Il Gruppo Chery, uno dei più importanti produttori automobilistici cinesi, si prepara a lanciare in Europa la nuova Omoda 3, una SUV compatta che punta a competere con modelli affermati come Honda HR-V e Peugeot 2008.
Le immagini hanno già svelato un design dinamico e tecnologico, con linee spigolose, fari sottili e un lunetto molto inclinato sormontato da un grande spoiler.
Design Sportivo e Tecnologia Avanzata
Dalle prime foto ufficiali, la Omoda 3 si presenta con: ✔ Fari anteriori a LED sottili e aggressivi ✔ Linee geometriche che donano un aspetto muscoloso ✔ Fanali posteriori a “fulmine” con tecnologia LED ✔ Tetto spiovente e spoiler integrato
Le dimensioni (circa 4,40 metri) la posizionano nel segmento delle SUV compatte, ideale per chi cerca un’auto agile in città ma con un look sportivo.
Motorizzazioni: Benzina, Ibrida ed Elettrica
La Omoda 3 sarà disponibile con diverse opzioni di propulsione:
Motore termico a benzina (per chi preferisce una soluzione tradizionale)
Versione ibrida (per ridurre consumi ed emissioni)
Variante full electric (in linea con la strategia green di Chery)
Il prezzo di partenza dovrebbe aggirarsi intorno ai 25.000 €, posizionandola come un’alternativa interessante rispetto ai competitor europei.
Omoda e Jaecoo: I Due marchi gemelli di Chery
La Omoda 3 fa parte di una strategia più ampia del Gruppo Chery, che in Europa sta puntando su due brand distinti:
OMODA – Focus su design giovane e tecnologia (modelli come Omoda 5 e Omoda 3)
JAECOO – Orientato verso SUV più robusti e avventurosi (es. Jaecoo 7)
Entrambi i marchi sono importati direttamente dalla Cina, garantendo prezzi competitivi e un’offerta sempre più ampia, a differenza di alcuni modelli più economici venduti con i marchi di importatori o partner europei come DR in Italia o Ebro in Spagna.
Concorrenza e Mercato Europeo
La Omoda 3 dovrà competere con: 🔹 Honda HR-V (affidabilità e ibrido) 🔹 Peugeot 2008 (design francese e elettrico) 🔹 Hyundai Kona (tecnologia e connettività)
Il suo punto di forza sarà il rapporto qualità-prezzo, tipico dei brand cinesi, unito a un design accattivante e alla versatilità delle motorizzazioni.
Quando Arriva e Quanto Costa?
✔ Presentazione ufficiale: 26 aprile 2024 ✔ Disponibilità in Europa: Fine 2025 ✔ Prezzo stimato: Da 25.000 € (versione base)
Conclusioni: Una SUV che Punta a Sorprendere
La Omoda 3 rappresenta un’importante scommessa per Chery in Europa, con un mix di stile, tecnologia e convenienza. Riuscirà a convincere gli automobilisti europei?
Restate connessi per ulteriori dettagli al lancio!
La Alfa Romeo Stelvio è stata, fin dal suo debutto nel 2015, un simbolo di sportività e carattere italiano. Con il suo pianale Giorgio, condiviso con la Giulia, ha conquistato gli alfisti più puristi grazie a un’impostazione dinamica e un’esclusività meccanica che la distingueva dalla concorrenza.
Ora, però, la nuova generazione 2026 segna una svolta radicale: addio al pianale Giorgio, sostituito dalla piattaforma STLA Large di Stellantis, già utilizzata su modelli come la Dodge Charger e la Jeep Wagoneer S. Una scelta che riduce l’unicità della Stelvio, allineandola a SUV più mainstream del gruppo.
Design: Sportività e Influenze Junior
Dai brevetti trapelati, il design della nuova Stelvio mantiene un’impostazione aggressiva, con:
Linea di cintura alta e tetto spiovente, per un profilo slanciato nonostante le dimensioni (circa 4,80 metri).
Fari sottili e scudetto frontale riveduto, simile a quello della Junior, con prese d’aria triangolari.
Coda inedita, con fanali a LED a forma di scudetto, che richiama il frontale.
Linea più banale, con un montante C che ricorda alcune concorrenti asiatiche perdendo in riconoscibilità.
Un’estetica moderna, ma che perde parte del DNA distintivo delle Alfa Romeo più recenti, avvicinandosi allo stile di altri modelli Stellantis.
Piattaforma STLA Large: Fine di un’Era Esclusiva
La grande novità (e per molti, la grande delusione) è l’abbandono del pianale Giorgio, celebre per la sua guida brillante e l’architettura posteriore a multilink. Al suo posto, arriva la STLA Large, una piattaforma multi-energia sviluppata per modelli elettrici e ibridi.
Cosa cambia?
✔ Sospensioni più semplici (quadrilatero alto anteriore invece del doppio wishbone, multilink posteriore). ✔ Condivisione con altri SUV Stellantis (meno esclusività). ✔ Maggiore spazio interno e adattabilità alle batterie per la versione elettrica.
Una scelta dettata dai costi, ma che rischia di smorzare il carattere sportivo della Stelvio, come già accaduto con la Junior, la piccola del biscione, che è praticamente una Peugeot 2008 ricarrozzata e per giunta prodotta fuori dai confini nazionali, tanto da essere costretta a cambiare nome dall’originale Milano.
Motori: Elettrica al Top, ma Tornano i Benzina
La Stelvio 2026 sarà disponibile in diverse motorizzazioni:
Full Electric: Probabile una versione ad alte prestazioni con fino a 1.000 CV (erede della Quadrifoglio).
