sua anima (la piattaforma CMF-B è confermata), ma rinnova radicalmente il suo corpo e il suo carattere, puntando su dimensioni aumentate, design muscoloso e un’offerta di motorizzazioni 100% green, senza più diesel.

    Il Design: Più Grintosa e Imponente

    La prima cosa che salta all’occhio sono le nuove proporzioni. La Clio cresce in ogni dimensione:

    • Lunghezza: +7 cm (ora 4,12 m)
    • Larghezza: +4 cm
    • Altezza: +1 cm

    Questo growth spurt le conferisce una presenza stradale completamente nuova, più simile a quella di un piccolo SUV che a una hatchback. Il design si ispira al concept Emblème e mostra linee più spigolose e dinamiche. Il frontale è dominato da una mascherina esagonale con griglia a losanga, fari Full LED sottili e inserti in nero lucido che enfatizzano l’atteggiamento “ruote alte”.

    La vista laterale mantiene le maniglie posteriori nascoste, mentre la coda è la parte più rivoluzionaria, con un lunetto molto inclinato (una scelta stilistica audace che riduce leggermente la visibilità posteriore) e fanali collegati da una light bar.

    L’Interno: Salto di Qualità e Tecnologia

    Entrando in abitacolo, il passo in avanti è netto. Il cruscotto è un chiaro erede di quello della Renault 5 elettrica, con un design pulito e minimalista.

    • Doppio display da 10 pollici: Il sistema è basato su Android Automotive, con Google integrato (Maps, Assistant, Play Store) e compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto.
    • Materiali: Mix di tessuti (anche sulla plancia) e plastiche. La qualità percepita è alta, anche se alcuni materiali duri rimangono.
    • Spazio: L’aumento del passo (+1 cm) migliora lo spazio per le gambe posteriori. Il bagagliaio offre 390 litri di capacità, pratico e profondo, anche se con un alto scalino di carico.

    La Gamma Motori: Ibrida, Benzina e GPL (ma zero Diesel)

    Renault fa una scelta coraggiosa e moderna, eliminando i diesel e puntando su tre opzioni:

    1. E-Tech Full Hybrid 160 CV: La top di gamma. Monta un nuovo 1.8 aspirato (sostituisce il 1.6) abbinato a due motori elettrici. Promette di viaggiare in elettrico fino all’80% del tempo in città, consumi dichiarati di 25,6 km/l (3,9 l/100km) e uno scatto 0-100 in 8,3 secondi.
    2. TCe 115 CV: Il classico 3 cilindri turbo benzina, disponibile con cambio manuale o automatico EDC a doppia frizione. La scelta per chi preferisce la tradizione.
    3. Eco-G 120 CV GPL: La regina dell’autonomia. In arrivo nell’estate 2026, abbinata al cambio EDC, promette un’autonomia mostruosa grazie a una bombola da 50 litrifino a 1.450 km con un pieno completo (benzina + GPL).

    Gli Allestimenti: Ricchissimi di Serie

    La gamma è semplice ma ben definita, e tutti gli allestimenti sono già molto dotati:

    • Evolution (Base): Include già cruise control adattivo, frenata automatica d’emergenza, display 10″, sensori posteriori e climatizzatore.
    • Techno: Aggiunge il sistema OpenR Link con Google, cerchi in lega da 16″, camera posteriore, keyless entry e illuminazione ambientale.
    • Esprit Alpine (Top): Firmata dal reparto sportivo, con cerchi da 18″, interni in Alcantara, pedaliera in alluminio, ADAS avanzati e ricarica wireless.

    Prezzo e Arrivo

    Gli ordini si apriranno a ottobre 2025, con le prime consegne previste per dicembre. Il prezzo di partenza dovrebbe aggirarsi attorno ai 20.000 euro, posizionandola in una fascia competitiva nonostante il netto upgrade in termini di contenuti.

    In conclusione, la nuova Clio non è più la semplice e pratica city car di una volta. È un’auto più ambiziosa, che punta a sedurre chi cerca la praticità di un crossover, la tecnologia di un’auto di segmento superiore e l’efficienza delle motorizzazioni ibride, il tutto senza tradire lo spirito pratico che l’ha resa un’icona.

  • Geely sbarca in Italia: Il colosso cinese punta sul nostro mercato con elettrica e ibrida

    Geely sbarca in Italia: Il colosso cinese punta sul nostro mercato con elettrica e ibrida

    Il più grande costruttore automobilistico privato cinese ha deciso: l’Italia è il prossimo obiettivo. Geely, il colosso che nel 2024 ha venduto oltre 3,3 milioni di veicoli e che controlla marchi del calibro di Volvo, Polestar e Lotus, arriva ufficialmente sul nostro mercato. Non come fornitore di tecnologie per altri brand, ma con il suo marchio originale, pronta a sfidare le case europee nel loro stesso cortile di casa.

