Categoria: norme

  • Censimento Autovelox 2025: solo i dispositivi autorizzati dal Ministero possono fare multe valide

    Censimento Autovelox 2025: solo i dispositivi autorizzati dal Ministero possono fare multe valide

    Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha concluso il censimento nazionale degli autovelox, obbligando tutte le amministrazioni ad inserire su una piattaforma ufficiale i dati tecnici di ogni dispositivo presente sul territorio entro il 28 novembre 2025. Solo gli autovelox iscritti nell’elenco ufficiale potranno legalmente rilevare infrazioni ai limiti di velocità. Gli apparecchi non censiti devono essere spenti, e ogni multa derivante da dispositivi non registrati sarà da considerarsi nulla e contestabile.

    black car instrument cluster panel

    Quanti e dove sono gli autovelox censiti

    Sono stati censiti 3.625 dispositivi di velocità tra autovelox fissi, mobili e in movimento. La maggior parte è gestita dalle polizie locali, con Milano, Torino e Roma in cima alla classifica delle città con più autovelox autorizzati. La Polizia Stradale gestisce circa 586 apparecchi tra cui tutor e sistemi Sicve, mentre altre forze hanno una presenza più ridotta.

    La questione dell’omologazione e validità delle multe

    Al momento, per la validità delle multe non basta che l’autovelox sia censito, ma deve anche essere omologato. La Corte di Cassazione ha stabilito che solo dispositivi omologati possono produrre sanzioni legittime. Tuttavia, il Ministero non ha ancora definito la procedura di omologazione dando solo una circolare che invita a rigettare i ricorsi basati sulla mancanza di omologazione. Molti esperti legali suggeriscono comunque di presentare ricorso se si riceve una multa da autovelox non omologato, poiché la sentenza della Cassazione ha una rilevanza maggiore della circolare amministrativa.

    Come verificare la legittimità della multa

    Per chi riceve una multa è fondamentale verificare se il dispositivo che ha rilevato l’infrazione risulta nell’elenco ufficiale disponibile sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Se il dispositivo non è presente nell’elenco, la multa è nulla. In parallelo, la questione dell’omologazione rimane un punto di possibile contenzioso legale.

    Questo censimento segna un passo importante verso maggiore trasparenza e sicurezza negli strumenti di controllo della velocità, garantendo che solo autovelox autorizzati possano essere usati per sanzionare gli automobilisti, ma resta aperta la sfida dell’omologazione che definirà definitivamente la legittimità delle multe future.

  • Accise benzina e gasolio: dal 2026 si equiparano. Cala il pieno alle auto, ma salgono i costi delle merci

    Accise benzina e gasolio: dal 2026 si equiparano. Cala il pieno alle auto, ma salgono i costi delle merci

    LA SVOLTA DEL GOVERNO: NIENTE TRANSIZIONE, SI CAMBIA TUTTO SUBITO
    Addio percorso graduale. Quello che doveva essere un lento riallineamento delle accise sui carburanti fino al 2030 diventa una svolta immediata. La Legge di Bilancio per il 2026, appena varata dal Consiglio dei Ministri, prevede che le tasse su benzina e gasolio vengano equiparate a 0,6726 euro al litro a partire dal 1° gennaio 2026.

    Questo significa, in pratica, una riduzione di 4,05 centesimi/litro per la benzina e un aumento della stessa entità per il gasolio. Una mossa a sorpresa, con cui l’esecutivo si è “rimangiato” il piano scaglionato in cinque anni annunciato solo sette mesi fa, spinto anche dalle direttive europee che classificano queste agevolazioni come “sussidi ambientalmente dannosi”.

    gas pump nozzle filling the white car

    COSA SUCCEDERÀ ALLA POMPA?
    Ecco come cambieranno i prezzi alla pompa secondo le simulazioni basate sulle attuali quotazioni:

    CarburantePrezzo OggiPrezzo dal 2026Differenza
    Benzina self1,689 €/l1,639 €/l-0,05 €/l
    Benzina servito1,833 €/l1,783 €/l-0,05 €/l
    Diesel self1,616 €/l1,665 €/l+0,05 €/l
    Diesel servito1,760 €/l1,809 €/l+0,05 €/l

    IL CONTO DEL PIENO: CHI CI GUADAGNA E CHI CI RIMETTE
    Prendendo come esempio una delle auto più vendute in Italia, la Volkswagen T-Roc con serbatoio da 50 litri, il risparmio o il rincaro diventano concreti:

    • Per chi va a benzina: Il pieno self-service scenderà da 84,45 € a 81,96 €, con un risparmio di 2,49 € a rifornimento.
    • Per chi va a gasolio: Il pieno self-service aumenterà da 80,80 € a 83,25 €, con un rincaro di 2,45 € a rifornimento.