Ibrida Plug-in: Per chi non è pronto al full electric.
Benzina Turbo 2.0: Forse in versione mild hybrid, mentre i diesel sono esclusi al momento, anche se potrebbero esserci dei ripensamenti in futuro, visto che sulla versione attuale il diesel è molto apprezzato.
L’incertezza sulle vendite delle elettriche ha spinto Alfa Romeo a mantenere i motori termici, ma senza il V6 BiTurbo della attuale Quadrifoglio, che potrebbe lasciare il posto a un propulsore elettrico ad alte prestazioni.
Interni: Più Schermi, Meno Atmosfera “Driver-Oriented”?
Gli interni non sono ancora stati svelati, ma ci si aspetta:
Doppio display digitale (come sui modelli Stellantis più recenti).
Materiali premium, ma con un design meno “alfista” e più in linea con il gruppo.
Bagagliaio spazioso, grazie alla piattaforma modulare.
Infotainment più al passo coi tempi, visto che è sempre stato un punto debole di Stelvio e Giulia rispetto alla concorrenza.
La sfida sarà conservare il feeling sportivo che ha sempre caratterizzato Alfa Romeo, evitando di diventare un clone di altri SUV del gruppo.
Progresso o Addio all’Esclusività?
La nuova Alfa Romeo Stelvio 2026 segna un cambio di rotta epocale: più tecnologia, elettrificazione e costi ridotti, ma a scapito dell’unicità meccanica che l’ha resa amata dagli alfisti.
Come per la Junior, prodotta in Polonia sulla base della Peugeot 2008, con pianale e motori francesi, il rischio è che diventi un altro SUV globalizzato, perdendo quell’anima italiana e quel piacere di guida che da sempre la distingueva.
La Toyota RAV4 è da oltre 30 anni un punto di riferimento nel mondo dei SUV, un modello che ha saputo evolversi mantenendo intatta la sua essenza: versatilità, affidabilità e tecnologia. Lanciata nel 1994, è stata una delle prime SUV compatte a conquistare il mercato globale, diventando oggi un vero e proprio best seller con oltre 1 milione di unità vendute solo nel 2024.
E il successo mondiale è strabiliante, essendo riuscito, dopo anni, a scalzare il pickup Ford F150 dalla classifica delle auto più vendute negli Stati Uniti e con vendite alle stelle in tutto il mondo, dai paesi arabi al Giappone, dall’ Australia all’Europa.
Dopo sei generazioni, la RAV4 si prepara a debuttare nella sua nuova versione 2025, che arriverà nei concessionari entro la fine dell’anno. Pur mantenendo la sua identità robusta e pratica, la prossima generazione porterà con sé nuovi dettagli stilistici e tecnologici, confermando la sua posizione di leader nel segmento.
Design: Più Personalità e Un Tocco Moderno
Dalle prime immagini trapelate, la nuova Toyota RAV4 2025 avrà un design più marcato e distintivo, con un frontale dominato da fari a “C” (simili a quelli di altri modelli Toyota) e una calandra esagonale abbinata al colore della carrozzeria. Le linee saranno squadrate e muscolose, con fiancate dinamiche grazie a nervature pronunciate e protezioni in plastica nella zona inferiore.
Come nella generazione attuale, sarà disponibile l’opzione del tetto bicolore, che aggiunge un tocco sportivo al profilo. Le maniglie delle portiere rimarranno tradizionali, a conferma di un approccio pratico e funzionale.
Meccanica: Ibrida Confermata, Elettrica in Arrivo?
La sesta generazione della RAV4 continuerà a basarsi sulla piattaforma TNGA-K, già utilizzata dall’attuale modello. Sul fronte motorizzazioni, Toyota conferma le versioni full hybrid e plug-in hybrid:
2.5 Full Hybrid (con trazione anteriore o integrale)
Plug-in Hybrid (oltre 300 CV e autonomia elettrica di circa 100 km)
La grande novità potrebbe essere l’arrivo di una versione completamente elettrica, che condividerebbe la meccanica con la bZ4X. In questo caso, la RAV4 elettrica potrebbe offrire:
Batterie da 57,7 o 73,1 kWh
Trazione anteriore o integrale bimotore
Potenza fino a 343 CV
Interni: Tecnologia e Spazio Senza Rivoluzioni
Gli interni della nuova RAV4 2025 non dovrebbero stravolgere l’impostazione attuale, mantenendo uno stile sobrio e razionale, tipico di Toyota. Tra le novità attese:
Doppio display da 12,3 pollici (per la strumentazione e l’infotainment)
Materiali di qualità e spazio abbondante
Bagagliaio generoso, grazie alle dimensioni contenute (circa 4,6 metri di lunghezza)
Conclusioni: Evoluzione, Non Rivoluzione
La Toyota RAV4 2025 si conferma un SUV solido, tecnologico e adatto a ogni esigenza, con un’offerta che spazia dall’ibrido alla possibile variante elettrica. Il suo successo globale è destinato a continuare, grazie a un mix vincente di design riconoscibile, efficienza e affidabilità.
Negli ultimi anni, il mercato automobilistico ha visto un costante aumento dei prezzi, tanto che persino alcune citycar superano i 20.000 €. Se desideri un’auto più spaziosa e moderna, ma senza spendere una fortuna, le SUV e crossover economiche possono essere la soluzione perfetta.
Ma trovare una SUV nuova a meno di 20.000 euro sembra quasi impossibile, eppure esistono ancora modelli interessanti che uniscono praticità, spazio e design moderno a prezzi contenuti.