    A partire dall’autunno 2025, le concessionarie italiane vedranno sfilare i primi due modelli del gruppo: il SUV elettrico EX5 e l’ibrida plug-in Starray EM-i. Un doppio attacco per conquistare due diverse anime di mercato con una strategia chiara: offrire tecnologia, spazio e dotazioni a un rapporto qualità-pzzo molto aggressivo.

    La Strategia: Una Rete da 100 Concessionarie e 6 Anni di Garanzia

    Geely non arriva in Italia in sordina. L’ingresso è stato strutturato con una precisione strategica degna di un grande player globale. La distribuzione è affidata a Jameel Motors, un distributore internazionale con esperienza in oltre 10 paesi, guidato in Italia da Marco Santucci (ex AD di Jaguar Land Rover Italia).

    Il piano è ambizioso:

    • Creare una rete di circa 100 punti vendita e assistenza in tutto il territorio nazionale.
    • Dotare ogni paese di un magazzino ricchi dedicato per tempi di intervento rapidi.
    • Offrire una garanzia ufficiale di 6 anni, un messaggio forte per rassicurare i clienti sull’affidabilità del prodotto.

    I Modelli: Tecnologia e Spazio in Primo Piano

    1. Geely EX5 (Elettrica)
    Il primo apripista è il SUV EX5, un modello di taglia media (4,61 m di lunghezza) che punta tutto sull’elettrico.

    • Motore: 218 CV e 320 Nm di coppia.
    • Batteria: Pack Aegis Short Blade da 60,22 kWh.
    • Autonomia: 430 km dichiarati (ciclo WLTP).
    • Interni: L’abitacolo è un concentrato di tecnologia, dominato da un enorme touchscreen centrale da 15,4 pollici, un quadro strumenti da 10,2″ e un head-up display che proietta le informazioni sul parabrezza.
    • Comfort: Sedili anteriori con regolazione elettrica, memoria, riscaldamento, ventilazione e massaggio. I sedili posteriori hanno schienali regolabili.

    2. Geely Starray EM-i (Ibrida Plug-in)
    Esteticamente quasi identica alla EX5, la Starray EM-i è la scelta per chi non è ancora pronto al full electric.

    • Motore: Un powertrain ibrido plug-in composto da un 1.5 turbo benzina da 217 CV abbinato a un motore elettrico da 100 CV.
    • Batteria: Da 18,4 kWh.
    • Autonomia: Fino a 83 km in modalità puramente elettrica (WLTP) e una autonomia combinata (benzina+elettrico) di ben 943 km.
    • Interni: Condivide con la EX5 il layout iper-tecnologico e il focus sul comfort.

    Perché Geely è un Concorrente Serio?

    Geely non è un costruttore qualsiasi. È un gigante globale con un portfolio di marchi di lusso e un know-how tecnologico immenso. Le piattaforme su cui viaggiano la EX5 e la Starray condividono DNA con quelle di Volvo e Polestar. Questo significa che, pur sotto un marchio nuovo per l’Italia, i clienti troveranno tecnologie collaudate e sicure.

    La mossa di puntare sull’ibrida plug-in è astuta: intercetta la crescente domanda di questa tipologia di veicoli in Italia, offrendo una soluzione a zero ansia da autonomia per chi non ha ancora familiarità con l’elettrico puro.

    La Sfida: convincere il Cliente Italiano

    La vera sfida per Geely non sarà la tecnologia o il prezzo, ma la percezione del marchio. Dovrà convincere gli automobilisti italiani che un’auto cinese, sebbene prodotta da un colosso con standard qualitativi elevati, può essere un’alternativa credibile e desiderabile rispetto ai brand tradizionali europei e giapponesi.

    L’arrivo di Geely è un terremoto nel panorama automobilistico italiano. Dimestra che la globalizzazione del settore è una realtà concreta e che la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Per i consumatori, significa avere più scelta, più tecnologia e probabilmente, prezzi più interessanti.

  • Addio al Diesel: Stellantis Cede VM Motori, Storico Fiore All’Occhiello dei Propulsori

    Addio al Diesel: Stellantis Cede VM Motori, Storico Fiore All’Occhiello dei Propulsori

    Un pezzo di storia dell’automotive italiano cambia proprietario. Stellantis ha ufficializzato la vendita di VM Motori, lo storico stabilimento di Cento (Ferrara) specializzato per decenni nella produzione di motori diesel di altissima ingegneria. L’acquirente è Gamma Holding, la società degli investitori che controllano Marval, azienda torinese specializzata in componenti per veicoli industriali e pesanti.

    Questa operazione segna un altro, significativo passo nella trasformazione epocale del gruppo automobilistico italo-francese, che sta progressivamente abbandonando le attività legate ai motori a combustione interna per concentrare risorse e investimenti sull’elettrificazione.

    Da Fiat a Stellantis: La Storia di un’Eccellenza

    Fondata nel 1947, VM Motori ha costruito la sua reputazione su propulsori diesel all’avanguardia, diventando un fornitore cruciale per molti costruttori, inclusi i brand del gruppo FCA prima e Stellantis poi. Il colosso di Detroit-Torino-Parigi ne acquisì il controllo totale nel 2013.