    Secondo il Codacons, considerando una media di due pieni al mese, chi possiede un’auto diesel spenderà circa 60 euro in più all’anno.

    L’EFFETTO A CATENA SUL TRASPORTO MERCI
    Se per l’automobilista privato l’aumento del diesel è un disagio, per il settore dei trasporti e della logistica si traduce in un significativo aumento dei costi operativi. La stragrande maggioranza dei camion e dei mezzi pesanti in Italia viaggia a gasolio. Questo rincaro, seppur di pochi centesimi al litro, moltiplicato per gli enormi volumi di carburante consumati, avrà un impatto diretto sui costi di trasporto delle merci. Un aumento che, con ogni probabilità, si ripercuoterà a catena sui prezzi al consumo di beni e prodotti.

    LO STATO CI GUADAGNA
    Mentre cittadini e imprese fanno i conti con il portafoglio, le casse dello Stato vedranno un ingresso extra. Secondo la relazione tecnica della Manovra, questo allineamento frutterà alle entrate fiscali 550 milioni di euro solo nel 2026, per un gettito complessivo di 2,6 miliardi di euro entro il 2033. Una cifra che, come suggerito da Unem (Unione Energie per la Mobilità), andrebbe reinvestita per “sostenere la diffusione dei carburanti rinnovabili” e gli investimenti nel settore.

    Il provvedimento deve ora passare al vaglio del Parlamento, che potrà eventualmente modificarlo. Ma la direzione è chiara: l’era del diesel fiscalmente agevolato sta per finire, con ripercussioni che andranno ben oltre il semplice prezzo del pieno.

  • Ausiliari del traffico: chi sono e cosa possono fare

    Ausiliari del traffico: chi sono e cosa possono fare

    Gli ausiliari del traffico sono figure sempre più presenti nelle città italiane, riconoscibili dalle pettorine colorate mentre controllano le auto in sosta. Ma quali sono esattamente i loro poteri? E quando possono effettivamente multare?

    Chi sono gli ausiliari del traffico?

    Non sono vigili urbani, ma neppure semplici addetti comunali. Si tratta di operatori autorizzati dai Comuni con il compito di:
    ✔ Controllare la sosta nelle aree a pagamento (strisce blu)
    ✔ Verificare i ticket scaduti
    ✔ Segnalare auto parcheggiate irregolarmente

    La loro nomina è limitata a zone specifiche e non possono intervenire su tutte le infrazioni stradali.

    Cosa possono multare?

    Gli ausiliari del traffico possono elevare sanzioni per:
    🚗 Sosta senza ticket nelle strisce blu
    🚗 Parcheggio oltre il tempo consentito
    🚗 Veicoli che occupano abusivamente stalli riservati (es. disabili, taxi)
    🚗 Auto che bloccano l’accesso alle aree a pagamento

    Dove agiscono?

    • Aree a pagamento (parcheggi blu)
    • Immediate vicinanze, se un’auto ostruisce l’accesso

    Cosa NON possono fare?

    ❌ Fermare automobilisti in movimento
    ❌ Multare per eccesso di velocità
    ❌ Intervenire su semafori rossi o precedenze
    ❌ Sanare infrazioni al di fuori delle loro zone assegnate

    Altre tipologie di ausiliari

    Alcuni ausiliari sono impiegati da aziende di trasporto pubblico e possono:
    🚌 Multare chi occupa le corsie preferenziali
    🚍 Segnalare veicoli che ostacolano tram e bus

    Altri, dipendenti comunali, possono intervenire su:
    🗑️ Divieti di sosta durante la pulizia strade
    🚧 Auto parcheggiate in zone vietate

    Cosa fare se si ritiene la multa ingiusta?