Ecco una selezione delle proposte più vantaggiose attualmente disponibili in Italia, tutte con prezzi che partono da meno di 20.000 €.
Ovviamente per alcune si tratta del prezzo di partenza, al quale aggiungere eventuali optional e ricordando che spesso il prezzo scontato è vincolato a dei finanziamenti e/o alla rottamazione di un veicolo di nostra proprietà.
1. Dacia Duster – Da 19.900 €
Storia e caratteristiche: La Dacia Duster, lanciata nel 2010, ha rivoluzionato il mercato delle SUV economiche. Nata dal gruppo Renault, combina robustezza e semplicità meccanica. La terza generazione (2024) mantiene la formula vincente con un design più moderno.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,34 m
Bagagliaio: 445 litri (1.622 litri con sedili abbattuti)
Motore: 1.0 TCe 100 CV (benzina/GPL)
Trasmissione: manuale 6 marce
Perfetta per: chi cerca un’SUV affidabile e spaziosa con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
2. Kia Stonic – Da 19.950 €
Storia e caratteristiche: Introdotta nel 2017, la Stonic rappresenta l’ingresso di Kia nel segmento B-SUV. Il restyling 2023 ha migliorato tecnologie e design, mantenendo la giovialità che la caratterizza.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,14 m
Bagagliaio: 352 litri (1.155 litri)
Motore: 1.2 MPI 84 CV
Dotazioni: cruise control, telecamera posteriore
Perfetta per: giovani e famiglie che vogliono un’SUV compatta ma ben equipaggiata.
3. Citroën C3 Aircross – Da 19.090 €
Storia e caratteristiche: Presentata nel 2017 come evoluzione della C3 Picasso, unisce comfort tipico Citroën e versatilità. Il restyling 2022 ha accentuato il carattere crossover, differenziandosi dalla C3 berlina che ha caratteristiche più cittadine.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,32 m
Bagagliaio: 410 litri (modulabile)
Motore: 1.2 PureTech 101 CV
Altezza da terra: 195 mm
Perfetta per: chi cerca comfort e modularità in dimensioni compatte.
4. DR 5.0 – Da 19.900 €
Storia e caratteristiche: Prodotta dalla DR Automobiles in Molise su base cinese Chery Tiggo 5x, rappresenta una delle poche “auto italiane” in questo segmento.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,50 m
Bagagliaio: 420 litri
Motore: 1.5 turbo 117 CV
Garanzia: 3 anni
Perfetta per: chi vuole dimensioni generose a prezzo contenuto.
5. Cirelli 1 – Da 18.800 €
Storia e caratteristiche: Importata e rimarchiata dall’azienda lombarda Cirelli, è basata sulla cinese SWM G03F. Offre 7 posti veri a un prezzo imbattibile, anche se l’aspetto da fuoristrada squadrata non deve trarre in inganno: la trazione è solo anteriore.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,61 m
Bagagliaio: 350 litri (che diventano ben 1.600 abbattendo i sedili)
Motore: 1.5 benzina 110 CV
Perfetta per: famiglie numerose con budget limitato.
6. MG ZS Classic – Da 17.990 €
Storia e caratteristiche: MG, storico marchio britannico, ma di proprietà cinese, mantiene in listino la precedente generazione della ZS, un suv gradevole e ben realizzato che ha saputo farsi conoscere sia per il prezzo che per la sua linea moderna, come “ZS Classic”, garantendo un prezzo aggressivo e mantenendo i 5 anni di garanzia.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,32 m
Bagagliaio: 448 litri
Motore: 1.5 106 CV
Perfetta per: chi cerca sicurezza e garanzia a lungo termine.
7. DFSK Glory 500 – Da 17.988 €
Storia e caratteristiche: Marchio cinese poco conosciuto in Europa, offre un design ispirato alle europee con tecnologie essenziali, ma pecca un pò su infotainment e sicurezza.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,39 m
Bagagliaio: 390 litri
Motore: 1.5 106 CV
Dotazioni: clima automatico
Perfetta per: chi cerca solo l’essenziale a prezzo minimo.
8. Evo 4 – Da 17.900 €
Storia e caratteristiche: Altro modello DR Automobiles basato su meccaniche cinesi (JAC Refine S3), con finiture migliorate per il mercato italiano.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,33 m
Bagagliaio: 420 litri
Motore: 1.6 114 CV
Dotazioni: tetto apribile
Perfetta per: chi apprezza il design crossover sportivo.
9. Evo 5 – Da 17.900 €
Sempre in casa Evo, allo stesso prezzo della 4 un modello con differente stile e derivazione (Beijing X3), ma disponibile allo stesso prezzo.
Differenze con Evo 4:
Linee più aggressive
Motore 1.5 turbo 126 CV
2 cm più corta
Interni sportivi
Perfetta per: chi vuole un look più dinamico a parità di prezzo.
10. DR 3.0 – Da 16.400 €
Storia e caratteristiche: Basata sulla Chery Tiggo 3x, è una delle prime importazioni DR Automobiles, con un restyling italiano, risulta più compatta delle sue sorelle con i marchi del costruttore molisano. Di serie tetto apribile e vernice metallizzata.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,17 m
Bagagliaio: 380 litri
Motore: 1.5 117 CV
Perfetta per: chi cerca dimensioni compatte.