    Lo stabilimento emiliano, che conta oltre 350 dipendenti, è stato a lungo un centro di eccellenza. Nei suoi capannoni hanno preso vita alcuni dei motori diesel più apprezzati, come il famoso V6 3.0L che ha equipaggiato iconiche Jeep e Maserati, diventando un punto di riferimento per potenza, coppia e raffinatezza.

    La Transizione: dai Motori per Auto a quelli Industriali

    Il declino del diesel nel settore auto, accelerato dallo scandalo Dieselgate e dalle politiche anti-inquinamento, ha inevitabilmente ridotto l’importanza strategica di VM Motori per Stellantis. Dal 2022, lo stabilimento ha cessato di produrre motori per autovetture, riconvertendo la sua attività verso la produzione di propulsori industriali e marini.

    Questa riconversione ha reso l’impianto un asset più compatibile con il core business di Marval, che fornisce componenti a big dell’industria pesante come John Deere, Daimler Truck, Iveco e Scania.

    Cosa Succede Ora? Tutti i Lavoratori Sono Confermati

    In operazioni di questo tipo, la preoccupazione maggiore ricade sempre sui dipendenti. In questo caso, però, le notizie sono rassicuranti. Il CEO di Marval, Vincenzo Nunziata, ha assicurato pubblicamente che l’impianto “manterrà la produzione attuale e tutti i posti di lavoro verranno confermati”.

    La vendita, i cui dettagli economici non sono stati resi noti, dovrebbe essere finalizzata entro la fine del 2025.

    Il Piano Stellantis: Meno Motori Termici, Più Elettrico

    La cessione di VM Motori non è un evento isolato, ma rientra in un preciso piano di riorganizzazione globale. Stellantis sta progressivamente snellendo la sua impronta legata alla propulsione termica per liberare risorse da investire nel futuro elettrico.

    Con la chiusura di questa operazione, gli impianti di produzione motori di Stellantis in Italia si riducono a due:

    1. Termoli: In piena trasformazione per diventare una “Gigafactory” e produrre, a partire dal 2026, i cambi elettrificati eDCT e assemblare i motori termici FireFly.
    2. Pratola Serra: Attualmente dedicato alla produzione di motori diesel per i veicoli commerciali del gruppo (Fiat Professional, ecc.).

    La vendita di VM Motori è quindi un simbolo potente di un’era che volge al termine. È la fine del capitolo diesel per Stellantis, ma anche l’inizio di una nuova vita per uno stabilimento storico, che sotto una guida più focalizzata sul suo nuovo settore, potrà continuare a essere un’eccellenza della motoristica made in Italy, seppur in una vesta completamente nuova.

  • Addio alla Ford Focus come la conosciamo: nel 2027 arriva un crossover come erede

    Addio alla Ford Focus come la conosciamo: nel 2027 arriva un crossover come erede

    La Ford Focus, da oltre vent’anni pilastro delle vendite e simbolo della guida piacevole in Europa, sta per andare in pensione. Ma a differenza di quanto si possa pensare, non sarà un addio definitivo, bensì una metamorfosi che rispecchia le tendenze inarrestabili del mercato.

    Secondo i piani della Casa dell’Ovale Blu, la produzione dell’attuale Focus terminerà verso la fine del 2025. Questo significa che uno dei modelli più iconici e amati del segmento C, che solo nel 2024 ha trovato oltre 85.000 nuovi proprietari, uscirà di scena senza un sostituto diretto e immediato. Dopo il pensionamento della Fiesta, che ha spinto i clienti verso la Puma, la Ford lascerà temporaneamente un vuoto nella sua gamma, cedendo terreno alla concorrenza in un segmento storicamente cruciale.

    L’Erede: Non più un’berlina, ma un Crossover

    La notizia più importante è che l’erede della Focus non sarà una berlina o una station wagon. Il successore, atteso per il 2027, sarà un crossover con ruote alte e un profilo più robusto, progettato per competere direttamente con modelli di successo come la Cupra Formentor.

    Questa scelta strategica segna la fine di un’era per Ford Europa, che abbandona definitivamente le berline tradizionali nel segmento medio per assecondare la domanda che premia sempre più i SUV e i crossover.

    Posizionamento e Caratteristiche: Tra Puma e Kuga

    Dove si andrà a posizionare questo nuovo modello? Non andrà a rimpiazzare l’attuale Kuga, ma occuperà lo spazio che si creerà tra la compatta Puma e la media Kuga, offrendo una proposta intermedia.

    Le indiscrezioni suggeriscono una forte parentela tecnica proprio con la Kuga. Entrambi i modelli dovrebbero essere prodotti nello stesso stabilimento di Valencia, in Spagna, condividendo molti componenti chiave. La base di partenza dovrebbe essere l’attuale piattaforma C2 (la stessa della Focus di quarta generazione), probabilmente aggiornata per diventare “multi-energy” e ospitare non solo i propulsori ibridi di cui Ford è maestra, ma anche, in futuro, powertrain completamente elettrici.