    Se si riceve una sanzione ritenuta errata o illegittima, è possibile:

    1. Contestare il verbale entro 30 giorni
    2. Presentare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace

    Conclusioni

    Gli ausiliari del traffico sono una risorsa per l’ordine urbano, ma il loro potere è limitato alla sosta. Conoscere i loro compiti aiuta a evitare multe e a capire quando una sanzione è effettivamente valida.

    🚦 Hai mai avuto esperienze con gli ausiliari del traffico? 

  • Contributo PFU: Guida Completa allo Smaltimento degli Pneumatici Fuori Uso

    Contributo PFU: Guida Completa allo Smaltimento degli Pneumatici Fuori Uso

    Cos’è il Contributo PFU?

    Il Contributo PFU (Pneumatici Fuori Uso) è un obbligo di legge introdotto dal Decreto Ministeriale n. 82 dell’11 aprile 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 giugno 2011. Si tratta di un contributo ambientale che viene applicato al momento dell’acquisto di pneumatici nuovi o di veicoli nuovi, destinato a coprire i costi di raccolta, trasporto e smaltimento degli pneumatici una volta diventati rifiuti.

    A cosa serve?

    • Finanzia il ritiro degli pneumatici usati da officine, gommisti e autodemolizioni.
    • Garantisce il riciclo (frantumazione, recupero di gomma, acciaio e fibre tessili).
    • Previene l’abbandono illegale di pneumatici nell’ambiente.

    Quando e Come si Paga il Contributo PFU?

    Esistono due tipologie di contributo PFU, con modalità di applicazione diverse:

    1. Contributo PFU su Veicoli Nuovi (Primo Equipaggiamento)

    • Quando si paga?
      Al momento dell’acquisto di un veicolo nuovo (auto, moto, furgoni) dotato di pneumatici.
    • Chi lo paga?
      Il cliente finale, ma è il venditore (concessionario o costruttore) a doverlo indicare in fattura in una voce separata e poi versarlo all’ACI (Automobile Club Italia).
    • A quanto ammonta?
      Dipende dal tipo di veicolo e dal peso degli pneumatici, ma non dal numero di gomme montate.
      *(Esempio: per un’auto media, circa 3-5 € a pneumatico)*.
    • Eccezioni:
      • Non si applica a veicoli usati o già immatricolati all’estero.
      • Si paga anche su veicoli demo/km zero.
      • Se il veicolo ha pneumatici ricostruiti, il contributo va comunque applicato.
    man changing a car tire

    2. Contributo PFU su Pneumatici di Ricambio (Service)

    • Quando si paga?
      Ogni volta che si acquista un pneumatico nuovo (anche online).
    • Chi lo paga?
      Il cliente finale, ma il gommista/rivenditore deve indicarlo in fattura in modo separato dal prezzo.
    • A quanto ammonta?
      Dipende dal peso dello pneumatico (vedi tabella sotto).
      (Esempio: per un’auto, tra 1,60 € e 7,56 € a gomma).
    • Eccezioni:
      • Non si paga su pneumatici ricostruiti (perché già versato in precedenza).
      • Se acquistati da siti esteri illegali, potrebbero non includerlo (rischio di sanzioni).

    Tabella Contributi PFU 2024 (Pneumatici Ricambio)

    CategoriaPeso (kg)Contributo (€/pneumatico)
    Piccoli (P)0 – 4,9990,58
    5 – 7,9991,60
    8 – 12,9992,31
    13 – 15,9993,22
    16 – 24,9994,13
    25 – 34,9997,56
    Medi (M)35 – 64,99911,00
    65 – 104,99919,77
    105 – 154,99929,33
    Grandi (G)155 – 224,99944,47
    225 – 314,99957,11
    315 – 424,99994,06
    425 – 554,999131,63
    555 – 704,999155,70
    > 705228,08

    Cosa Deve Fare l’Automobilista?

    stack of rubber tires

    ✔ Verificare in fattura la presenza del contributo PFU (deve essere esplicitato).
    ✔ Conservare lo scontrino, perché il gommista può chiederlo al momento dello smontaggio.
    ✔ Non pagare due volte: se il PFU è già stato versato all’acquisto, lo smaltimento è gratuito.