11. EMC Quattro – Da 17.700 €
Storia e caratteristiche: Importata sulla base dalla cinese Livan X3 (gruppo Geely), è una delle SUV più compatte sul mercato, anche se pecca sulla sicurezza dato che nella versione base è dotata solo di due airbag.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,01 m
Bagagliaio: 400 litri
Motore: 1.5 103 CV
Perfetta per: chi cerca la massima maneggevolezza in città.
12. Evo 3 – Da 16.400 €
Storia e caratteristiche: La più economica in assoluto, anche lei basata su meccaniche cinesi con adattamenti per il mercato europeo. Ha un display da 9 pollici, ma pecca sugli aiuti alla guida.
Dati tecnici:
Lunghezza: 4,14 m
Bagagliaio: 360 litri
Motore: 1.5 113 CV
Perfetta per: chi cerca il prezzo più basso a tutti i costi.
La nuova Lancia Ypsilon segna l’inizio di una nuova era per lo storico marchio torinese. Dopo anni di assenza dai mercati internazionali, Lancia torna con un modello che fonde tradizione e innovazione, anticipando l’arrivo della gamma Gamma nel 2026 e il ritorno alle competizioni con la versione Rally4 presentata dal leggendario Miki Biasion.
Design: un tributo alla storia con lo sguardo al futuro
La Ypsilon abbandona le forme della precedente generazione (in produzione dal 2011 e appena uscita di produzione) per adottare un linguaggio contemporaneo:
Linea del tetto discendente che richiama le berline anni ’60
Fari circolari modernizzati con tecnologia LED che rimandano alla Stratos
Calandra cromata con nuovo logo Lancia
Dimensioni aumentate: +24 cm (ora 4,08 m)
“Abbiamo voluto creare un’auto che parli italiano” spiega Jean-Pierre Ploué, responsabile design di Stellantis. “Ogni dettaglio racconta la nostra eredità“.
Tecnologia e motorizzazioni
La gamma si presenta con:
Versione elettrica da 156 CV (115 kW)
Batteria da 48 kWh
Autonomia 403 km (WLTP)
Ricarica fino a 100 kW in DC (30-80% in 24 minuti)
1.2 Turbo Hybrid da 101 CV
Sportiva HF con 280 CV elettrici
Prezzi a partire da 24.900 euro per la ibrida, 34.900€ per la base elettrica, fino ai 39.500€ per l’Edizione Limitata Cassina elettrica e i 48.000€ della HF elettrica .
Interni: la firma italiana del lusso
L’abitacolo rappresenta il vero punto di forza:
Tavolino centrale sostituisce la leva del cambio
Display da 10,25″ con sistema S.A.L.A. (8 combinazioni colori)
Materiali premium ispirati alla tradizione torinese
Sedili in tessuto riciclato che omaggiano il “panno Lancia”
“Abbiamo studiato ogni millimetro” commenta Rossella Guasco, responsabile color&trim. “Persino le bocchette dell’aria sono pezzi unici“.
Il ritorno alle corse: la Ypsilon Rally4 HF
Presentata dal due volte campione del mondo Miki Biasion, la versione da rally:
Motore 1.2 Turbo da 212 CV (non elettrico)
Trazione anteriore con differenziale autobloccante
Prezzo 74.500€ per team privati
Debutto nel 2025 nel campionato Rally4
“Finalmente rivediamo una Lancia nelle speciali” ha commentato Biasion durante la presentazione. “È l’inizio di un nuovo capitolo“.
La strategia di rilancio
La Ypsilon rappresenta solo il primo passo di un piano che prevede:
Espansione internazionale (Germania, Francia, Belgio già nel 2024)
Arrivo della Gamma (2026) – berlina di segmento D
Elettrificazione completa dal 2028
Ritorno in USA entro il 2030
Carlos Tavares, CEO di Stellantis, è chiaro: “Lancia deve tornare premium. Ypsilon è solo l’inizio“.
Verdetto: più di un’auto, una dichiarazione d’intenti
Con la nuova Ypsilon, Lancia: ✅ Riporta l’attenzione sul design italiano ✅ Introduce tecnologie competitive ✅ Preparala strada a modelli più ambiziosi ✅ Ritrova un’identità internazionale
Rimangono sfide: ⚠ Rete vendita da potenziare, sopratutto fuori da Italia e Francia, uniche nazioni dove la vecchia versione era in vendita ✔ Affidabilità da dimostrare
Per gli appassionati è comunque un momento storico: dopo anni di declino, la Lancia del futuro è finalmente qui. E promette di essere solo l’antipasto.
I dubbi però, dati dai prezzi di listino particolarmente elevati, il riscontro del mercato meno favorevole rispetto alla Ypsilon precedente e la eccessiva parentela con Opel Corsa e Peugeot 208, che escono dallo stesso stabilimento spagnolo e che condividono la meccanica lasciano qualche perplessità sul successo del rilancio.
E un mancato successo potrebbe ammazzare per sempre il marchio, dato che le vendite di Lancia, come quelle di DS , Alfa e Maserati sono esigue rispetto a quelle di altri marchi del gruppo Stellantis, che potrebbe approfittarne per dare una sforbiciata al proprio portafoglio dei brand, mandando in pensione lo storico marchio nato dal genio di Vincenzo Lancia.