    La Sfida: Prezzo e Identità

    La sfida più grande per Ford sarà dare un’identità precisa a questo nuovo crossover in una gamma che si sta facendo sempre più affollata. Dovrà distinguersi chiaramente non solo dalla Kuga, ma anche dai modelli elettrici puri come Explorer e Capri, che si rivolgono a una clientela differente e hanno listini più elevati.

    La chiave del successo sarà una proposta di motorizzazioni diversificata (ibride e ibride plug-in) e, soprattutto, un prezzo di ingresso aggressivo. Per attirare il tradizionale cliente Focus, il listino dovrà essere ben al di sotto dei 41.000 euro richiesti per l’Explorer elettrico, posizionandosi in un range più accessibile e competitivo.

    In conclusione, sta per calare il sipario su un’auto che ha fatto la storia. Il suo erede non ne porterà il nome, ma ne raccoglierà il testimone con un nuovo formato, adatto ai tempi che corrono. Il mondo chiede crossover, e Ford è pronta a servirglielo.

  • Ecoincentivi 2025: L’elettrica può costare meno del benzina. Ecco le auto da comprare con gli incentivi

    Ecoincentivi 2025: L’elettrica può costare meno del benzina. Ecco le auto da comprare con gli incentivi

    Con i nuovi ecoincentivi statali del PNRR da 600 milioni di euro, il sogno di un’auto elettrica nuova non è mai stato così vicino. Anzi, per la prima volta, un’auto a batteria può costare meno di un’analoga a benzina o diesel, trasformandosi da oggetto del desiderio in un affare intelligente per la mobilità quotidiana.

    Grazie a uno sconto che può arrivare fino a 11.000 euro per i privati, i listini di molti modelli vengono non solo azzerati, ma stravolti. L’asticella per approfittarne è chiara: essere residenti in un’area urbana (FUA), avere un ISEE sotto i 40.000 euro e avere una vecchia auto fino all’Euro 5 da rottamare. Chi rientra nello scaglione ISEE più basso (fino a 30.000€) ottiene lo sconto massimo, ottenendo veri e propri super affari su quattro ruote.

    Ecco alcuni dei modelli più interessanti che, con gli incentivi, diventano irriverenti competitor delle termiche.

    I Modelli Star degli Ecoincentivi: Quanto Risparmi Davvero?

    • Dacia Spring – L’icona dell’elettrica economica
      • Prezzo listino: a partire da €17.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: €6.900 euro
      • È stata la prima a giocare in questa liga. Con lo sconto, diventa l’auto nuova più economica. Perfetta come seconda macchina per la città, ha autonomia limitata ma costi di gestione irrisori, ma pecca un pò nella qualità degli interni.
    • Citroën e-C3 – L’anticonformista
      • Prezzo listino: da €23.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione:  a partire da €12.900
      • Forse l’offerta più equilibrata. Non è un’auto “minima”, ma una B-SUV a tutti gli effetti, con oltre 300 km di autonomia e un design modernissimo. A poco più di 12.000 euro è un’occasione da non perdere.
    • Renault 5 E-Tech – Il ritorno di un mito
      • Prezzo listino : tra €24.900 e i €36.400 a seconda degli allestimenti
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: a partire da €14.000
      • L’attesissimo ritorno di un’icona. Con gli incentivi, il suo prezzo scende in un range ultra-competitivo per un’auto piena di carisma, tecnologia e con il fascino retrò. Sarà una delle più richieste.
    • Hyundai Inster – La piccola che non ti aspetti
      • Prezzo listino : da €24.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: ~€14.000
      • Porta il design audace e l’equipaggiamento ricco di Hyundai in un segmento piccolo. Con un’autonomia stimata di oltre 300 km, potrebbe offrire il miglior rapporto qualità-prezzo dopo lo sconto.
    • Fiat Grande Panda Elettrica – La più amata dagli italiani
      • Prezzo listino: da €23.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: ~€13.000
      • Il design squadrato e il richiamo al mito della Panda la rendono un’opzione affascinante. Condivide la piattaforma con la Citroën e-C3, offrendo spazio e praticità a un prezzo stracciato.
    • BYD Dolphin Surf – La piccola cinese supertecnologica
      • Prezzo listino: da €19.490
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: da €8.500
      •  La Dolphin Surf è la piccola della casa cinese, pensata per la città, più pratica e versatile. BYD è un colosso delle batterie e offre una tecnologia solida. Con lo sconto, è un’auto elettrica dotata di tutte le più moderne tecnologie a un prezzo impensabile fino a ieri.
    • Leapmotor T03 – La citycar di origine cinese del gruppo Stellantis
      • Prezzo listino: €18.900
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: €7.900
      • È la diretta concorrente della Dacia Spring. Offre di serie un equipaggiamento ricco (touchscreen, ADAS) per il suo prezzo. L’incentivo la rende un giocattolo tecnologico a costo quasi zero.
    • Citroën ë-C3 Aircross – L’elettrica per la famiglia
      • Prezzo listino: a partire da €26.790
      • Con incentivo (ISEE <30k) + rottamazione: da €15.800
      • La versione più grande e familiare della e-C3, con 7 posti. Porta l’elettrico nel cuore delle famiglie numerose con un budget contenuto, rimanendo su un brand diffuso e conosciuto.