    Il gommista può rifiutarsi di ritirare i PFU?

    • NO, è obbligato a prenderli in carico se il contributo è già stato pagato.
    • Se non ha spazio, l’automobilista può portarli in un’isola ecologica (di solito gratis).

    Perché è Importante Pagare il PFU?

    • Evita l’inquinamento (gomme abbandonate sono altamente inquinanti).
    • Promuove il riciclo (90% dei PFU viene recuperato).
    • Combatte il mercato nero (gomme vendute senza contributo sono illegali).

    Conclusione

    Il Contributo PFU è un sistema virtuoso che garantisce uno smaltimento corretto degli pneumatici usati. Pagandolo all’acquisto, si contribuisce a un circolo virtuoso di riciclo e si evita l’abbandono illegale.

    Hai dubbi sul PFU? Chiedi al tuo gommista o controlla sul sito www.pneumaticifuoriuso.it

  • Pick-Up in Italia: i mezzi da lavoro amati anche per il Tempo Libero

    Pick-Up in Italia: i mezzi da lavoro amati anche per il Tempo Libero

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    Pick-Up in Italia: Cosa Sono, Norme e Perché Piacciono Così Tanto

    pick-up stanno vivendo un vero e proprio boom in Italia, conquistando non solo professionisti e aziende, ma anche chi cerca un veicolo versatile per il tempo libero. Con il loro mix di robustezza, spazio e adattabilità, questi mezzi uniscono utilità e passione per la guida. Ma come funzionano dal punto di vista normativo? Quali sono i vantaggi fiscali e le regole da rispettare?

    Pick-Up: Mezzi da Lavoro con un’Anima da SUV

    I pick-up sono veicoli ibridi tra l’auto e il furgone, caratterizzati da una cabina anteriore e un piano di carico posteriore scoperto. In Italia rientrano nella categoria N1, destinata al trasporto merci, a differenza delle autovetture (categoria M1).

    Caratteristiche Principali:

    • Capacità di carico elevata (spesso oltre 1 tonnellata).
    • Trazione integrale (opzionale o di serie su molti modelli).
    • Design robusto ma sempre più raffinato, con interni simili a quelli di un SUV.

    Norme e Limitazioni per i Pick-Up in Italia

    Proprio perché classificati come mezzi da lavoro, i pick-up sono soggetti a regole diverse rispetto alle normali auto. Ecco cosa c’è da sapere:

    1. Trasporto Passeggeri

    • Possono viaggiare nella cabina solo persone coinvolte nelle operazioni di carico/scarico.
    • Vietato trasportare bambini, anziani o disabili se non legati all’attività lavorativa.
    • Multe fino a 87€ e possibile ritiro della carta di circolazione per 6 mesi in caso di infrazione.

    2. Circolazione e Limitazioni

    • Libero accesso a tutte le strade, comprese quelle urbane, anche nei giorni festivi.
    • Se intestati a un’azienda, l’uso privato nei giorni di chiusura può essere considerato evasione fiscale (controlli GdF).

    Vantaggi Fiscali per Chi Sceglie un Pick-Up

    Uno dei motivi per cui aziende e professionisti amano i pick-up è il trattamento fiscale agevolato:

    ✅ IVA detraibile al 100% (per le aziende).
    ✅ Spese di gestione più deducibili rispetto a un’auto tradizionale.
    ✅ Bollo auto calcolato sulla portata (non sulla potenza), spesso più conveniente.

    Attenzione: alcuni modelli più potenti o lussuosi potrebbero non beneficiare di queste agevolazioni.

    Assicurazione: Più Costosa ma Necessaria

    Le polizze RC per pick-up tendono a essere più care rispetto a quelle delle autovetture. Inoltre:

    • L’uso improprio (es. trasporto familiare non autorizzato) può portare a mancata copertura in caso di sinistro.
    • Meglio dichiarare l’effettivo utilizzo (lavoro o misto) per evitare problemi.

    Perché Piacciono Anche nel Tempo Libero?