Torino si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia automobilistica. Dall’autunno, Mirafiori inizierà la produzione della Fiat 500 Ibrida, una mossa strategica per:
Salvare la produzione nello stabilimento simbolo
Rilanciare i volumi con oltre 100.000 unità annue previste
Offrire un’alternativa accessibile alla 500e elettrica
Tecnologia: il meglio di due mondi
La nuova 500 Ibrida rappresenta un esempio di ingegneria flessibile:
Piattaforma STLA City della versione elettrica adattata al termico
Motore 1.0 FireFly a 3 cilindri da 71 CV (già collaudato sulla Pandina Hybrid)
Sistema ibrido leggero (Batteria 12V e motore elettrico da 20 CV)
“Abbiamo scelto di innestare il propulsore della Panda sulla piattaforma elettrica per contenere costi e tempi di sviluppo” spiega un manager Fiat sotto condizione di anonimato.
Prezzi e posizionamento: l’arma per riconquistare il mercato
La mossa risponde a precise esigenze di mercato:
Listino atteso sotto i 20.000€ (vs i 30.000€ della 500e)
Autonomia adatta all’uso urbano (40-50 km in modalità elettrica)
Manutenzione economica grazie alla meccanica semplice
Il confronto con la concorrenza:
Modello
Prezzo base
Potenza
Alimentazione
500 Ibrida
~19.990€
71 CV
Ibrida
500e
~29.900€
118 CV
Elettrica
Toyota Aygo X
~18.490€
72 CV
Benzina
Le sfide da superare
Non mancano i punti interrogativi:
Peso aumentato (+150 kg circa vs versione termica)
Prestazioni modeste (0-100 km/h in ~14 secondi)
Spazio limitato dalla batteria aggiuntiva
Jean-Philippe Imparato, AD di Fiat, rassicura: “Non stiamo cercando di creare una sportiva, ma la city car perfetta per chi cerca efficienza a basso costo”.
Impatto occupazionale: una boccata d’ossigeno per Mirafiori
La decisione arriva dopo anni difficili:
Riavvio di 2 linee di produzione
Assunzione di 500 nuovi operai
Fine della cassa integrazione per gran parte del personale
“Finalmente vediamo luce dopo anni di incertezze” commenta Marco Lombardi, rappresentante sindacale FIOM.
La strategia Stellantis: elettrico sì, ma con gradualità
La 500 Ibrida rappresenta un ponte tecnologico:
Mantiene viva la piattaforma elettrica (utilizzo solo al 30% della capacità)
Soddisfa la domanda di chi non è pronto al full-electric
Prepara il mercato alla transizione completa
I prossimi passi:
Lancio previsto novembre 2025
Produzione iniziale di 1.200 unità/settimana
Espansione ai mercati Sud America e Nord Africa dal 2025
Con questa mossa, Fiat dimostra di saper coniugare innovazione e tradizione, offrendo una soluzione concreta sia ai consumatori che ai lavoratori di Mirafiori. La sfida ora è convincere il mercato che questa “mezza via” tra elettrico e termico rappresenti davvero il futuro prossimo della mobilità urbana.
Il problema sarà capire se lavorare su un pianale elettrico che non prevedeva il motore termico all’origine porti a delle prestazioni scarse per via del peso e della limitata potenza del motore termico scelto, ovviamente un passo falso potrebbe essere molto pericoloso non solo per il modello 500 che per il futuro dell’intero stabilimento di Mirafiori.
Dopo anni di difficoltà finanziarie che hanno portato alla messa in liquidazione di SsangYong nel 2020, il marchio coreano rinasce sotto nuova gestione. Il KG Group, conglomerato industriale sudcoreano attivo in settori dall’acciaio all’energia, ha completato l’acquisizione nel 2023 ribattezzando la società KGM (KG Mobility).
Questo cambio di identità segna anche il ritorno di un nome storico: l’Actyon, SUV che tra il 2006 e il 2018 aveva rappresentato l’offerta più sportiva del catalogo SsangYong. La nuova generazione debutta ora in Germania a partire da 35.790 euro, dimostrando l’intenzione di KGM di riconquistare il mercato europeo.
Design: evoluzione di uno stile distintivo
Il nuovo Actyon mantiene la filosofia SUV-coupé del predecessore ma con un linguaggio stilistico completamente rinnovato:
Linea del tetto discendente che dona un profilo dinamico
Frontale massiccio con calandra nera a nido d’ape
Barre sul tetto e spoiler integrato per un look sportivo
Cerchi in lega da 20 pollici di serie sugli allestimenti superiori
Con i suoi 4,74 metri di lunghezza, si posiziona tra i midsize SUV, competendo direttamente con:
Skoda Kodiaq (4,76 m)
Volkswagen Tayron (4,77 m)
Interni e tecnologia: il salto generazionale
L’abitacolo rappresenta un netto miglioramento rispetto alle generazioni SsangYong:
Doppio display da 12,3 pollici (strumentazione + infotainment)
Sistema multimediale con Apple CarPlay/Android Auto
Materiali più premium e assemblaggi di qualità superiore
Lo spazio risulta generoso:
Bagagliaio da 668 litri (fino a 1.120 litri abbattendo i sedili)
Ampio spazio per passeggeri posteriori
Meccanica: solo benzina (per ora)
L’offerta motori al lancio prevede un’unica opzione:
1.5 turbo benzina da 163 CV
Trazione anteriore o integrale (+2.200 €)
Cambio manuale o automatico a 6 marce
Nota: Al momento non sono previste versioni ibride o elettriche, ma fonti interne lasciano intendere che arriveranno entro il 2025.
Allestimenti e prezzi in Germania
KGM propone tre livelli di equipaggiamento:
Core (da 35.790 €):
Sedili in pelle riscaldati (anteriori e posteriori)
Ventilazione sedili anteriori
Sensori parcheggio posteriori
Bliss (da 39.450 €):
Cambio automatico
Monitoraggio angolo cieco
Accesso keyless
Lux (da 42.250 €):
Telecamera 360°
Cruise control adattivo
Portellone elettrico
E in Italia?