    Perché è il Momento Giusto?

    Questi prezzi non sono un’offerta promozionale, ma il frutto di una politica strutturale finanziata dal PNRR. L’obiettivo è chiaro: rinnovare il parco auto italiano, vecchio e inquinante, spingendo sulle elettriche soprattutto nelle città.

    Attenzione però: la piattaforma per prenotare il voucher si aprirà a breve (probabilmente entro ottobre) e i fondi, sebbene consistenti, non sono infiniti. L’operazione richiede un po’ di burocrazia (autocertificazioni, ISEE, prenotazione del voucher) ma il risultato finale è un risparmio che supera spesso il 50% del valore dell’auto.

    Se siete in possesso dei requisiti, vale assolutamente la pena considerare l’opzione. Non si tratta più di guardare all’elettrico come al futuro, ma come al miglior affare del presente.

  • Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Badge Engineering: L’arte di Vendere la Stessa Auto con Nomi Diversi

    Quante volte, guardando un’auto nuova, avete avuto la strana sensazione di averla già vista da qualche parte? Magari con un faro diverso, una calandra alterata o un logo completamente differente sul cofano. Non è un déjà-vu, è il fenomeno del badge engineering, una pratica antica ma più viva che mai nel panorama automobilistico moderno.

    In un settore dove lo sviluppo di una nuova piattaforma costa miliardi, i costruttori hanno imparato da tempo a condividere (o a prestarsi) progetti, meccaniche e intere vetture, limitandosi a cambiarne il design di pochi dettagli critici e, ovviamente, il badge. È un gioco di specchi economico e strategico, e oggi esploriamo i casi più eclatanti a listino o usciti di recente.

    Il “Quanto sei Bello!” Franco-Italiano: Citroën Berlingo vs. Peugeot Rifter vs. Opel Combo Life

    Partiamo da un esempio chiarissimo nel mondo dei van trasformati. La Citroën Berlingo, amatissima per la sua praticità, è in realtà una tripla gemella. Condivide ogni bullone, motore e optional con la Peugeot Rifter e con la Opel/Vauxhall Combo Life. Il Gruppo Stellantis, nato dalla fusione di PSA e FCA, ha ereditato e ottimizzato questa strategia. Cambiano i paraurti, i fari, la calandra e i dettagli interni, ma l’ossatura, l’abitacolo modulare e la guidabilità sono identici. Il cliente finale sceglie in base al feeling con il marchio o all’estetica preferita, ma sotto il cofano è sempre la stessa auto.

    L’Alleanza Giapponese-Europa: Nissan vs. Mitsubishi vs. Renault

    L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è un maestro in questa arte. Con la rinascita del marchio Mitsubishi in Europa, molti hanno storto il naso scoprendo che la nuova Mitsubishi ASX non è altro che una Renault Captur riproposta con un design più spigoloso e il logo dei tre diamanti. Stesso discorso per la Mitsubishi Colt, che è una Renault Clio sotto la pelle.

    E il gioco funziona anche all’inverso: la Nissan Townstar, furgone compatto, è la sorella gemella della Renault Kangoo e della Mercedes-Benz Citan, frutto di un’alleanza precedente.

    O ancora la nuova Nissan Micra elettrica che non è altro che una Renault 5 E-tech con piccoli cambiamenti di dettaglio.

    Lo Scambio di Figli tra Toyota e le sue controllate: Un Patto di Sangue

    Uno dei casi più interessanti degli ultimi anni è la simbiosi tra Toyota e Suzuki, grazie all’ingresso di Toyota nell’azionariato di Suzuki una volta uscita dall’orbita della General Motors. Per accedere alla tecnologia ibrida e all’elettrico, Suzuki ha preso in prestito da Toyota alcune sue auto, oltre a lavorare su nuovi modelli in comune.

     La Suzuki Across è, a tutti gli effetti, una Toyota RAV4 con un restyling più aggressivo e il potentissimo sistema ibrido plug-in di Toyota. Stessa cosa per la station wagon Suzuki Swace, clone della Toyota Corolla Touring Sports.

    Ci sono poi modelli sviluppati in comune come la Suzuki e-Vitara , nuovo urban crossover elettrico non è che una Toyota Urban Cruiser con un nuovo frontale.

    Un tempo anche Subaru era in questo gioco, con la BRZ identica alla Toyota GT86, o come la Subaru Trezia che non era altro che una Toyota Verso-S.