    Nonostante le limitazioni, sempre più italiani scelgono i pick-up anche per uso privato grazie a:

    🚜 Versatilità: perfetti per il lavoro, ma anche per gite fuori porta, trasporto moto o attrezzatura sportiva.
    🛣️ Prestazioni fuoristrada: molti modelli hanno trazione integrale e sospensioni robuste, ideali per avventure off-road.
    💺 Comfort migliorato: i nuovi pick-up offrono interni simili a SUV premium, con tecnologie avanzate.

    Conclusione: Un Veicolo Utile, ma da Usare con Attenzione

    I pick-up sono mezzi straordinariamente versatili, apprezzati sia da chi li usa per lavoro che da chi cerca un’auto capace e robusta. Tuttavia, le norme specifiche e le limitazioni ne rendono fondamentale un uso consapevole.

    Se stai valutando l’acquisto, informati bene su:
    ✔ Classificazione del modello (N1 o altre eccezioni).
    ✔ Vantaggi fiscali applicabili.
    ✔ Regole sul trasporto passeggeri.

    Hai un pick-up o stai pensando di comprarne uno? Raccontaci la tua esperienza nei commenti! 

  • Nuova Tassa Europea sui Carburanti dal 2027: Cosa Aspettarsi?

    Nuova Tassa Europea sui Carburanti dal 2027: Cosa Aspettarsi?

    UE verso una nuova tassa su benzina e gasolio: +50 centesimi al litro dal 2027?

    Mentre l’Europa si prepara , teoricamente, a dire addio ai motori termici dal 2035, i carburanti tradizionali potrebbero diventare una “miniera d’oro” per ripianare i bilanci comunitari. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, la Commissione Europea starebbe valutando l’introduzione di una nuova accisa su benzina e gasolio a partire dal 2027, con aumenti fino a 50 centesimi al litro.

    Perché questa tassa?

    L’obiettivo ufficiale è legato al sistema ETS2 (Emission Trading System), che dal 2027 includerà anche i settori trasporti e edilizia, imponendo un costo aggiuntivo sulle emissioni di CO₂. Tuttavia, i 700 miliardi di euro stimati tra il 2027 e il 2035 non saranno destinati alla transizione ecologica, ma serviranno per:
    ✅ Rimborsare i bond del Recovery Fund (30 miliardi l’anno)
    ✅ Finanziare la difesa europea (aumento spese militari)
    ✅ Coprire altri buchi di bilancio


    Cosa cambierà per automobilisti e trasporti?

    Se approvata, la misura avrà un impatto pesante su chi ancora utilizza auto a benzina o diesel:

    • Prezzo alla pompa → Potenziale aumento di €0,50/litro
    • Costo pieno per un pieno (50 litri) → +€25 a rifornimento
    • Effetto a catena → Rincari su logistica e beni di consumo

    Emissioni vs. Finanza: il paradosso ETS2

    L’ETS2 nasce per incentivare la riduzione delle emissioni, ma:
    ✔ In teoria: dovrebbe spingere verso veicoli elettrici e carburanti sostenibili
    ✖ In pratica: i ricavi finanzieranno spese non ambientali, penalizzando soprattutto chi non può passare all’elettrico.

    car refill transportation gas
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    Le reazioni: proteste e rischi speculativi

    Le associazioni di consumatori e gli Stati membri potrebbero opporsi:

    • Rischio speculazioni → I distributori potrebbero anticipare gli aumenti già nel 2026
    • Disagio per famiglie e autotrasportatori → Già alle prese con caro energia
    • Squilibri tra Paesi → Le nazioni con minore potere d’acquisto saranno più colpite

    Alternative possibili

    Alcuni Paesi potrebbero chiedere:

    • Sussidi temporanei per mitigare l’impatto
    • Esenzioni per settori critici (es. trasporto merci)
    • Investimenti più rapidi nelle infrastrutture elettriche

    Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

    • 2025-2026: Discussioni in Parlamento UE e possibili modifiche
    • 2027: Entrata in vigore (se confermata)
    • 2035: Fine motori termici, ma la tassa potrebbe restare per i veicoli esistenti, sempre che non venga posticipata, come probabile

    Cosa ne pensi? È giusto tassare i carburanti per scopi non ambientali, o rischia di essere una mera stangata?