Attualmente non ci sono annunci ufficiali per il mercato italiano. Tuttavia, considerando l’interesse di KGM per l’Europa, un debutto nel 2025 appare probabile, soprattutto se le vendite tedesche andranno bene.
Conclusioni: un ritorno promettente
Il nuovo Actyon dimostra come KGM stia cercando di:
Mantenere l’identità del marchio SsangYong
Migliorare drasticamente qualità e tecnologia
Posizionarsi come alternativa più economica ai grandi marchi
Resta da vedere se i clienti europei saranno pronti a dare una chance a questo “nuovo” marchio coreano. Una cosa è certa: la strada per la rinascita è iniziata.
Il mercato automobilistico italiano a marzo 2025 ha invertito la tendenza negativa dei mesi precedenti, registrando una crescita del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, con 172.223 immatricolazioni. Tuttavia, il primo trimestre chiude in calo dell’1,6%, confermando un mercato ancora in difficoltà rispetto ai livelli pre-pandemici (-17,5% rispetto al 2019).
Tra le tendenze più significative:
SUV in crescita, soprattutto nei segmenti B e C.
Auto elettriche (BEV) in aumento (5,4% di quota, +2,1 punti rispetto a marzo 2024).
Ibride (HEV e PHEV) dominano, raggiungendo quasi il 50% del mercato.
Diesel e benzina in declino, con il gasolio ormai sotto l’11% di quota.
Vediamo ora le performance per segmento, evidenziando i marchi in ascesa e quelli in difficoltà.
Segmento A (City car): Fiat Panda regina, ma il segmento perde terreno
La Fiat Panda domina con 12.587 unità vendute a marzo (+6,8% rispetto al 2024), confermandosi l’auto più venduta in Italia. Tuttavia, il segmento A nel suo complesso cala dell’8,9%, segno che le piccole berline perdono appeal a favore dei crossover.
Le più vendute del segmento restano la Fiat Panda, la Toyota Aygo X e le coreane Hyundai i10 e Kia Picanto sopra i 1.000 pezzi/mese.
Chi cresce:
Hyundai i10 (+15,1%) e Kia Picanto (+20,5%) guadagnano posizioni.
Leapmotor T03 (168 vendite) debutta con numeri interessanti nel segmento elettrico.
Chi arretra:
Fiat 500 (-92,3%) crolla, penalizzata dalla fine della vendita della versione termica.
Renault Twingo (-99%) e Abarth 500 (-84,4%) in forte difficoltà, sono praticamente sparite dal mercato.
Segmento B (Utilitarie e crossover compatti): SUV in crescita, berline in calo
Il segmento B-SUV avanza (+2,6%), mentre le berline tradizionali perdono il 13,5%.
La vendite vedono in testa l’immancabile Dacia Sandero, seguita da Citroen C3,Jeep Avenger, Peugeot 208, Toyota Yaris, MG ZS, Toyota Yaris Cross, Opel Corsa, Renault Clio, Renault Captur, Ford Puma, Dacia Duster, Fiat 600 tra le vetture che hanno immatricolato almeno 2.500 pezzi nel mese.
Chi cresce:
Citroën C3 (5.097 vendite) domina il segmento B-SUV grazie alla versione elettrica.
Jeep Avenger (+51,8%) fa un exploit di vendite, ma non riesce a dominare il suo segmento
MG ZS (+36,7%) e MG 3 confermano il successo del brand cinese.
Fiat 600 (2.707 vendite) inizia a scalare posizioni in classifica.
Chi arretra:
Lancia Ypsilon (-77,1%) quasi sparisce dai radar a causa dell’uscita di scena del vecchio modello e dallo scarso appeal del nuovo, decisamente più costoso.
Volkswagen T-Roc (-25%) e T-Cross (-15,5%) perdono appeal.
Segmento C (Medie e SUV compatti): Nissan Qashqai e Kia Sportage in testa
I SUV di segmento C volano (+18,9%), mentre le berline tradizionali (Golf, A3, Serie 1) tengono botta ma a debita distanza dai SUV.
Dominano le vendite Nissan Qashqai, Kia Sportage, BMW X1, Volkswagen Tiguan tra le auto che vendono almeno 2.000 pezzi /mese
Chi cresce:
Nissan Qashqai (+30,2%) riconquista la leadership.
BMW X1 (+26%) e Alfa Romeo Tonale (+12,9%) performano bene.
Sale il Volkswagen Tiguan che totalizza quasi 1000 immatricolazioni in più rispetto allo stesso mese del 2024
Chi arretra:
Mercedes GLA (-10%) e Jeep Compass (-16,1%) mostrano segni di stanchezza
Hyundai Tucson (+1,4%) cresce meno del previsto.
Segmento D (Auto grandi e SUV premium): BYD Seal U sorprende
SUV premium in crescita (+11%), mentre le berline si mantengono in salute solo grazie a Tesla Model 3, con il resto delle berline che faticano a vendere un centinaio di pezzi sul mese .
Dominano Tesla Model 3 e BYD Seal U, intorno ai 1.500 pezzi/mese seguiti a distanza dai suv Mercedes GLC, Tesla Model Y, BMW X3 unici sopra i 500 pezzi.
Chi cresce:
BYD Seal U (1.460 vendite) diventa leader tra i SUV di grandi dimensioni.
Tesla Model 3 (+157%) domina tra le berline elettriche con 1.565 pezzi nonostante le recenti proteste.