    E Toyota offre suoi prodotti ad altre case giapponesi di cui ha partecipazioni azionarie, come alla Daihatsu, non più importata in Europa, ma anche alla Mazda dove la Mazda2 Hybrid non è altro che una Toyota Yaris sotto mentite spoglie

    Il Re Mida dei Marchi: DR Automobiles

    Se c’è un player che ha fatto del badge engineering il suo core business, è DR Automobiles. L’azienda italiana importa auto cinesi (principalmente da Chery, JAC e BAIC) e le commercializza con i suoi marchi (DR, EVO, ICH-X, Tiger, Sportequipe) e un design leggermente ritoccato. Modelli come la DR 5.0 o la DR 1.0 sono vetture cinesi che, senza questa operazione, faticherebbero a entrare nel mercato europeo. DR sfrutta la percezione del marchio italiano per proporre un’alternativa economica.

    Il Far West Cinese: Un Modello, Cento Nomi

    Il mercato cinese è il regno del badge engineering. Un singolo modello, sviluppato da un costruttore come Geely, Changan o SAIC, può essere venduto con decine di marchi e nomi diversi attraverso joint-venture e network di vendita differenti. Questo spiega perché a volte si vedono auto identiche con nomi sconosciuti e incomprensibili: sono spesso lo stesso veicolo, ma distribuito da conglomerati diversi.

    Perché Esiste il Badge Engineering?

    I motivi sono semplici e spietatamente economici:

    1. Riduzione dei costi: Sviluppare una nuova auto è costosissimo. Condividere la piattaforma con altri modella i costi di ricerca, sviluppo e produzione.
    2. Coprire più segmenti: Un singolo gruppo può saturare un segmento di mercato offrendo diverse “faccce” della stessa auto, catturando clienti fedeli a marchi differenti.
    3. Velocità di mercato: Rebadgare un’auto esistente è molto più rapido che progettarne una da zero, permettendo di colmare vuoti di gamma in tempi record.

    È un Male? Non Necessariamente.

    Il badge engineering è spesso visto come una fregatura per il consumatore. In realtà, se fatto bene, è un vantaggio per tutti. I costruttori risparmiano e possono investire in altri progetti più innovativi, mentre i clienti hanno più scelta, spesso a prezzi più competitivi e con una rete di assistenza più capillare (grazie alla condivisione dei ricambi meccanici).

    L’importante è che il consumatore sia consapevole di ciò che sta acquistando. La prossima volta che vedete due auto sospettamente simili, fermatevi a guardare bene: potreste scoprire che sotto la pelle, sono la stessa anima gemella.

    E voi, avete mai posseduto o considerato l’acquisto di una “gemella badge-engineered”?

  • Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Fiat 500 Ibrida 2025: il ritorno del motore termico nello storico stabilimento di Mirafiori

    Una svolta strategica per la 500 elettrica

    Fiat sta per compiere un inversione di rotta con la sua iconica city car. Dopo il flop commerciale della versione esclusivamente elettrica (solo 30.000 unità vendute nel 2023-2024), il marchio torinese presenterà a novembre 2025 una nuova 500 ibrida, costruita nello stabilimento di Mirafiori sulla base della piattaforma elettrica STLA City ma con la meccanica della Pandina.

    Caratteristiche tecniche: l’ibrido “di necessità”

    Piattaforma e motori

    • Base: adattamento della piattaforma STLA City (originariamente solo elettrica)
    • Propulsore: meccanica ibrida derivata dalla Fiat Panda Hybrid
      • Motore termico 1.0 FireFly a 3 cilindri
      • Motore elettrico da 15 kW
      • Batteria agli ioni di litio da 11 Ah

    Prestazioni attese

    • Autonomia elettrica: ~50 km (ciclo WLTP)
    • Emissioni CO₂: sotto i 100 g/km
    • Trazione: anteriore (a differenza della versione elettrica)

    Perché questa scelta?

    I numeri parlano chiaro

    • Crollo vendite 500e: -60% rispetto alla precedente termica
    • Mercato elettrico in crisi: infrastrutture di ricarica ancora insufficienti
    • Prezzo troppo alto: la 500e parte da 29.900€, contro i 16.000€ della vecchia termica

    La confessione di Olivier François (CEO Fiat)

    “Pensavamo che tecnologia, infrastrutture e domanda si sarebbero allineate, ma non è accaduto. Dobbiamo essere più pragmatici”

    Produzione a Mirafiori: una scelta simbolica

    • Stesso stabilimento della 500 elettrica
    • Riconversione delle linee già esistenti
    • Occupazione garantita per gli operai torinesi

    E il futuro? La nuova piattaforma multi-energia dal 2030

    Stellantis ha annunciato un cambio di strategia:

    • Posticipo della nuova generazione al 2030 (inizialmente prevista per il 2027)
    • Piattaforma modulare per elettrico, ibrido e termico
    • Concorrenti diretti: Renault Twingo E-Tech e Volkswagen ID.1

    Prezzi e lancio

    • Presentazione ufficiale: novembre 2025
    • Commercializzazione: primo trimestre 2026
    • Prezzo stimato: tra 19.000€ e 22.000€

    Conclusioni: la 500 torna alle origini?