  • Carburanti in salita: guerra e nuove tasse minacciano i prezzi alla pompa

    Carburanti in salita: guerra e nuove tasse minacciano i prezzi alla pompa

    Benzina e gasolio tornano a salire: colpa della crisi in Medio Oriente

    Dopo un breve periodo di calo, i prezzi dei carburanti sono tornati a salire, spinti dalle tensioni tra Israele e Iran e dalle speculazioni sul petrolio. Nell’ultima settimana, benzina e gasolio hanno superato nuovamente le soglie psicologiche di 1,7 e 1,6 euro al litro, con aumenti rispettivamente di 1 centesimo e 1,1 centesimi.

    I numeri del rincaro

    • Benzina: media 1,707 €/l (self) / 1,847 €/l (servito)
    • Gasolio: media 1,606 €/l (self) / 1,746 €/l (servito)
    • GPL e metano in calo: 0,709 €/l (GPL) e 1,439 €/kg (metano)

    L’impennata è legata all’aumento del petrolio (+10%), che ha raggiunto 75 dollari al barile, livello non visto da aprile. Un rialzo dovuto soprattutto ai timori di escalation nel conflitto mediorientale, che rischia di destabilizzare i mercati energetici.

    Guerra e speculazioni: le associazioni dei consumatori chiedono interventi

    Il Codacons ha denunciato l’“inaccettabile aumento immediato” dei prezzi, sottolineando che “la benzina venduta oggi è stata acquistata mesi fa, quando il greggio costava meno”. Anche Assoutenti ha sollecitato il governo a vigilare su possibili speculazioni, soprattutto in vista dell’estate, quando milioni di italiani partiranno in auto, esponendosi a rincari insostenibili.

    La rimodulazione delle accise sul gasolio

    Inoltre, il governo ha recentemente rimodulato le accise sul gasolio, un intervento che ha aumentato i costi del gasolio si 1 centesimo al litro e conseguentemente ridotto della stessa cifra la benzina, cosa che aumenta i costi per chi ha un mezzo a gasolio, già colpito dai blocchi euro5 che impedirà l’ingresso in molte località del nord italia dal prossimo autunno.
    Ma le brutte notizie non finiscono qui dato che l’Europa sta valutando una nuova tassa sui carburanti per finanziare la transizione ecologica. Una prospettiva che, se confermata, potrebbe far schizzare ulteriormente i prezzi.

    car refill transportation gas

    Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

    1. Instabilità petrolifera – Se il conflitto Israele-Iran peggiorerà, il greggio potrebbe superare gli 80 dollari, con effetti diretti sui distributori.
    2. Rischio nuove tasse UE – La Commissione Europea sta studiando un prelievo aggiuntivo su benzina e diesel, che graverebbe ancora sui consumatori.
    3. Possibili interventi governativi – Il governo italiano potrebbe prorogare il taglio delle accise o introdurre sussidi temporanei, ma molto dipenderà dalle decisioni europee.

    Conclusioni: prepararsi a un’estate di rincari?

    Con petrolio in volatilitàaccise in bilico e nuove tasse all’orizzonte, il prezzo dei carburanti potrebbe continuare a salire. Per risparmiare, i consumatori dovranno:

    • Confrontare i distributori (app come PrezziBenzina o  Carburanti Italia aiutano a trovare offerte).
    • Valutare alternative (auto elettriche, GPL, car sharing).
    • Monitorare gli annunci UE per anticipare eventuali nuovi balzelli.
    close up of a person refueling the car at a gas station

    Cosa ne pensi? Credi che il governo dovrebbe bloccare gli aumenti, o è inevitabile pagare di più per la benzina? 

  • Stop ai diesel Euro 5 nel Nord e nel centro Italia: nuove restrizioni dal 2025

    Stop ai diesel Euro 5 nel Nord e nel centro Italia: nuove restrizioni dal 2025

    A partire dal 1° ottobre 2025, scatteranno nuovi divieti di circolazione per le auto diesel Euro 5 in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La misura, che riguarderà i comuni sopra i 30.000 abitanti, sarà attiva dal lunedì al venerdì (8:30-18:30) e resterà in vigore fino al 15 aprile 2026, per poi ripetersi ogni anno a partire da settembre.

    Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle nuove limitazioni, le sanzioni previste e le alternative per i proprietari di veicoli diesel.


    Dove e quando scattano i divieti?

    Zone interessate:

    • Bacino Padano: Comuni >30.000 abitanti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.
    • Roma: Dal 1° novembre 2025, stop nella ZTL Fascia Verde (salvo proroghe).
    • Firenze: Divieto nel centro storico (P.zza Beccaria – P.zza Libertà) lun-ven (8:30-18:30).

    Periodo di attivazione:

    • Dal 1° ottobre 2025 al 15 aprile 2026 (poi rinnovo annuale da settembre).

    Quante auto saranno coinvolte?

    Solo in Piemonte, lo stop riguarderà 250.000 veicoli (l’8% del parco circolante). A livello nazionale, si stima che oltre 2 milioni di auto Euro 5 dovranno adeguarsi.

    Perché proprio i diesel Euro 5?

    • Inquinano più dei modelli Euro 6 (limiti NOx e PM più permissivi).
    • Responsabili del 20% delle emissioni inquinanti nelle città.

    Sanzioni ed eccezioni

    Multe per chi trasgredisce:

    • €168 per la prima infrazione.
    • Sospensione patente (15-30 giorni) in caso di recidiva.

    Possibili deroghe:

    ✅ Sistema Move-In: Scatola nera che conta i km percorsi (massimo 9.000 km/anno nelle zone a traffico limitato).
    ✅ Auto sostitutive: Incentivi per rottamazione e acquisto di elettriche/ibride.


    Cosa possono fare i proprietari di diesel Euro 5?

    1. Valutare la rottamazione (alcune regioni offrono bonus per auto meno inquinanti).
    2. Installare Move-In (se disponibile).
    3. Usare mezzi alternativi (mezzi pubblici, car sharing, bici).
    4. Verificare le esenzioni (es. veicoli commerciali, residenti con particolari deroghe).

    Critiche e proteste

    Mentre le istituzioni giustificano il provvedimento con l’emergenza smog, molti cittadini protestano:

    • «Mancano alternative valide»: Trasporto pubblico spesso insufficiente.
    • «Troppo poco tempo per adeguarsi»: Il passaggio a Euro 6/elettrico ha costi elevati.
    • «Servono più incentivi»: Le agevolazioni attuali non bastano.
  • Nuovi segnali stradali verdi: cosa indicano e come comportarsi

    Nuovi segnali stradali verdi: cosa indicano e come comportarsi

    Stai guidando all’estero e ti imbatti in un cartello di limite di velocità con il bordo verde? Non è un errore, ma un nuovo tipo di segnale che sta comparendo in Francia, Regno Unito e Spagna. A differenza dei classici cartelli rossi, questi non impongono un obbligo, ma suggeriscono la velocità ideale per quel tratto di strada. Scopriamo cosa significa e come comportarsi.


    Segnali verdi vs rossi: qual è la differenza?

    cartelli di limite di velocità tradizionali hanno un bordo rosso e indicano la velocità massima consentita, superare la quale è vietato e sanzionabile. I nuovi segnali verdi, invece:

    • Non sono vincolanti, ma solo raccomandati.
    • Indicano la velocità ottimale per sicurezza e fluidità del traffico.
    • Non comportano multe se ignorati (a meno di superare il limite ufficiale).

    Dove si trovano?

    Questi cartelli compaiono in zone come:
    ✔ Strade pericolose (curve strette, discese ripide).
    ✔ Aree sensibili (vicino a scuole, centri storici).
    ✔ Tratti con traffico intenso per migliorare lo scorrimento.


    E in Italia? Esiste un segnale simile?

    Sì, ma con un colore diverso: da noi la velocità consigliata è segnalata da un cartello quadrato blu con numero bianco (come in autostrada in tratti tortuosi). Anche in questo caso:

    • Non è obbligatorio rispettarlo.
    • Nessuna sanzione se si va più veloci (entro i limiti di legge).