Mercedes GLC (+34,4%) e Tesla Model Y (-17,6%, ma ancora forte).
Chi arretra:
Alfa Romeo Stelvio (-52,8%) in forte crisi, dimezza rispetto allo stesso periodo del 2024.
Toyota Corolla Cross (-34,2%) perde appeal.
Conclusioni: elettrificazione in crescita, ma il mercato è ancora fragile
I SUV dominano, soprattutto nei segmenti B e C.
Le elettriche avanzano, ma lentamente (5,4% di quota).
Ibride (HEV + PHEV) valgono quasi il 50% del mercato.
Diesel sotto l’11%, benzina al 26,7%.
Marchi da tenere d’occhio:
MG e BYD stanno conquistando spazio con modelli elettrici e ibridi competitivi.
Jeep e Citroën crescono grazie ai SUV.
Fiat resiste con Panda e 600, ma la 500 crolla.
Il 2025 sarà un anno di transizione, con l’Europa che dovrà decidere come rispondere ai dazi USA e il mercato italiano in attesa di nuovi incentivi per l’elettrico. Intanto, i SUV e le ibride continuano a dettare legge.
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per introdurre dazi permanenti del 25% sulle auto importate negli Stati Uniti, una mossa che potrebbe avere ripercussioni su centinaia di miliardi di dollari di scambi commerciali.
Convinto di poter incassare oltre mille miliardi grazie a queste nuove tariffe, il presidente americano deve però valutare attentamente le possibili conseguenze: ritorsioni commerciali, inflazione, interruzioni nelle catene di approvvigionamento e, paradossalmente, un calo delle stesse importazioni che intende tassare.
Infatti gli USA siano legati economicamente ai loro partner internazionali, prima ancora che politicamente, ma la mossa è una pedina importante delle politiche economiche di Trump che puntano ad abbassare i tassi di interesse, stimolando la produzione e razionalizzando le spese per compensare un debito andato fuori controllo con la precedente amministrazione.
Messico, Canada e Germania: i principali fornitori di auto per gli USA
Secondo i dati del Dipartimento del Commercio USA, nel 2024 il Messico è stato il principale esportatore di auto verso gli Stati Uniti, con 78,5 miliardi di dollari di valore e quasi 3 milioni di veicoli spediti. Al secondo posto c’è il Giappone (39,7 miliardi, 1,4 milioni di auto), seguito da Corea del Sud (36,6 miliardi, 1,5 milioni) e Canada (31,2 miliardi, 1 milione).
Un caso particolare è quello della Germania, che pur esportando solo 446.566 veicoli, ha raggiunto un valore di 24,8 miliardi di dollari, con un prezzo medio per auto di oltre 55.600$ – quasi il doppio rispetto agli altri Paesi. Questo perché la Germania si concentra su modelli di lusso e alta gamma.
Produzione in Nord America: un vantaggio per molti marchi
Va notato che molte auto vendute negli USA, anche da case automobilistiche americane, sono prodotte in Messico e Canada, dove i costi di produzione sono più bassi e il trasporto verso gli Stati Uniti è economico. Tuttavia, con la fine delle agevolazioni doganali e l’introduzione di nuovi dazi, questo vantaggio potrebbe ridursi, stimolando i produttori a riportare la produzione negli Stati Uniti, magari riuscendo a rivitalizzare città come Detroit che hanno subito grossi contraccolpi economici dallo spostamento della produzione automobilistica.
Allo stesso tempo, diversi produttori stranieri – come Honda, Toyota, BMW e Volkswagen – hanno stabilimenti negli USA e spesso esportano auto “Made in USA” in tutto il mondo, dimostrando quanto il mercato automobilistico sia ormai globale e interconnesso.
L’impatto sull’Italia: componentistica e auto di lusso a rischio
L’Italia, pur non essendo tra i principali esportatori di auto verso gli USA, risente comunque delle nuove tariffe per due motivi:
La filiera della componentistica – Molte parti delle auto tedesche (BMW, Mercedes, Volkswagen) sono prodotte in Italia, tanto che fino al 30% di un’auto assemblata in Germania può avere componenti italiani. La Germania, infatti, assorbe quasi il 20% della produzione italiana del settore. Con i dazi sulle componenti (in vigore dal 2 aprile), l’industria italiana subirà un doppio colpo: diretto (per le esportazioni) e indiretto (per il calo della domanda tedesca).
Le auto di lusso della Motor Valley – Gli USA sono il primo mercato extra-UE per l’Italia, con 65 miliardi di export nel 2023. Tra i settori più importanti ci sono macchinari industriali (12,8 miliardi) e mezzi di trasporto (7,9 miliardi), che includono anche auto di alta gamma. Modena e Bologna (sedi di Ferrari e Lamborghini) da sole esportano 2,6 miliardi di euro in auto verso gli USA, il 75% del totale del settore.
Sebbene chi compra una Ferrari o una Lamborghini possa permettersi un rincaro, l’aumento dei costi potrebbe comunque frenare le vendite, danneggiando un comparto che per l’Italia rappresenta eccellenza e prestigio internazionale, magari spingendo l’acquirente a scegliere una sportiva a stelle e strisce come una Corvette a una prestigiosa auto europea.
Conclusioni: una guerra commerciale con effetti a catena
La decisione di Trump rischia di innescare una nuova guerra commerciale, con ripercussioni non solo sui Paesi esportatori, ma anche sulle stesse case automobilistiche americane e sulle filiere globali. L’Italia, pur non essendo in prima linea, potrebbe subire danni significativi, sia per la componentistica che per il lusso automobilistico, settori in cui il Made in Italy è leader mondiale.