    Con questa mossa, Fiat:

    1. Riporta il motore termico nella sua icona
    2. Abbassa la soglia d’ingresso al mercato
    3. Salva Mirafiori dalla crisi dell’elettrico puro

    Una scelta coraggiosa e necessaria in attesa che il mercato elettrico maturi davvero.

  • Sicurezza Stradale in Italia: il Rapporto ACI-ISTAT 2024

    Sicurezza Stradale in Italia: il Rapporto ACI-ISTAT 2024

    Il Rapporto ACI-ISTAT 2024 sugli incidenti stradali in Italia mostra un leggero calo delle vittime, ma anche un preoccupante aumento di incidenti e feriti, soprattutto tra motociclisti e utenti di monopattini elettrici. Nonostante i progressi rispetto agli anni passati, l’Italia resta indietro rispetto alla media europea in termini di sicurezza.

    red and yellow hatchback axa crash tests

    I Numeri Principali del 2024

    • 3.030 morti (-0,3% vs 2023)
    • 233.853 feriti (+4,1%)
    • 173.364 incidenti (+4,1%)

    Rispetto al 2019, anno pre-pandemia, si registrano:

    • Più incidenti (+0,7%)
    • Meno morti (-4,5%)
    • Meno feriti (-3,1%)

    Il dato più positivo emerge dal confronto con il 2010, quando le vittime erano 4.114 e i feriti 304.720.

    Chi è Più a Rischio?

    • Motociclisti830 morti (+13,1%)
    • Autocarri146 morti (+30,4%)
    • Monopattini elettrici23 morti (+9,5%) e 3.751 feriti (+17,4%)

    Miglioramenti per altre categorie:

    • Automobilisti1.252 morti (-6%)
    • Ciclisti185 morti (-12,7%)
    • Pedoni470 morti (-3,1%)

    Dove Accadono Più Incidenti?

    • Autostrade: +6,9% incidenti, +7% feriti, +7,1% morti
    • Strade urbane: -2,1% morti
    • Strade extraurbane: stabilità (+0,1%)
    crash car on sand near road

    Italia vs Europa: Siamo Ancora Indietro

    Nel 2024, in Europa si sono registrati:

    • 20.017 morti (-2,2% vs 2023, -12,1% vs 2019)
    • Media di 45 morti per milione di abitanti

    L’Italia, con 51 morti per milione, si posiziona al 19° posto nella classifica UE, ancora lontana dai Paesi più virtuosi come Svezia (22) e Danimarca (26).

    Le Cause Principali degli Incidenti

    • Distrazione (smartphone, dispositivi)
    • Mancato rispetto della precedenza
    • Eccesso di velocità

    Questi tre fattori rappresentano il 37,8% delle cause (85.339 casi).

    motorcycle lying on the road

    Le Sanzioni Più Frequenti

    1. Eccesso di velocità (34% delle multe)
    2. Sosta vietata
    3. Mancato uso casco (in aumento)
    4. Guida sotto effetto di droghe (stabile)
    5. Guida in stato d’ebbrezza (in calo)

    Cosa Fare per Migliorare?

    1. Maggior controllo su velocità e distrazione (specie su autostrade)
    2. Formazione e campagne di sensibilizzazione (soprattutto per motociclisti e monopattini)
    3. Infrastrutture più sicure (piste ciclabili, attraversamenti protetti)
    4. Incentivi all’acquisto di auto con ADAS (sistemi di sicurezza avanzati)

    Conclusioni

    damaged front of a white car

    Nonostante i progressi degli ultimi anni, la strada per una mobilità più sicura è ancora lunga. Servono politiche più efficacieducazione stradale e tecnologie avanzate per ridurre ulteriormente il numero di vittime.

    🚦 Cosa ne pensi? Come possiamo rendere le strade italiane più sicure? 

  • Dacia C-Neo: la nuova berlina media che sfida il mercato delle SUV

    Dacia C-Neo: la nuova berlina media che sfida il mercato delle SUV

    Mentre i grandi marchi abbandonano il segmento delle berline compatte – come le compiante Ford Focus e Alfa Romeo Giulietta – per puntare tutto sulle SUV, Dacia va controcorrente. Nel 2026 arriverà la C-Neo (nome provvisorio), una berlina a 5 porte lunga 4,40 metri, pensata per chi cerca un’auto spaziosa, economica e ibrida, senza rinunciare al comfort di una tradizionale due volumi.

    Design: Berlina o Crossover?

    Dalle prime immagini trapelate, la Dacia C-Neo mostra:

    • Linee filanti con frontale ispirato alla Sandero (fari sottili e griglia larga).
    • Lunotto inclinato per un look dinamico.
    • Protezioni in plastica nera e barre sul tetto, dettagli tipici dei crossover.

    Pur essendo una berlina, la C-Neo avrà un tocco SUV, seguendo la tendenza del mercato. L’abitacolo sarà essenziale ma funzionale, con:

    • Plastiche dure (tipiche Dacia).
    • Doppio schermo digitale (cruscotto e infotainment).