    Perché introdurre i segnali verdi?

    L’obiettivo è migliorare la sicurezza senza inasprire le regole:
    🔹 Guidatori meno stressati: suggerimenti anziché imposizioni.
    🔹 Traffico più fluido: velocità omogenee evitano rallentamenti.
    🔹 Maggiore attenzione in zone critiche (es. attraversamenti pedonali).


    Cosa fare se si incontra un cartello verde?

    ✅ Riduci la velocità se le condizioni lo richiedono (pioggia, traffico).
    ✅ Non preoccuparti delle multe, ma resta entro i limiti ufficiali.
    ✅ Tienilo a mente in strade sconosciute o pericolose.

  • CID Digitale: Cos’è e Come Funziona la Nuova Constatazione Amichevole Online

    CID Digitale: Cos’è e Come Funziona la Nuova Constatazione Amichevole Online

    Il CID (Constatazione Amichevole di Incidente), noto anche come modulo blu, è da anni lo strumento principale per gestire i sinistri stradali in modo rapido e concordato tra le parti. Oggi, però, sta per subire una rivoluzione: entro 12 mesi, le assicurazioni dovranno offrire ai propri clienti la possibilità di compilarlo digitalmente, tramite app o web.

    Ma come funzionerà esattamente? E quali sono i vantaggi e le criticità di questa innovazione? Scopriamolo insieme.


    Cos’è il CID e Come Funziona Oggi?

    Il CID è un modulo prestampato, distribuito dalle compagnie assicurative, che permette di dichiarare un incidente in modo semplice e veloce, evitando lunghe pratiche burocratiche.

    Come si usa oggi?

    ✔ Compilazione manuale (con penna)
    ✔ Firma congiunta dei conducenti coinvolti
    ✔ Invio cartaceo alla propria assicurazione

    Nel 2023, oltre 1,8 milioni di sinistri sono stati gestiti tramite CID, dimostrando quanto sia ancora fondamentale nel mondo assicurativo.


    CID Digitale: Come Cambia la Denuncia di Sinistro

    Con il Regolamento IVASS n. 56/2025, le compagnie avranno un anno di tempo per introdurre la versione digitale del CID. Ecco come funzionerà:

    1. Compilazione Online

    • Tramite app dedicata o webapp
    • Possibilità di inserire foto e video dell’incidente
    • Firma digitale (con SPID o CIE)

    2. Invio Immediato alla Compagnia

    • Niente più moduli da spedire per posta
    • Ricevuta di conferma in tempo reale

    3. Vantaggi Principali

    ✅ Nessun errore di compilazione (campi preimpostati)
    ✅ Processo più veloce (meno attese per il risarcimento)
    ✅ Archiviazione digitale (nessun rischio di smarrimento)


    Le Criticità del CID Digitale

    Nonostante i benefici, l’introduzione del CID digitale solleva alcune preoccupazioni:

    1. Privacy e Sicurezza dei Dati

    • Le associazioni dei consumatori temono furti informatici o utilizzo improprio dei dati.
    • Ogni compagnia potrebbe avere un’app diversa, aumentando la complessità.

    2. Difficoltà per Chi Non è Abituato al Digitale

    • Anziani o chi non ha SPID/CIE potrebbe trovarsi in difficoltà.
    • In caso di scarsa copertura internet, la compilazione diventa complicata.

    3. Validità Legale e Rischi di Errori

    • Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che il CID firmato è vincolante: un errore digitale potrebbe avere conseguenze gravi.

    Carta vs. Digitale: Cosa Scegliere?

    La buona notizia? Il modulo cartaceo non sparirà!

    • Chi preferisce potrà continuare a usare la versione stampata.
    • Il valore legale sarà identico per entrambe le modalità.

    Conclusioni: Una Rivoluzione Necessaria?

    Il CID digitale rappresenta un passo avanti verso la dematerializzazione delle pratiche assicurative, ma non è esente da rischi.

    ✔ PRO: Più veloce, comodo e meno soggetto a errori.
    ✖ CONTRO: Problemi di privacy, accessibilità e possibili complicazioni legali.

    Cosa ne pensate? Siete pronti a dire addio al modulo cartaceo?