Con l’aumento dei dazi e possibili ritorsioni, il mercato automobilistico globale potrebbe trovarsi di fronte a una nuova era di protezionismo, con costi più alti per produttori e consumatori, e l’andamento fiacco in borsa dei titoli automotive, con il valore delle azioni che già scontavano i problemi dell’adozione forzata dell’elettrico si troveranno a fronteggiare anche le mancate vendite della politica dei dazi che potrebbero travolgerle.
E all’orizzonte la soluzione che si prospetta in Europa è pure più preoccupante, visto che si pensa a un piano di riarmo europeo come strumento per far funzionare le fabbriche automobilistiche, principalmente tedesche, in difficoltà.
Il 31 maggio 2025 segnerà una data storica, ma anche malinconica, per gli appassionati di Alfa Romeo. Da quel giorno, le versioni a benzina di Giulia e Stelvio non saranno più ordinabili, lasciando spazio solo al motore 2.2 turbodiesel. Una decisione dettata dalle normative sulle emissioni di CO2, che hanno costretto il marchio del Biscione a dire addio ai propulsori più sportivi e amati, come il 2.0 turbo benzina da 280 CV e il mitico 2.9 V6 da 520 CV della Quadrifoglio. Un colpo al cuore per chi ha sempre visto in Alfa Romeo un simbolo di passione, sportività e tradizione automobilistica.
Il pianale Giorgio: un sogno incompiuto
La Giulia e la Stelvio rappresentano qualcosa di più di due semplici modelli: sono il frutto del pianale Giorgio, una piattaforma progettata per riportare Alfa Romeo alle sue radici, con trazione posteriore e un’impostazione meccanica pensata per chi ama la guida sportiva. Presentato nel 2015, il pianale Giorgio è stato osannato dalla critica per le sue doti dinamiche, la leggerezza e l’equilibrio, caratteristiche che hanno fatto sognare gli appassionati. Purtroppo, però, non è riuscito a conquistare il mercato come avrebbe meritato.
Nonostante la qualità tecnica e le prestazioni, le vendite di Giulia e Stelvio sono rimaste modeste, soprattutto se confrontate con quelle di modelli più pragmatici come la Alfa Romeo Tonale o la Junior, quest’ultima costruita in Polonia su piattaforma e motori di origine Peugeot. Un paradosso per un marchio che ha sempre fatto della sportività e dell’eleganza italiana il suo tratto distintivo.
La fine delle Quadrifoglio: un addio anticipato
Le prime a lasciare la scena saranno le versioni Quadrifoglio, le più potenti e iconiche della gamma col famoso V6 di origine Ferrari. La Giulia Quadrifoglio non sarà più ordinabile già dal 31 marzo 2025, seguita dalla Stelvio Quadrifoglio, disponibile fino al 30 aprile. Poi, per tutto maggio, sarà ancora possibile ordinare le versioni a benzina della Giulia e della Stelvio con il 2.0 turbo da 280 CV, negli allestimenti Sprint, Veloce e Intensa. Dal 1° giugno, però, rimarrà solo il 2.2 turbodiesel, con emissioni di CO2 più contenute (130-144 g/km) rispetto ai propulsori a benzina (175-228 g/km).
Verso un futuro elettrico: sportività a rischio?
La decisione di eliminare i motori a benzina è solo l’inizio di un cambiamento più radicale. Giulia e Stelvio si avviano infatti verso la fine del loro ciclo di vita, con nuove generazioni già in programma. La nuova Stelvio verrà svelata a fine anno, seguita dalla nuova Giulia nel 2026. Entrambe saranno basate sulla piattaforma STLA Large di Stellantis, progettata per accogliere motori elettrici e ibridi.
Peccato, però, che queste nuove versioni saranno inevitabilmente più grandi e pesanti rispetto alle attuali, perdendo parte di quella leggerezza e agilità data dal pianale Giorgio, che hanno reso Giulia e Stelvio così speciali. La sportività, insomma, rischia di essere sacrificata sull’altare dell’elettrificazione e delle normative ambientali.
Un tocco di malinconia: addio ai motori giusti
C’è un velo di tristezza nel vedere scomparire i motori a benzina di Giulia e Stelvio, soprattutto perché rappresentano l’essenza di Alfa Romeo: passione, prestazioni e un’emozione unica al volante. I propulsori turbo benzina, con il loro sound avvolgente e la risposta immediata, sono stati un faro per chi cercava un’auto sportiva ma quotidiana. E mentre il mondo si prepara a un futuro elettrico, fatto di batterie pesanti e accelerazioni silenziose, è difficile non provare un po’ di nostalgia per un’era che sta per finire.
Conclusioni: un capitolo che si chiude
La scomparsa delle versioni a benzina di Giulia e Stelvio segna la fine di un capitolo importante per Alfa Romeo. Il pianale Giorgio, con la sua trazione posteriore e la sua anima sportiva, rimarrà un punto di riferimento per gli appassionati, anche se non è riuscito a conquistare il mercato come avrebbe meritato. Ora, il futuro del marchio è nelle mani dell’elettrificazione, con nuove sfide e opportunità.
Ma per chi ha amato le Alfa Romeo “vere”, quelle con il motore a benzina e il cuore sportivo, il 31 maggio 2025 sarà una data da ricordare con un po’ di malinconia. Perché, come diceva un vecchio slogan, “Alfa Romeo, la meccanica delle emozioni”. E quelle emozioni, purtroppo, non torneranno più.