    Meccanica: Ibrida ed Economica

    La C-Neo sarà costruita sulla piattaforma CMF-B, già usata per Duster e Bigster, e offrirà due motorizzazioni:

    1. 1.2 TCe Mild Hybrid (3 cilindri, anche in versione benzina/GPL).
    2. Full Hybrid 1.6 da 145 CV (4 cilindri benzina + elettrico).

    Prezzo: Obiettivo 20.000 €

    Dacia punta a un listino competitivo, con la versione base che potrebbe partire da poco più di 20.000 €, posizionandosi come una delle berline più economiche sul mercato.

    Perché Dacia Scommette sulle Berline?

    Mentre Ford, Opel e Alfa Romeo abbandonano le berline per le SUV, Dacia vede un’opportunità:
    ✅ Mercato meno affollato = meno concorrenza.
    ✅ Fascia di prezzo accessibile (berline nuove sotto i 25.000 € sono rare).
    ✅ Clienti fedeli alle auto tradizionali (chi cerca spazio senza volere una SUV).

    Conclusioni: Una Scommessa Azzeccata?

    La Dacia C-Neo potrebbe diventare l’erede economica di modelli come Focus e Giulietta, offrendo:

    • Design moderno con influenze crossover.
    • Motori ibridi ed ecologici.
    • Prezzo imbattibile sotto i 25.000 €.

    Se manterrà la filosofia “no-nonsense” del brand, potrebbe conquistare chi cerca un’auto pratica, economica e diversa dal solito SUV.

    🚗 Tu la compreresti? 

  • Subaru accelera sull’elettrico: Solterra MY26, e-Outback e Uncharted in arrivo nel 2026

    Subaru accelera sull’elettrico: Solterra MY26, e-Outback e Uncharted in arrivo nel 2026

    La strategia elettrica di Subaru per l’Europa

    Subaru sta preparando una vera e propria offensiva elettrica per il mercato europeo con tre nuovi modelli in arrivo nel corso del 2026: il restyling della Solterra, la e-Outback (già nota come Trailseeker su altri mercati) e la nuovissima Uncharted, basata sulla Toyota C-HR. Tutti i veicoli condividono la piattaforma e-Subaru Global Platform, sviluppata in collaborazione con Toyota, che promette migliori prestazioni sia su strada che fuoristrada.


    Le novità in dettaglio

    1. Subaru Uncharted: l’elettrica compatta per l’avventura

    Basata sulla Toyota C-HR, la Uncharted si distingue per:

    • Design più aggressivo con paraurti ridisegnati e fari specifici
    • Dimensioni compatte: 4,52 m di lunghezza (17 cm in meno della Solterra)
    • Interni high-tech con:
      • Schermo da 14″ per l’infotainment
      • Strumentazione digitale
      • Tessuti idrorepellenti (versione Sport)
    • Due motorizzazioni:
      • FWD da 224 CV (autonomia: 480 km)
      • AWD da 343 CV (0-100 km/h in <5s, autonomia: 450 km)
    • Batteria da 74,7 kWh con ricarica DC a 150 kW (10-80% in 30 min)

    2. Subaru e-Outback: l’erede elettrico di un’icona

    Nonostante il nome, che in alcuni mercati diventa Trailseeker, condivide poco con la Outback termica:

    • Più lunga della Solterra (4,83 m)
    • Solo trazione integrale con motore da 375 CV (0-100 km/h in 4,4s)
    • Autonomia: oltre 450 km (batteria da 74,7 kWh)
    • Altezza da terra di 21 cm e barre portatutto
    • Dotazioni incluse: cerchi da 18″/20″, sedili riscaldati, portellone elettrico

    3. Subaru Solterra MY26: più potenza e autonomia

    Il restyling del primo EV Subaru porta:

    • Potenza aumentata a 343 CV (da 252 kW)
    • Batteria più capace (73,1 kWh, autonomia >500 km)
    • Stessi tempi di ricarica (10-80% in <30 min a 150 kW)
    • Interni rinnovati con display più grandi

    Tecnologia e piattaforma

    Tutti i modelli condividono:

    • e-Subaru Global Platform (sviluppata con Toyota)
    • Sistema AWD ottimizzato per neve e terreni scivolosi
    • Pacchetto All-Weather di serie (sedili riscaldati, specchi termici, etc.)
    • Capacità off-road migliorate grazie a sospensioni riprogettate

    Piani per il mercato europeo

    • Lancio previsto: 2026
    • Prezzi: Non ancora annunciati, ma probabilmente allineati alla concorrenza (€40.000-60.000)
    • Strategia: Subaru punta a coprire tutti i segmenti, dai SUV compatti (Uncharted) ai modelli familiari (e-Outback)

    Conclusioni: Subaru si adatta all’era elettrica

    Con questa triade di modelli, Subaru dimostra di voler mantenere la sua identità (AWD, capacità off-road) anche nell’era elettrica, pur sfruttando le sinergie con Toyota. Resta da vedere come reagirà il mercato europeo a queste proposte.

    Cosa ne pensate della nuova gamma elettrica Subaru? Siete interessati all’Uncharted o preferite la e-Outback?